L’avamposto dei sogni proibiti. Storie di presidi coraggio che strappano i giovani alla strada

Da Rebibbia e Tor Bella Monaca a Pianura e allo Sperone, la resistenza quotidiana delle scuole di frontiera: così la dedizione assoluta di quattro dirigenti abbatte il muro dell’abbandono e trasforma la disperazione nel più grande riscatto sociale

L’avamposto dei sogni proibiti. Storie di presidi coraggio che strappano i giovani alla strada

Ilaria, Alessandra, Carmela, Antonella. Quattro storie, quattro luoghi, quattro donne un unico obiettivo: combattere la dispersione scolastica e dare un’alternativa a chi facilmente avrebbe un futuro già disegnato.

collage copia - scuole di frontiera

A Rebibbia il modello Palombini per salvare i ragazzi della periferia di Roma

Chiarusi - scuole di frontiera

Nella periferia nord-est di Roma sorgono alcuni tra i quartieri più ‘fragili’ della Capitale. Un territorio vasto che ingloba al proprio interno fenomeni di criminalità e spaccio. Da cinque anni la dirigente è Ilaria Chiarusi. L’Istituto ‘Giovanni Palombini’ conta undici plessi (compresi tra il Polo Rebibbia e il Polo Pietralata) distribuiti tra Rebibbia e Santa Maria del Soccorso. È lei ad aprirci le porte della scuola per raccontare l’azione che – in sinergia con il Municipio IV e le realtà associative del territorio – porta avanti, insieme ai docenti e ai collaboratori scolastici, per contrastare la dispersione scolastica.

«Il nostro obiettivo è dare ai ragazzi motivi che li avvicinino alla scuola. Entrambi i plessi sono connessi con le problematiche del territorio ma, attraverso le rilevazioni, studiamo soluzioni efficaci e quando queste non risultano vincenti lavoriamo ad altre soluzioni». L’I.C. Palombini si avvale anche del supporto di associazioni sportive e non, e realtà cittadine. E quando gli alunni non vanno a scuola è la scuola ad andare da loro. «Mettiamo in atto un presidio degli spazi occupati dai giovani: gli educatori si recano nei parchi e nei luoghi in cui i giovani si perdono. È molto importante che in questo processo anche i genitori dei ragazzi vengano coinvolti».

La scuola si fa interprete di numerosi progetti, laboratori di arte, di educazione civica, la partecipazione ai Giochi Matematici del Mediterraneo, per citarne alcuni, e il progetto ‘Scuole aperte’, promosso da Roma Capitale e dal Dipartimento Scuola, che estende l’apertura dell’Istituto oltre l’orario tradizionale e amplia l’offerta formativa, promuovendo iniziative artistiche con laboratori, workshop, open day tematici, conferenze e seminari, garantendo spazi di autogestione per lo studio libero e sportelli di ascolto psicologico. Per Chiarusi non ci sono dubbi: «La prevenzione di fenomeni legati alla microcriminalità e alla violenza è data dalla comprensione delle problematiche – spiega -, bisogna capire come mai questi avvengono perché, quasi sempre, i fatti sono il picco di un sintomo di sofferenza».

La scuola accoglie molti studenti stranieri proprio perché abitano in questi quartieri; pertanto, «applicare una percentuale rigida è difficile. Vengono a scuola qui, perché abitano qui». Arrivata al Palombini cinque anni fa, Chiarusi commenta: «Venivo da una scuola del nord, pensavo che sarei andata via subito, invece ho trovato un valore umano che mi ha fermata». Per lei, la soddisfazione più grande è «riuscire a recuperare ragazzi che si sono persi e indirizzarli. Con uno di loro in particolare, molto complesso, abbiamo lavorato tanto e oggi questo ragazzo è esploso, con mia grande gioia».

Povertà educativa e rigenerazione urbana: l’esperienza dell’Istituto ‘Melissa Bassi’ a Tor Bella Monaca

Scamardella - scuole di frontiera

A poco più di dieci chilometri dall’Istituto Palombini sorge un’altra scuola di frontiera, l’Istituto Comprensivo ‘Melissa Bassi’, in via dell’Archeologia a Tor Bella Monaca, una strada che figura tra le piazze di spaccio più grandi del Paese, con un giro d’affari che oscilla tra i 300mila e i 600mila euro al mese e una presenza massiccia di palazzoni popolari, ‘le torri’, troppo spesso nascondigli di armi e droga.

