Antonia e Cecilia non potrebbero essere più diverse. La prima è una trentenne che dopo aver pubblicato un libro molto apprezzato, senza una spiegazione, ha smesso di scrivere e ora fa la cameriera in un bar di Milano. L’altra, una diciottenne della Milano bene, una content creator con milioni di follower e una nonna elegante e severa che la segue nella sua inarrestabile ascesa sui social. Antonia e Cecilia svilupperanno una relazione profonda, conflittuale eppure simbiotica, che le cambierà entrambe radicalmente.
Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Irene Graziosi, Il profilo dell’altra diretto da Francesco Bruni e con protagoniste Pilar Fogliati e Ginevra Francesconi attraverso il confronto tra generazioni si interroga sui temi dell’identità e della difficoltà di trovare il proprio posto in una società dominata dall’esposizione continua.
«Mi piaceva l’idea di tornare a raccontare una strana coppia, come avevo già fatto nei miei film precedenti, Scialla! e Tutto quello che vuoi – ha detto Bruni, presentando alla Festa del cinema di Roma il film che arriverà nei cinema a febbraio con Vision – Se questo era un terreno conosciuto per me, dall’altra ho affrontato anche l’ignoto. Non ero mai uscito fuori dal GRA di Roma, né raccontato una storia al femminile».
Fogliati in questo film è tornata a misurarsi con il dramma, come aveva già fatto in Breve storia d’amore di Ludovica Rampoldi. La sua Antonia è una ragazza che ha smesso di scrivere dopo un trauma, una che «non ti vuole conquistare in nessun modo e preferisce tenere lontano le persone». Anche l’attrice, come il suo personaggio, sente che la generazione di trentenni di oggi viva una condizione di incertezza: «Tutto mi viene da pensare tranne che i trentenni di oggi siano risolti. C’è una grande incertezza. Quando hai 30 anni a volte te ne senti meno, per le fragilità e le insicurezze che hai rispetto al futuro. Ritrovarmi a essere una trentenne e il punto di riferimento adulto del film è stato interessante e sorprendente. Antonia e Cecilia hanno in comune la stessa epoca, ma fanno parte di due generazioni completamente differenti e hanno modi di ragionare completamente diversi».
Riguardo al mondo dei social, e all’uso che se ne fa oggi, Fogliati ha detto: «Sono la peggior specie di fruitrice. Posto poco, ma guardo tanto. Condivido cose legate al lavoro, però ci passo del tempo sui social e mi rendo conto di sapere cose che non ho voglia di sapere, di avere informazioni che non ho bisogno di avere. Nel film raccontiamo un mondo di finzione dove c’è un sacco di verità – ha spiegato ancora – C’è quella narrazione secondo la quale è tutto finto quello che vedi, ma in questo film c’è anche l’altra faccia della medaglia. Antonia è la tipica persona che ha un giudizio intellettuale rispetto all’influencer. Io la penso diversamente. Credo che sia un lavoro. C’è sempre un modo diverso di guardare questi mestieri nuovi e io non ho il pregiudizio chiuso di Antonia».
«Io uso i social in modo molto discreto, per lavoro, ma sono molto riservata», ha detto Francesconi, che si è avvicinata al suo personaggio «scoprendo un mondo che conoscevo solo da spettatrice. Cecilia è molto diversa da me. È espansiva, sicura di sé negli eventi pubblici. Io devo ancora entrare in sintonia con i social, che credo abbiano comunque un valore».