Era glaciale addio: il riscaldamento globale l’ha fermata

Duemila anni fa l’Artico canadese avviò un nuovo ciclo di espansione dei ghiacci, oggi invertito dal riscaldamento globale. Ciò non significa che il cambiamento sia benefico o che abbia “risolto” il rischio glaciale

Era glaciale addio: il riscaldamento globale l’ha fermata
Ghiacciaio nell’isola di Baffin, Canada. Marianna Ianovska per Shutterstock

Duemila anni fa i resti artici di una calotta di ghiaccio un tempo sterminata tornarono ad espandersi, segnando l’inizio di una nuova era glaciale per la Terra. Tuttavia, già negli anni Sessanta, le temperature estive erano salite al punto da far nuovamente contrarre i ghiacci. Il responsabile di questo arresto è il cambiamento climatico di origine umana, che avrebbe interrotto sul nascere un processo di glaciazione già in atto.

Questi i risultati sorprendenti di una ricerca condotta da un gruppo di scienziati canadesi pubblicata su Science che ha analizzato muschi e piante rimasti sepolti e ibernati dal ghiaccio per migliaia di anni. La prova dell’interruzione dello sviluppo della prossim aera glaciale arriva da un lembo di ghiaccio remoto, la calotta di Barnes, sull’isola di Baffin, nel territorio canadese del Nunavut.

Con i suoi circa 6.000 chilometri quadrati, è tutto ciò che resta della calotta laurentide, l’immensa lastra che fino a circa 20.000 anni fa ricopriva gran parte del Canada e degli Stati Uniti settentrionali, con spessori che in alcuni punti superavano i tre chilometri.

Era glaciale e calotta di Barnes: il ghiaccio custode del passato

Bisogna ricordare che tecnicamente viviamo ancora in un’era glaciale, quella del tardo Cenozoico, iniziata circa 34 milioni di anni fa. Al suo interno i periodi glaciali più freddi si alternano a periodi interglaciali più caldi, come quello attuale. L’ultimo periodo glaciale si è concluso circa 11.700 anni fa. Indagare il passato dei ghiacciai rappresenta una sfida complessa, in particolare durante le fasi di transizione tra il massimo arretramento e la successiva ripresa. Di norma, l’avanzata delle masse di ghiaccio agisce come una sorta di cancellino geologico, distruggendo le testimonianze del passato.

La calotta di Barnes rappresenta tuttavia un’eccezione: aderendo saldamente alla roccia madre sottostante, non è soggetta allo scivolamento tipico dei ghiacciai tradizionali. Questa particolare immobilità dinamica fa sì che, anziché spazzare via tutto ciò che incontra sul proprio cammino durante l’espansione, il ghiaccio si limiti a ricoprirlo e sigillarlo. Di conseguenza, al di sotto della coltre glaciale si conserva intatta la flora sviluppatasi nelle epoche di maggiore ritiro, intrappolata e protetta dalla nuova avanzata.

Cosa ha scoperto lo studio sull’era glaciale

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science e guidata dal geochimico Nicolás Young del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia Climate School, ha ricostruito una cronologia rimasta finora inedita. Analizzando le tracce di carbonio 14 nella vegetazione rimasta intrappolata sotto il ghiacciaio e riemersa con il suo ritiro, i ricercatori hanno stabilito che la calotta laurentide ha toccato la sua dimensione minima circa 3.600 anni fa. Poi, circa 2.000 anni fa, ha ricominciato a espandersi.

Per la prima volta gli scienziati sono riusciti a osservare direttamente l’avvio di una nuova glaciazione. “Era appena iniziato, tutto sembrava normale, la prossima glaciazione era quasi alle porte e poi all’improvviso si è fermata”, racconta Young. La crescita della calotta è proseguita fino a raggiungere la sua massima estensione recente intorno al 1960. Poi, l’aumento delle temperature estive ha invertito la rotta: da allora, il ghiacciaio perde più massa in estate di quanta ne guadagni in inverno.

Perché il 1961 è un anno chiave per il clima?

Il punto di svolta ha una data precisa. L’estate del 1961, che è considerata una delle più calde del XX secolo in Canada, con temperature massime giornaliere paragonabili a quelle dell’estate estrema del 2021. Da quel momento, secondo i dati del governo canadese, le estati nel Paese si sono riscaldate in modo sensibile, con un aumento medio nazionale di circa 2,1 gradi Celsius rispetto ai valori di riferimento.

Un riscaldamento che procede a velocità tripla nelle regioni settentrionali.”È un esempio molto impressionante di come abbiamo mandato il sistema fuori equilibrio”, spiega Young. La crescita della calotta di Barnes, iniziata duemila anni fa, si è così trasformata in un ritiro inarrestabile, che continua ancora oggi.

Ci sarà una prossima era glaciale?

La conclusione dei ricercatori è radicale e ridefinisce le tempistiche che la comunità scientifica dava per acquisite. Secondo lo studio, il momento in cui la calotta laurentide ha ricominciato a crescere circa 2.000 anni fa dovrebbe essere considerato l’inizio della prossima era glaciale (o, più correttamente, del prossimo periodo glaciale).

Studi precedenti basati su modelli ritenevano che una nuova glaciazione sarebbe iniziata solo tra migliaia o addirittura decine di migliaia di anni. Young e colleghi, al contrario, sostengono che il processo fosse già partito, e che il riscaldamento di origine antropica lo abbia terminato prima che potesse dispiegarsi completamente.

È fondamentale, però, evitare un fraintendimento. Questa scoperta non significa che il riscaldamento globale sia un bene o che abbia “risolto” il rischio di un’era glaciale. Il raffreddamento verso una glaciazione piena avrebbe richiesto migliaia di anni; il riscaldamento attuale, invece, sta già causando perdite di ghiaccio artico e rischi climatici immediati. Lo studio, piuttosto, usa la glaciazione come prova della portata dell’intervento umano sul sistema Terra: abbiamo alterato un ciclo naturale che era in corso, con conseguenze che si propagheranno per millenni.

Cosa succederà al ghiacciaio laurentide?

Il futuro della calotta di Barnes è segnato. I modelli citati dai ricercatori prevedono che continui a fondere e che possa scomparire completamente entro i prossimi secoli. Quando accadrà, afferma Young, “questi saranno gli ultimissimi resti della calotta laurentidiana, destinati a sparire per sempre”.

La sua scomparsa non sarà solo una perdita locale. La calotta laurentide ha storicamente funzionato da “nucleo” per la crescita dei ghiacci: quando il clima terrestre si raffreddava, era da lì che prendeva avvio quel meccanismo di retroazione che favoriva un’ulteriore espansione glaciale. Se quel nucleo viene meno, anche questo effetto di raffreddamento scompare. Le future glaciazioni, se e quando arriveranno, dovranno fare i conti con un pianeta profondamente diverso da quello che ha conosciuto i cicli del passato.

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