È in questo contesto tutt’altro che facile che si inserisce il lavoro di Alessandra Scamardella che – da otto anni – ha un obiettivo chiaro ‘aprire la scuola al territorio’. «Per costruire una comunità coesa occorre ribaltare una prospettiva tradizionale: la scuola deve aprirsi radicalmente verso l’esterno. È la strategia che abbiamo intrapreso da molti anni e che sta finalmente portando i suoi frutti. Se la scuola vive nell’isolamento, non è possibile costruire nulla: deve essere riconosciuta come il fulcro della comunità scolastica prima, e di quella educante poi». Tra le collaborazioni più significative spicca quella con la Fondazione Paolo Bulgari, che ha promosso diversi interventi, dal progetto delle Aule Giardino e la riqualificazione del giardino centrale, diventati il vero simbolo dell’apertura al territorio, in cui si realizzano anche momenti per la comunità, tra gli altri progetti “Bella”, “Tornasole” e quelli con Actionaid e Fondazione Mondo Digitale.

«Abbiamo valorizzato e aperto al territorio la Biblioteca scolastica, sostenuto la nascita dell’Associazione dei Genitori, per promuovere corresponsabilità e consapevolezza», spiega. Sulla sicurezza: «Troviamo un forte supporto nella presidenza del Municipio VI, nell’Assessorato alla Scuola del Comune di Roma, nel Commissariato di Polizia “Casilino” e negli interventi ministeriali. Promuoviamo segnalazioni per interventi di pulizia e decoro: l’obiettivo è risvegliare quel senso civico che rende ogni cittadino responsabile e protagonista del proprio quartiere», aggiunge la Dirigente. L’istituto partecipa al progetto “Scuole Aperte il Pomeriggio”, che permette di prolungare l’apertura dei plessi fino alle 19:00 con attività varie, dal doposcuola al corso di hip-hop. La scuola ha usufruito dei finanziamenti PNRR – Roma Capitale (Progetto Scuole Aperte PUI), lavorando in sinergia con l’I.C. ‘Acquaroni’ e il Liceo ‘Amaldi’: «Ciò ha permesso iniziative condivise di grande impatto, come le feste finali e la “Notte Bianca” di Scuole Aperte».

Un fiore all’occhiello della scuola ‘Melissa Bassi’ è senz’altro la lotta alla dispersione scolastica: «Lavorare in stretta connessione con il territorio ci permette di intercettare con sensibilità e precisione le situazioni di povertà educativa e di disagio sociale e, grazie al monitoraggio costante, siamo riusciti a ridurre la dispersione quasi del tutto, nonostante – aggiunge Scamardella – esista anche il fenomeno della dispersione scolastica implicita, in cui gli alunni si assentano per diversi giorni senza motivi apparenti. Attraverso un tracciamento tempestivo e continuativo, i casi si sono ridotti notevolmente rispetto al passato». Anche a Tor Bella Monaca, come a Rebibbia, la composizione dell’Istituto affronta una sfida complessa sulla rigidità della presenza di studenti stranieri perché «Accogliamo una percentuale elevata di alunni stranieri arrivati in Italia in tenera età. Il costante arrivo di nuove famiglie che ottengono alloggi popolari in quartiere comporta un continuo flusso di iscrizioni in corso d’anno, rifiutarle non è praticabile né corretto». Infine: «Questa scuola era tra le mie opzioni, conosco a fondo questo municipio e credo fortemente nella scuola statale e pubblica». Aggiunge: «L’immagine più bella che custodisco è vedere la scuola piena durante le giornate corali (come la Giornata dei Mestieri promossa dal Rotary), animata da studenti, famiglie e associazioni. In un contesto complesso come il nostro, otto anni fa un risultato del genere non era affatto scontato».

