Il filo invisibile che tiene insieme i nostri ragazzi: la necessità di una rete

Il filo invisibile che tiene insieme i nostri ragazzi: la necessità di una rete

«Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo». Le parole pronunciate da Malala Yousafzai alle Nazioni Unite risuonano come un monito urgente e disatteso. Difendere il diritto all’istruzione, in Pakistan come nelle aree di crisi globale, significa difendere la vita stessa dei minori. Eppure, la realtà ci restituisce cifre drammatiche: oltre 270 milioni di bambini esclusi dalle scuole, un incremento del 50% degli attacchi agli istituti e oltre 10.600 studenti e operatori colpiti, come denuncia Lisa Chung Bender, direttrice esecutiva della GCPEA.

In contesti devastati dai conflitti o dalla violenza delle bande armate, come in Ucraina o ad Haiti, e attraverso la sistematica persecuzione di genere in Afghanistan, la scuola cessa di essere un diritto per diventare un miraggio. Come spiega Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia, di fronte a un’emergenza che sgretola ogni certezza, «poter continuare a studiare significa ritrovare stabilità, sentirsi al sicuro». La scuola salva le vite.

È proprio attorno a queste drammatiche urgenze e alle crepe del nostro presente che abbiamo voluto costruire il primo piano della nostra rivista, interamente dedicato al 20 novembre, la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Un’occasione di bilancio e di profonda riflessione che unisce i confini caldi del pianeta alle piazze e alle case delle nostre città, dove il disagio giovanile si manifesta in forme inedite e allarmanti.

Il filo rosso della vulnerabilità attraversa comunità apparentemente pacifiche. Da un lato troviamo i circa 200.000 hikikomori, giovani che si autoesiliano nelle proprie stanze sopraffatti dall’ansia sociale e dall’overparenting, come racconta Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia ETS. Dall’altro ci sono i “maranza” e le baby gang, fenomeni complessi che, come spiega Gabriel Seroussi nel suo saggio La periferia vi guarda con odio, affondano le radici in povertà economica e marginalità. A tutto ciò si aggiunge la povertà educativa: in Italia oltre 1,1 milioni di minori vivono in povertà assoluta, privati di occasioni e relazioni.

Segnali di speranza e inversione di rotta arrivano da iniziative coraggiose come la nuova Carta dei diritti dell’adolescenza di Roma Capitale. Spostare l’asse dalla punizione alla prevenzione è l’imperativo morale evidenziato da Nella Converti, presidente della Commissione Politiche Sociali e della Salute: «Non possiamo continuare a chiedere agli adolescenti di adattarsi a un mondo che non offre loro abbastanza opportunità».

Tuttavia, la rete dei servizi esistenti – dagli sportelli psicologici ai consultori, dai centri di aggregazione alle linee d’ascolto come Telefono Azzurro – rischia di rimanere frammentata. La sfida decisiva, al di là delle solenni dichiarazioni d’intenti, consiste nel tessere una trama solida e integrata intorno ai nostri ragazzi. Istituzioni, famiglie, scuole e Terzo Settore devono operare in sinergia per intercettare i segnali di sofferenza. Solo cucendo questa rete comunitaria di prossimità potremo restituire ai giovani la dignità, l’ascolto e il futuro che spetta loro di diritto.

Speciale: Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

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Foto: Shutterstock/Aajay sonwani

Tratto dal numero della rivista 50&Più novembre

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