Donald Trump ha perso la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Dice che non è colpa sua. Dopo il voto di metà mandato, il presidente statunitense ha scritto che se il suo nome fosse stato sulla scheda i repubblicani avrebbero vinto “con una valanga”. Poi, sull’emittente amica Fox News, si è congratulato con gli avversari e ha scaricato la colpa sui candidati del suo partito: “Non lo vedo come un colpo contro di me”.
Il simbolo del ribaltone è Abdul El-Sayed. Medico progressista del Michigan, è il primo musulmano eletto al Senato degli Stati Uniti. Al Congresso ci sono stati, e ci sono, diversi deputati islamici, ma mai un senatore. Trump, che in un comizio lo aveva chiamato “jihadista”, aveva sostenuto il suo avversario, il repubblicano ed ex deputato Mike Rogers. Ogni volta che gli chiedevano dell’esito della corsa, El-Sayed rispondeva “inshallah”, se Dio vuole. Nel discorso della vittoria ha detto: “Stasera possiamo trasformare quell’inshallah in alhamdulillah”, sia lodato Dio. Il cambiamento non è più speranza. El-Sayed accusa Israele di genocidio a Gaza. Secondo lui Aipac, la principale lobby filoisraeliana, ha speso contro di lui circa 36 milioni di euro, a partire dalle primarie. Lui l’ha ringraziata per l’occasione di batterla due volte.
I democratici partivano in minoranza in entrambe le camere: al Senato i repubblicani avevano 53 seggi su 100, e controllavano anche la Camera. Il ribaltone del Congresso accade raramente: è la quinta volta alle elezioni di metà mandato in 80 anni. A guidare il voto di protesta sono stati il carovita e la guerra in Iran. Alla vigilia delle urne il gradimento di Trump era al 32 percento, un punto sopra il minimo storico della sua presidenza toccato a metà ottobre. Il nuovo Congresso si insedia a inizio gennaio, ma Trump ha già spiegato come intende muoversi: “Metto il veto su tutto, e poi i democratici vengono a trattare”. Per superare il veto presidenziale servono i due terzi del Congresso. Che i democratici non hanno. La maggioranza permetterà però di avviare inchieste sull’amministrazione, bloccare nomine e soprattutto condizionare la spesa pubblica. La prima scadenza è l’11 dicembre. Si esaurisce la legge ponte che tiene aperta l’amministrazione federale. Per l’accordo sul bilancio annuale restano poche settimane, e fino a gennaio a trattare è ancora il Congresso uscente, a maggioranza repubblicana. Il rischio è uno stallo nei primi mesi dell’anno. Trump aveva già chiesto di aumentare la spesa militare a circa 1.300 miliardi di euro, il 67 percento in più. I democratici del Senato hanno già bloccato la richiesta.
Sul bilancio si gioca soprattutto la guerra contro l’Iran. Il conflitto iniziato a febbraio non è mai stato autorizzato dal Congresso. Nel 1973 gli Usa si sono dotati di una legge che impone al presidente di interrompere le ostilità entro 60 giorni dalla notifica al Congresso, se non arriva un’autorizzazione. Ci sono poi altri 30 giorni per ritirare le truppe. La guerra dura da più di otto mesi. Il nuovo Congresso, già nelle prime sedute, potrebbe votare una risoluzione vincolante per chiudere il conflitto. La Casa Bianca risponderebbe con il veto. Ma qui interverrebbe la leva più concreta, il taglio dei fondi per la guerra. Trump ha ammesso che l’Iran “è stato una parte” della sconfitta. Il secondo fronte, sia interno al Paese che con gli alleati, è sul sostegno all’Ucraina. I democratici possono riaprire gli aiuti diretti che la Casa Bianca ha sospeso. Il sostegno a Kiev ha voti anche tra i repubblicani. L’invio di aiuti finanziari, secondo Reuters, potrebbe raccogliere i due terzi necessari a superare il veto di Trump.
Il grande interrogativo resta però l’Ice, la polizia federale dell’immigrazione. Secondo il sondaggio di Nbc News all’uscita dai seggi, il 59 percento degli elettori boccia il suo operato e il 57 percento pensa che Trump sulle espulsioni sia andato troppo oltre. All’inizio dell’anno i democratici avevano tenuto senza fondi per 76 giorni il dipartimento della Sicurezza interna, ma i repubblicani hanno finanziato l’Ice con una procedura che aggira l’ostruzionismo al Senato. Quei soldi sono già stanziati. Ai democratici restano le inchieste e le condizioni da porre sui prossimi bilanci. Seth Magaziner, deputato democratico della commissione Sicurezza interna della Camera, chiede che gli agenti rispettino le stesse regole della polizia locale: niente volto coperto, telecamere addosso e numero di matricola visibile.