Dall’inizio dell’anno, con una concentrazione nel periodo estivo, 110 mila ettari in Italia sono letteralmente andati in fumo, con un aumento degli incendi del 133% rispetto alla media degli ultimi vent’anni. Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia sono state le regioni più colpite, ma ci sono stati dei roghi che hanno interessato anche il Nord, e in particolare il Piemonte e il Friuli-Venezia Giulia. Nel 95% dei casi, ad innescare il fuoco è stata l’azione, dolosa o colposa, dell’uomo.
Il Wwf ha fatto il punto sugli incendi nel 2026, mettendo a confronto il nostro paese e l’Europa, e provando ad analizzarne cause, conseguenze e misure da intraprendere per prevenire e contrastare questi eventi estremi.
«Ciò che abbiamo riscontrato è che in estate gli incendi hanno cominciato a interessare anche il Nord – spiega Edoardo Nevola, responsabile Foreste di WWF Italia – mentre finora in queste zone si verificavano più frequentemente durante la stagione invernale. Anche a livello europeo c’è stato un cambiamento, e un paese come la Francia, che storicamente non era coinvolto da roghi, quest’anno è stato colpito come Spagna, Grecia, Portogallo e Italia.»
Cause dirette e indirette
Se le cause dirette sono quasi sempre di origine antropica, quelle indirette riguardano i cosiddetti fattori predisponenti, come le temperature sempre più elevate, i prolungati periodi di siccità e le ondate di calore che seccano la vegetazione rendendola maggiormente combustibile.
«Se parliamo dell’innesco, a parte una piccolissima percentuale di incendi causati da fulmini, l’uomo è sempre il responsabile – continua Nevola – per volontà oppure senza una reale intenzione dolosa, perché magari tenta di bruciare residui vegetali e le fiamme sfuggono al controllo per il troppo vento o per la vicinanza ad aree boschive. Certamente l’assenza di precipitazioni per lunghi periodi e altri fenomeni legati al cambiamento climatico facilitano la propagazione e ostacolano lo spegnimento. E non di rado accade che alcune aree continuino a bruciare per giorni, fino all’arrivo delle piogge.»
Le conseguenze di un incendio
Oltre all’impoverimento della sostanza organica contenuta nel suolo e alla perdita inestimabile di biodiversità, anche gli incendi immettono Co2 nell’atmosfera, alimentandosi del cambiamento climatico e contribuendo allo stesso tempo ad alimentarlo. Secondo i dati riportati nel Rapporto 2026 del Wwf, si stima che in una stagione media di incendi nell’Unione Europea vengano rilasciate circa 20 mega tonnellate di anidride carbonica, una quantità pari ad un terzo delle emissioni annuali dell’aviazione internazionale.
Sempre più spesso, poi, sono colpite le zone in cui la vegetazione incontra gli insediamenti urbani, le cosiddette aree urbano-rurali, che presentano costruzioni in prossimità dei boschi, con un rischio diretto per la salute e la sicurezza delle persone, oltre a un danno economico immediato e di lungo periodo.
Prevenire e sensibilizzare
Rendere le aree verdi eterogenee, con la compresenza di specie arboree differenti, può aiutare a prevenire la propagazione rapida degli incendi, e la presenza di alberi di grandi dimensioni rende le zone boschive meno vulnerabili alle fiamme, perché favorisce il mantenimento di un microclima forestale più umido. Si possono anche prevedere i cosiddetti viali tagliafuoco per interrompere la continuità della vegetazione, purché siano correttamente valutati e pianificati.
«L’altro aspetto fondamentale è la sensibilizzazione della società civile – dice Nevola – e come Wwf portiamo avanti diversi progetti in cui cerchiamo di trasmettere delle buone pratiche che possano essere usate sul territorio. Ad esempio, molti incendi avvengono nel tentativo maldestro di bruciare i residui vegetali, si possono fornire suggerimenti e alternative per questo tipo di smaltimento. Ovviamente, oltre alla prevenzione bisogna lavorare anche a livello di legislazione. In Italia abbiamo la legge quadro 353 del 21 novembre 2000, che disciplina la previsione, la prevenzione e la lotta attiva contro gli incendi boschivi. Noi di Wwf, insieme ad altre organizzazioni, abbiamo proposto una revisione di questa legge nel 2021, con alcune misure come quella che vieta il cambio di destinazione d’uso di un suolo prima dei 15 anni, se sia stato interessato da un incendio. Il problema non è la mancanza di leggi, ma la difficoltà di applicazione delle stesse: ad esempio tutti i Comuni d’Italia dovrebbero aggiornare il catasto degli incendi, per favorire i controlli sui terreni e avere una mappatura completa e sempre attuale dei territori in cui si siano verificati dei roghi. Il Portogallo, dopo la morte di centinaia di persone a causa degli incendi, ha scelto di destinare il 60% del budget alla prevenzione e questo ha significato non solo evitare nuovi eventi ma anche risparmiare in termini economici, innescando un circolo virtuoso possibile.»