A Pianura la scuola si fa casa: inclusione, talenti e porte aperte contro il disagio

Russo - scuole di frontiera

Il viaggio da Roma prosegue verso Napoli, a Pianura, in un quartiere di ‘frontiera’, meno chiacchierato dei vicini Scampia e Secondigliano ma con altrettante fragilità economiche e sociali. A guidare l’I.C. ‘Don Giustino Russolillo’, composto anche dai plessi ‘Giancarlo Siani’ e ‘Palma Scamardella’, è Carmela Russo: «Operiamo con un’utenza complessa: molti alunni presentano Bisogni Educativi Speciali (BES) non certificati, provengono da nuclei monogenitoriali o monoreddito, o da famiglie che vivono ai limiti della legalità o con casi di madri in carcere. Il territorio registra vette di vulnerabilità molto marcate».

In questa condizione, la strategia della scuola è chiara e «punta sul lavoro di rete e sulla presenza costante. Lavoriamo in sinergia con Servizi Sociali e il centro di Neuropsichiatria per creare una rete di protezione a ombrello. La scuola resta aperta quasi sempre (pomeriggi, fine settimana e festività), con orario continuato per trattenere i ragazzi e contrastare la dispersione». È ancora Russo a spiegare: «Partecipiamo a bandi e abbiamo ottenuto il finanziamento del Piano Agenda Sud con 28 moduli progettuali. Offriamo attività extra-curriculari (musica, teatro, danza, sport), garantendo l’inclusione e la gratuità per gli alunni con disabilità tramite l’educativa territoriale. Sul piano strutturale e logistico, nel plesso Siani è stato ricostruito un nuovo varco d’ingresso e riqualificato marciapiedi e strade degradate». La modalità di lavoro prevede le prime due settimane di inizio anno dedicate all’accoglienza, alle relazioni e alla cura emotiva, rinviando la didattica frontale. «Oltre a supportare la fragilità, valorizziamo il talento – spiega la Dirigente -, particolarmente importanti sono state le certificazioni linguistiche Trinity, conseguite dai nostri alunni per la prima volta e anche con ottimi risultati, così come i campionati studenteschi». L’obiettivo del Russolillo è tenere i bambini a scuola il più a lungo possibile, rendendo la scuola attraente anche con didattica laboratoriale.

«Abbiamo stretto accordi con palestre del territorio per l’uso dei locali nel fine settimana per corsi gratuiti o convenzionati di pallavolo, tennis e danza e – in assenza di cinema e teatri nel quartiere -, collaboriamo con il Teatro Stabile Medievale per spettacoli serali aperti alle famiglie». Nella scuola di Pianura la legalità, il senso di cittadinanza e la sostenibilità (borracce al posto della plastica) sono integrate nella didattica quotidiana, insieme a regole chiare come il divieto dei cellulari. Tra le collaborazioni, figurano quelle con l’Associazione Nazionale dei Carabinieri per campagne e progetti contro la violenza sulle donne e il femminicidio, seminari con esperti e autorità, tra cui uno sui pericoli dei petardi usati in periferia, spesso anche linguaggio di comunicazioni criminali e causa di gravi infortuni tra gli alunni. Infine: «La mia soddisfazione più grande è vedere la presenza numerosa e motivata dei ragazzi ai progetti che ho scritto, i successi nelle certificazioni e, soprattutto, il loro sorriso nei corridoi. La nostra scuola deve essere una casa, un luogo di appartenenza e la chiave per costruire il loro futuro».

La ‘luce’ dello Sperone: megafoni, comunità e la lezione laica di Don Pino Puglisi

Di Bartolo - scuole di frontiera

Il viaggio finisce allo Sperone di Palermo, una delle piazze di spaccio più redditizie dell’intera Sicilia. A guidare l’Istituto comprensivo ‘Sperone-Pertini’, da 14 anni, c’è Antonella Di Bartolo che, tra ‘polvere e sudore’, combatte la dispersione scolastica ogni giorno e con tutti i mezzi che ha a disposizione.

