Il passaggio all’ora solare nel 2026 arriverò, puntuale come ogni anno, l’ultima domenica di ottobre, quando – alle tre di notte tra sabato 24 e domenica 25 – l’Italia rimetterà indietro le lancette di un’ora, con un giorno di anticipo rispetto allo scorso anno.
Una prima curiosità: l’ora compresa tra le 2 e le 3 la viviamo due volte. È l’unico momento dell’anno in cui si torna davvero indietro nel tempo, anche se pochissimi restano svegli per accorgersene.
L’arrivo dell’ora solare 2026 chiude la stagione dell’ora legale, che ci accompagna dal 29 marzo, ma i nostalgici possono dormire sonni tranquilli. Il ritorno è già fissato alla notte tra sabato 27 e domenica 28 marzo 2027, quando le lancette avanzeranno dalle 2 alle 3 e dormiremo un’ora in meno.
Ma mentre l’Europa si prepara ad accogliere l’ora solare 2026, nel resto del mondo gli orologi vanno avanti, restano fermi o cambiano in date diverse. Ecco di seguito cinque curiosità per capire cosa c’è davvero dietro quei sessanta minuti che destabilizeranno milioni di italiani.
Ora solare 2026, chi la sceglie e chi no
Mentre in Italia e in Europa si sposta la lancetta due volte l’anno, la maggior parte dei paesi del pianeta ha detto addio all’ora legale. Quasi tutta l’Asia (Cina, India, Giappone, Indonesia, Thailandia, Singapore), gran parte dell’Africa (solo l’Egitto usa ancora l’ora legale) e molti Stati sudamericani vicino all’Equatore (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay) non fanno più alcun cambio.
Anche Russia e Bielorussia hanno abolito il meccanismo, fissando un orario unico tutto l’anno. In pratica, il cambio dell’ora solare è una consuetudine soprattutto euro atlantica, non una regola globale.
Il weekend in cui il pianeta va in cortocircuito
Esattamente nel fine settimana in cui l’Europa “torna indietro” ripristinando l’ora solare, dall’altra parte del pianeta succede l’esatto contrario. In Australia, negli Stati che adottano l’alternanza stagionale, le lancette sono scattate in avanti per inseguire la luce serale della primavera australe. Negli Stati Uniti e in Canada, invece, il grande appuntamento con il fall back (il ritorno all’ora solare) è fissato per domenica 1° novembre.
Il risultato è un paradosso temporale: nella stessa settimana, ci sono persone che guadagnano un’ora di sonno, altre che la perdono e altre ancora per cui il tempo non cambia affatto.
Quel cambio di un’ora che influenza cuore e sicurezza
Non è solo una questione di sveglia: il passaggio “in avanti” (spring forward) è associato, nelle prime settimane, a un aumento degli infarti acuti (circa +4% secondo la meta analisi) e degli incidenti stradali fatali, soprattutto negli USA. Il passaggio “all’indietro” (fall back), quello di ottobre, appare invece legato a una diminuzione della mortalità per tutte le cause, degli incidenti stradali e degli infortuni sul lavoro, ma con un possibile aumento di reati violenti in alcune realtà.
Uno studio molto ampio della Duke University (quasi 170.000 pazienti, 2025) non ha trovato picchi di infarti attorno ai cambi, ridimensionando alcuni allarmismi, ma conferma che la perdita cronica di sonno legata al disallineamento circadiano resta un fattore di rischio.
Quanto fa risparmiare davvero il cambio dell’ora
Secondo Terna (l’ente che rileva e analizza i dati sui consumi energetici nazionali), nei sette mesi di ora legale 2026 (29 marzo – 25 ottobre) il minor consumo è stato di circa 302 milioni di kWh, pari al consumo medio annuo di circa 115mila famiglie. Su un orizzonte decennale, il risparmio cumulato dall’introduzione del meccanismo è stato quantificato in oltre 2 miliardi di euro di bollette evitate, con circa 100 milioni di euro risparmiati solo nel 2025.
Allo stesso tempo, alcuni studi e posizioni politiche sottolineano che i benefici energetici si sono ridotti con l’efficienza degli elettrodomestici e dell’illuminazione, e che in inverno l’ora legale permanente potrebbe persino aumentare i consumi per riscaldamento e illuminazione serale. In definitiva, come sottolinea ad Adn Kronos, Antonio Disi responsabile Dipartimento Enea per l’Efficienza Energetica, in Italia l’ora legale continua a produrre un risparmio di energia elettrica. Anche se il beneficio si è progressivamente ridotto rispetto al passato.
Ora solare 2026: l’Europa vorrebbe abolirla
Nel 2018 il Parlamento europeo si era espresso a favore dell’abolizione del cambio stagionale, ma la proposta della Commissione è rimasta bloccata: Stati membri e istituzioni non hanno trovato un accordo su quale orario mantenere (ora solare o legale) e la pandemia ha ulteriormente rallentato l’iter. Di fatto, il sistema continua ad applicarsi regolarmente, con la stessa data in tutta l’UE.
Nel 2025 2026 il tema è tornato in aula: il Parlamento ha sollecitato Commissione e Consiglio a spiegare i motivi dello stallo, mentre in Italia una raccolta di firme (circa 352mila) ha portato in Camera una richiesta di indagine conoscitiva per rendere permanente l’ora legale. Riassumendo: con l’ora solare nel 2026 dormiamo un’ora in più e ci prepariamo a pomeriggi più bui. A marzo si ricomincia, decisioni europee permettendo.