Un progetto del Politecnico di Milano ripensa l’insegnamento della matematica attraverso la lingua dei segni. L’idea è stata sviluppata nell’ambito dei Cantieri di sostenibilità dell’ateneo, che promuovono proposte innovative e coinvolgono studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. Nel caso specifico l’iniziativa è indirizzata ai ragazzi sordi delle scuole superiori, che spesso devono faticare il doppio per apprendere una materia con un complesso livello di astrazione attraverso un linguaggio nel quale ad ogni gesto deve corrispondere un significato.
La lingua dei segni
Secondo i dati che riporta l’Associazione Liberi di Sentire, la frequenza degli alunni sordi sul totale degli studenti è compresa fra lo 0,04% e lo 0,06%: in pratica, fra i 4 e i 6 ogni 10 mila, quindi uno ogni 2 mila. La frequenza di coloro che usano la lingua dei segni rispetto al totale è dello 0,004%, quindi ogni 25 mila studenti è presente uno studente “segnante”. In totale sono circa 40 mila le persone sorde che in Italia utilizzano la Lis, e se consideriamo anche le persone udenti che la studiano di arriva a 100 mila (dati dell’Università Ca ’Foscari di Venezia).
“All’interno del mondo della sordità ci sono vari modi per compensare questo problema, e oggi uno dei principali è l’impianto cocleare, che consente di ripristinare la percezione uditiva, che di solito funziona molto bene – spiega Giuseppina Guatteri, docente del Dipartimento di Matematica del Politecnico e ideatrice del progetto – ma ci sono comunque altri tipi di canali come la lingua dei segni. Conoscendo l’ambiente delle persone sorde ho avuto modo di constatare come nell’ambito della didattica esista pochissimo materiale dedicato, soprattutto nell’apprendimento della matematica, e per questo insieme al collega Matteo Gregoratti ho pensato a delle videolezioni per le scuole superiori.”
Come nascono le lezioni accessibili
Il lavoro è stato portato avanti con il contributo dell’Istituto dei sordi di Torino e con il Metid, una struttura del Politecnico che si occupa di metodi e tecnologie innovative per la didattica, e ad oggi sono disponibili le prime sette videolezioni di statistica.
“Abbiamo preso come riferimento i testi delle scuole superiori e siamo partiti dalla statistica perché è qualcosa che conosciamo bene – continua Guatteri – ma ci siamo fatti aiutare nell’uso delle parole per semplificare il più possibile il linguaggio. Ad esempio, abbiamo cercato di evitare quelle parole che hanno anche un significato figurato, che sono sempre più complesse da rendere. Abbiamo poi inserito delle immagini che potessero aiutare nella visualizzazione dei concetti e nella memorizzazione delle formule, pensando che uno studente sordo non può riuscire a guardare contemporaneamente la persona che comunica e la lavagna. Perciò abbiamo previsto delle pause per lasciare il tempo di osservare la formula senza perdere parte della spiegazione. Il nostro materiale è stato infine testato dall’Istituto dei sordi di Torino.”
L’apprendimento che condiziona le scelte di studio
La professoressa Guatteri rileva che all’università nessuno studente sordo sembra scegliere una facoltà scientifica. “Spesso è una conseguenza delle difficoltà incontrate a scuola nell’apprendimento della materia – spiega – soprattutto in istituti come il liceo scientifico dove c’è un livello di astrazione più alto, per cui diventa importante seguire la spiegazione dell’insegnante, ma non perdere il labiale dopo ore di lezione può rivelarsi stressante e frustrante. Dopo aver creato queste videolezioni, lo abbiamo comunicato alle scuole attraverso l’Ufficio orientamento di ateneo, e prima dell’estate abbiamo fatto una presentazione del progetto: diversi istituti hanno aderito alla sperimentazione nelle loro classi.”
Il riscontro è arrivato in breve tempo, e i due docenti hanno già ricevuto nuove richieste di contenuti con argomenti diversi, soprattutto quelli di base come il massimo comune divisore, il minimo comune multiplo, le equazioni e l’algebra dei primi anni delle superiori.
“L’idea è quella di andare avanti con un prodotto facilmente fruibile e gratuito, in base al riscontro e alle necessità degli studenti – prosegue Guatteri – perché non ci si può aspettare che un insegnante di matematica conosca anche la lingua dei segni, o che un assistente alla comunicazione che ha studiato la Lis sia un esperto di matematica e sappia esattamente come tradurre ogni temine e simbolo. Speriamo quindi che le videolezioni facilitino la comprensione, e per questo stiamo cercando dei finanziamenti e abbiamo preparato dei questionari da mandare alle scuole per avere delle valutazioni.”
Come spiega la docente, una persona sorda apprende utilizzando il canale visivo, e quindi non usufruisce della sequenzialità delle informazioni di chi può anche ascoltare. Attiva, dunque, un apprendimento in contemporanea, dove le informazioni arrivano tutte insieme e poi devono essere filtrate e classificate successivamente.
L’apprendimento che condiziona le scelte di studio
“Lavorare a questo progetto ha cambiato il mio modo di insegnare perché mi ha spinta a riflettere in maniera profonda su alcuni concetti – dice Guatteri – e a mettermi nei panni di uno studente che li affronta per la prima volta, magari anche con una disabilità che non deve diventare un limite. Oggi abbiamo tante possibilità in più che ci vengono offerte dalla tecnologia per diffondere un contenuto e abbattere anche i costi, eppure del materiale specifico per l’apprendimento della matematica dedicato agli studenti sordi non era stato ancora creato. Nel nostro percorso ci siamo confrontati anche con i docenti dell’università per persone sorde Gallaudet di Washington, che ci hanno confermato come la definizione dei concetti matematici attraverso la lingua dei segni sia un problema ancora aperto. Risolverlo potrebbe aprire a nuove conoscenze non solo i ragazzi delle scuole, ma anche persone adulte che hanno voglia di imparare e non ne hanno avuto la possibilità solo per mancanza dei giusti strumenti.”