Quella della salute dei papi è sempre stata una questione che ha travalicato i confini del Vaticano: non è soltanto la fragilità fisica di un uomo anziano, ma un evento che tocca la guida di oltre un miliardo di cattolici, l’equilibrio della Curia e, in una certa misura, la geopolitica mondiale. Da Giovanni Paolo II a Francesco, il corpo del Pontefice è passato dal segreto dei Palazzi apostolici ai bollettini medici seguiti in diretta da tutto il mondo.
Il papa non è solo un capo spirituale: è anche capo dello Stato della Città del Vaticano e una voce autorevole su guerre, povertà, clima e diritti. Un nuovo papa può cambiare priorità su guerra e pace, ecologia, famiglia, rapporti con Cina, Russia, Stati Uniti e mondo islamico. Per questo la salute dei papi viene letta anche come un indicatore politico.
Ogni segnale di debolezza solleva quindi domande sulla continuità del governo della Chiesa e sul possibile conclave. Inoltre, in un’epoca di immagini e aggiornamenti continui, un papa malato o ricoverato rende visibile l’umanità di una figura normalmente avvolta da rituali e potere, trasformando il bollettino medico in una piccola cronaca mondiale.
La storia clinica dei papi è un intreccio complesso di fragilità, riservatezza e, talvolta, di verità tenute nascoste per anni. Misteri nati da un eccesso di prudenza e riservatezza di una Chiesa meno aperta ai media e alla comunicazione di massa. Un atteggiamento che gli ultimi pontefici hanno messo da parte. Con un’eccezione.
I ‘misteri’ del pontificato di Albino Luciani
La salute dei successori di Pietro ha attraversato il Novecento e l’inizio del nuovo millennio con storie profondamente diverse tra loro. Il pontificato di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, durò appena 33 giorni. Eletto il 26 agosto 1978, morì improvvisamente nella notte tra il 28 e il 29 settembre dello stesso anno, a 65 anni.
La morte fu ricondotta a un infarto miocardico acuto, ma non venne mai eseguita un’autopsia. Una circostanza che alimentò per decenni teorie e speculazioni, fino a quando documenti clinici riemersi in tempi recenti hanno confermato che Luciani morì per un’insufficienza cardiaca acuta, verosimilmente legata a una cardiopatia ischemica.
Dal Parkinson alla tracheotomia, così si spense Wojtyła
Ben diversa fu la fine del papa venuto dall’Est. Il pontificato di Giovanni Paolo II fu segnato negli ultimi anni da un progressivo peggioramento delle condizioni di salute. Il morbo di Parkinson ne limitò gradualmente i movimenti e la capacità di parlare. A questo si aggiunsero problemi respiratori, ricoveri ospedalieri e, nel febbraio 2005, un intervento di tracheotomia dopo episodi di insufficienza respiratoria acuta.
Giovanni Paolo II morì il 2 aprile 2005, all’età di 84 anni. Il certificato ufficiale indicò come cause immediate del decesso uno shock settico e un collasso cardiocircolatorio irreversibile, con un quadro clinico complicato da Parkinson, pregressi episodi di insufficienza respiratoria, ipertrofia prostatica benigna complicata da urosepsi e cardiopatia ipertensiva e ischemica.
Restano nella memoria collettiva le parole con cui si rivolse ai fedeli in piazza San Pietro quattro giorni dopo l’attentato, il 17 maggio 1981, quando – in un messaggio registrato al policlinico Gemelli – disse di aver perdonato il suo attentatore.
I problemi di salute di Benedetto XVI
Joseph Ratzinger, diventato Papa Benedetto XVI nel 2005, rinunciò al pontificato nel febbraio 2013. Negli ultimi anni di vita, trascorsi in Vaticano come Papa emerito, le sue condizioni fisiche si fecero progressivamente più fragili. Nel dicembre 2022, pochi giorni prima della morte, la Sala Stampa della Santa Sede comunicò un peggioramento legato all’età avanzata.
Benedetto XVI morì il 31 dicembre 2022, a 95 anni, nel monastero Mater Ecclesiae. La morte fu attribuita a uno shock cardiogeno, con insufficienza degli organi e successiva insufficienza respiratoria. Ma la storia clinica di Ratzinger riserva un capitolo poco conosciuto della storia della salute degli ultimi papi, rimasto segreto per mesi.
