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L’equilibrista in camicia. La nuova paternità tra scadenze e ninne nanne

Le voci dei nuovi papà che sfidano i pregiudizi aziendali per rivendicare il diritto alla presenza, trasformando la paternità in una scelta di campo quotidiana

L’equilibrista in camicia. La nuova paternità tra scadenze e ninne nanne
Barbara Salemi|01 marzo 2026|07:00

Chi è il ‘nuovo’ padre? In un contesto sociodemografico che continua a vedere nella denatalità un ago della bilancia e il progresso sociale decostruisce l’immagine stereotipata della madre che accudisce i figli mentre il padre lavora, emerge con forza un nuovo soggetto: l’equilibrista in camicia. È un papà certamente presente, e anche giovane. Riesce a districarsi tra il lavoro e la famiglia con risultati che potremmo definire accettabili quando non impeccabili. Il bilanciamento della coppia – dunque – è dato dalla co-responsabilità genitoriale: in altre parole, mamma e papà sono impegnati nella stessa maniera, gestiscono alla pari la prole e si organizzano insieme per le faccende domestiche. A dirlo sono proprio loro, i nuovi papà che – secondo i dettami della cultura di massa – sono giovani, in carriera e poco inclini alla permanenza tra le pareti domestiche.
«Da qualche anno lavoravo come freelance, guadagnando anche di più, e invece ho scelto di andare verso un lavoro da dipendente che mi consentisse orari più chiari, in un posto dove so esserci una certa flessibilità oraria, soprattutto in riferimento all’ingresso al lavoro – fondamentale se hai bimbi piccoli -. Ho preferito, quindi, – spiega Federico, 41 anni – una certa stabilizzazione, anche se ho dovuto accontentarmi per l’aspetto economico e per la tematica, nel nome della flessibilità». C’è poi la testimonianza di Giorgio, 37 anni: «Due anni fa mi offrirono una promozione che sognavo da quando ero all’università: più responsabilità, un aumento del 30% e, purtroppo, trasferte fisse tre giorni a settimana. Mia figlia aveva sei mesi. Guardai l’agenda e vidi solo quadratini grigi. Ho rifiutato e sei mesi dopo mi sono licenziato per un posto meno ‘prestigioso’ ma vicino a casa». E ancora quella di Luca, 39 anni: «Quando è nato mio figlio, ho chiesto il part-time verticale. In agenzia è calato il gelo: “Ma sei un uomo, perché non lo chiede tua moglie?”. È stato frustrante dover giustificare il desiderio di fare il padre. Ho dovuto accettare di non seguire più i ‘grandi progetti’ dell’agenzia perché richiedono reperibilità h24». Se da un lato ci sono papà che preferiscono ‘sacrificare’ il fatturato, le scelte aziendali e le ambizioni, dall’altro ci sono i papà che non rinunciano al lavoro e il motivo – ca va sans dire – è presto detto: a casa (o nelle immediate vicinanze) ci sono i nonni. «Mia moglie ed io abbiamo un lavoro a tempo pieno che non abbiamo lasciato con la nascita di nostro figlio. Siamo entrambi impegnati in un’attività che ci è costata non pochi sacrifici e siamo perfettamente consapevoli di quanto – i sacrifici che stiamo facendo ancora adesso – saranno un giorno importanti anche per nostro figlio. Certo, non avremmo potuto fare questa scelta se non avessimo intorno a noi i nostri genitori. Ormai, siamo perfettamente organizzati anche sulle emergenze. È una fortuna che non hanno tutti, lo so bene, ed è un valore enorme per la nostra vita. Quando sto con mio figlio? La sera, il weekend. Sì, questo è il rovescio della medaglia. Posso continuare a lavorare ma perdo tempo prezioso». Nel colorato universo dei padri, c’è anche chi ottimizza per non perdere la qualità del rapporto ‘papà-bambino’. «Io non faccio parte del campione. Da quando è nato Andrea il mio impegno lavorativo è raddoppiato, al netto del tempo e dello spazio che richiede la paternità. Sicuramente il flusso lavorativo è stato – per forza di cose – ottimizzato, meno frenetico di un tempo», spiega Giuseppe 39 anni. «Non ho rinunciato a nulla, ho dovuto sacrificare il tempo con mio figlio, le spese sono troppe per pensare di ridimensionare il lavoro», dice Nicola. «Durante la pandemia ho ricalibrato la mia modalità di lavoro che, a distanza di anni, ho conservato: mi gestisco tra call, compiti di quinta elementare e biberon perché ho due figli, di età diverse: il primo ne ha 9, l’altro 2. Le mie giornate sono – come dire – molto divertenti, fino a quando non rientra mia moglie, è lei il vero boss di questa famiglia». Con la testimonianza di Gianluca si conclude il nostro viaggio nella paternità di oggi. Ciò che accomuna i ‘nostri’ padri non è solo il desiderio di esserci, ma la consapevolezza che il tempo è la nuova moneta del benessere.

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