«Il mio ‘battesimo di fuoco’ è stato vedere il plesso Pertini svuotato di alunni ma anche di altro, le lavagne usate come porte dei bagni. Mi sono talmente scandalizzata che ho avuto uno scoramento ma sono rimasta, ho fatto tabula rasa di quello che c’era e ho iniziato a lavorare», spiega. Lo spostamento dei faldoni, la pulizia del giardino, la sistemazione delle lavagne e l’affissione delle bandiere, è così che Di Bartolo firma il primo vero cambio di passo allo Sperone. Con gli altri docenti, i servizi sociali del Comune di Palermo, la Fondazione Reggio Children, e le Forze dell’ordine, la Preside avvia azioni di contrasto alla dispersione scolastica che da oltre il 27,3% al suo arrivo oggi si attesta intorno 0,01%, ma «quando capisci che dietro un numero ci sono bambini, neanche questa percentuale può andare bene».

Oggi la scuola ha il problema opposto: c’è bisogno di spazi per nuove aule, «metterò a disposizione la presidenza» dice senza esitare. Non è insolito passeggiare allo Sperone e incontrare Di Bartolo sotto le finestre o ai citofoni delle case dei suoi alunni per parlare direttamente con i genitori che «non usano le mail come strumento di comunicazione, perché c’è differenza tra il burocratese e lo ‘stradese’». Non è insolito neppure incontrarla per strada, con in mano un megafono a rivendicare – insieme ai suoi alunni – i diritti degli alunni stessi. Dal mare negato perché «un collettore fognario rotto da quarant’anni impedisce ai bambini di godere del mare che costeggia la scuola» al corteo delle ‘Rosalie ribelli’: «quel giorno, abbiamo sfilato davanti all’asilo chiuso con i bambini uniti in un coro di ‘Io dico no’».

E il mare di Sperone – con i bambini dello Sperone – è arrivato anche alla Biennale di Venezia l’anno scorso: gli alunni hanno realizzato un video, tavole e sono andati in Laguna a vedere il loro lavoro tra l’ammirazione e la commozione di tutti. Quando un furto di rame ha lasciato l’intero quartiere al buio, Di Bartolo ha acceso le luci della scuola, tutte e per tutta la notte: «siamo stati l’unica luce del quartiere, anche a costo di avere una contestazione». Oggi la scuola ha anche un campetto di calcio, realizzato grazie al contributo del cantautore bolognese Cesare Cremonini che – arrivato allo Sperone per inaugurare un murales dedicato alla sua canzone La Ragazza del futuro, che ha il volto di Gaia, alunna della scuola – non è rimasto indifferente e ha chiesto cosa potesse fare.

«Un campo da calcio, ho risposto senza pensarci su e quel campo è stato inaugurato al rientro a scuola – racconta la Preside -, e quando lui ha chiesto di giocare con loro, i bambini non glielo hanno permesso, gli hanno risposto “No no, questa è la partita della vita”. Ho temuto potesse rimanerci male, ma ha capito immediatamente che quei bambini sentivano il campetto già una cosa loro di cui prendersi cura». Tanti sono i momenti importanti per la preside dello Sperone-Pertini, tra questi un aneddoto: «Do il mio numero di telefono ai genitori – fosse per me toglierei anche i cancelli dalla scuola per non creare muri – e una domenica pomeriggio mi arriva un messaggio da una mamma che mi chiede un attestato per certificare le attività scolastiche del figlio perché voleva chiedere al giudice di fissare i colloqui con il papà in carcere il sabato mattina, così da non far perdere scuola. Ho preparato subito il certificato e quando lei è venuta a prenderlo ci siamo abbracciate, quello non era solo un pezzo di carta, era un pezzo di vita». Se ci fosse un destino scritto probabilmente in quello di Di Bartolo ci sarebbe stato lo Sperone: «Prima che don Pino Puglisi venisse ammazzato a Brancaccio avrei dovuto incontrarlo, non ci fu tempo. Questa scuola l’ho scelta con la geolocalizzazione, vicina ai luoghi di quel mandato laico che ho sempre ammirato».

Quattro storie e quattro territori diversi, uniti da un’unica consapevolezza: la dispersione scolastica non si combatte con le sanzioni o i numeri, ma con la presenza, l’ascolto e la fiducia. In periferie dove la strada tende a decidere per tutti, la scuola di Ilaria, Alessandra, Carmela e Antonella continua a fare la sola cosa che può salvare questi ragazzi: offrire loro una scelta.

@ Riproduzione riservata