Un pontefice riservato
Nel 2012, sei mesi prima delle dimissioni, il pontefice fu sottoposto a un intervento al cuore. Non volle essere ricoverato al Policlinico Gemelli e scelse una clinica privata, la Pio XI, dove si sottopose alla sostituzione del pacemaker. A raccontarlo all’Adnkronos Salute è Luigi Chiariello, all’epoca direttore del Dipartimento di Cardiochirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, che ricorda ancora l’emozione di quel momento.
“Operai in gran segreto Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger. Il Pontefice non volle essere ricoverato al Policlinico Gemelli e scelse una clinica privata, la Pio XI, dove si sottopose a un intervento al cuore. Avevo già operato ministri, politici e personaggi illustri, ma quella era la mia prima volta con un Papa”, racconta Chiariello. “Ricordo che, per evitare di creare allarmismi, Ratzinger decise di celebrare l’Angelus pochi giorni dopo l’intervento.
Si affacciò alla finestra che dà su piazza San Pietro, come previsto dalla consuetudine, e dietro di lui c’eravamo io e la mia équipe, perché erano trascorsi soltanto pochi giorni dall’operazione”, conclude il chirurgo, descrivendo Ratzinger come “una persona semplice e mite, che ascoltava con attenzione i consigli dei medici e che non ho mai sentito contestare le nostre indicazioni”.
La sofferenza di Papa Francesco
Il predecessore di Leone XIV, Jorge Mario Bergoglio, ha portato con sé una storia clinica caratterizzata soprattutto da problemi respiratori. Da giovane, nel 1957, a 21 anni, subì l’asportazione del lobo superiore del polmone destro a causa di tre cisti. “Quando mi sono ripreso dall’anestesia, il dolore che sentivo era molto intenso”, raccontò lo stesso Francesco in un’intervista rilasciata a Nelson Castro per un libro sulla salute dei papi.
Nel corso degli anni affrontò anche diversi problemi, tra cui difficoltà nella deambulazione, dolori al ginocchio e interventi chirurgici all’addome. Il primo ricovero importante del suo pontificato risale al 4 luglio 2021, quando fu sottoposto al Gemelli a un intervento programmato per una stenosi diverticolare sintomatica del colon. Tornò al Gemelli il 29 marzo 2023 per una bronchite infettiva.
Il 7 giugno dello stesso anno venne nuovamente ricoverato per un intervento alla parete addominale, necessario a trattare un laparocele incarcerato. Quindi fu ospedalizzato per una bronchite con infezione polimicrobica, evoluta in una polmonite bilaterale. Morì il 21 aprile 2025. Il certificato ufficiale indicò come cause del decesso un ictus cerebrale, seguito dal coma e da un collasso cardiocircolatorio irreversibile.
Perché la salute dei papi interessa così tanto?
I bollettini medici sono diventati, nella storia vaticana recente, lo strumento con cui la Santa Sede gestisce il rapporto tra il segreto sulla salute dei papi e il diritto del mondo a sapere. La loro evoluzione racconta un passaggio dalla riservatezza assoluta a una comunicazione clinica quasi quotidiana, pensata anche per contrastare voci e speculazioni. Per secoli la salute dei papi fu un affare strettamente interno, avvolto in silenzio e spesso in ambiguità.
Anche nel Novecento la prudenza sulla salute dei papi restò la regola: nel caso di Giovanni XXIII, il Vaticano informò il mondo del peggioramento delle condizioni solo a pochi giorni dalla morte, avvenuta il 3 giugno 1963. Ma da quel momento ai bollettini dettagliati durante le ospedalizzazioni di Francesco, la Santa Sede ha progressivamente accettato che la salute del Papa sia una questione pubblica.
Questa apertura si è confermata anche con Leone XIV, che ha reso noto pubblicamente un importante problema di salute prima dell’intervento, segnando un ulteriore passo in una direzione di trasparenza rara rispetto ai predecessori. Il bollettino medico è così diventato una piccola istituzione della comunicazione vaticana: il punto in cui medicina, fede, politica e cronaca si incontrano per fare il punto sullo stato di salute del Capo della Chiesa cattolica.