Sessant’anni. Un tempo sufficiente per trasformare una serie televisiva di fantascienza in un fenomeno culturale globale. L’8 settembre 1966, la NBC trasmise per la prima volta Star Trek, e nessuno, forse nemmeno il suo creatore Gene Roddenberry, avrebbe potuto immaginare che quel piccolo esperimento televisivo sarebbe sopravvissuto per sei decenni, espandendosi fino a comprendere 11 serie televisive, 14 film e più di 900 episodi distribuiti in oltre 190 Paesi. Da allora, l’universo di Star Trek non ha smesso di crescere, rinnovandosi continuamente senza mai tradire il proprio spirito.
Il franchise celebra il traguardo con un fitto calendario di eventi che attraversa il pianeta, ma il vero cuore pulsante della ricorrenza è un gesto semplice, quasi minimale: il saluto vulcaniano. Quella mano aperta con le dita divise tra medio e anulare, accompagnata dalle parole “Live long and prosper” (“Lunga vita e prosperità”), è un simbolo di appartenenza, un ponte tra generazioni di appassionati di Star Trek. Un’icona pop che ha valicato i confini della fantascienza per entrare nel linguaggio comune. E quest’anno, per la prima volta nella storia, quel gesto diventerà un fenomeno globale e simultaneo, un tentativo di record che trasformerà l’8 settembre in una giornata indimenticabile per ogni appassionato.
Un gesto che viene da lontano
La storia del saluto vulcaniano è la dimostrazione di come le intuizioni più felici nascano spesso dagli angoli più imprevedibili. Leonard Nimoy, l’attore che ha interpretato Spock aveva custodito per anni un’immagine della sua infanzia. Da bambino, nella sinagoga di Boston dove pregava con la famiglia, aveva assistito alla benedizione sacerdotale, la Birkat Kohanim. I Kohanim alzavano le mani sopra la congregazione con i pollici uniti e le dita divise tra medio e anulare, formando una sorta di doppia “V”. Quel gesto, che rappresenta la lettera ebraica shin era rimasto nella memoria del giovane Leonard.
Sul set di “Amok Time”, l’episodio della seconda stagione della serie andato in onda nel 1967, Nimoy sentì che il saluto tra vulcaniani non poteva essere una banale stretta di mano. Propose al regista Joe Pevney di utilizzare una versione modificata di quel gesto religioso: da due mani a una sola. Pevney accettò all’istante. E così un antico rito ebraico di pace e protezione si trasformò nel saluto di una razza aliena votata alla logica. Pochi giorni dopo la messa in onda, la gente per strada salutava Nimoy con quel gesto e Star Trek regalava al mondo una delle sue icone più durature.
Il saluto vulcaniano globale
Il Sessantesimo sarà celebrato con un tentativo di Guinness dei Primati che unisce simbolicamente tutti i fan in un unico gesto collettivo. L’8 settembre, al Science Museum di Londra, molti di loro si riuniranno per tentare di stabilire il record per il maggior numero di saluti vulcaniani simultanei. A Londra le stazioni della metro di King’s Cross St Pancras e South Kensington saranno trasformate con decorazioni a tema, come tappe di un “fan trail” cittadino. Il Movie Park Germany a Bottrop organizzerà uno Star Trek Day con spettacoli dal vivo, cosplay e ospiti speciali. A Los Angeles, l’Autry Museum ospiterà una proiezione gratuita all’aperto dell’episodio “Trappola umana” e di un nuovo episodio di “Strange New Worlds”. E sulla Walk of Fame, la stella di Gene Roddenberry verrà restaurata e inaugurata.
Un giro nello Spazio
Intanto la quarta stagione di Star Trek: Strange New Worlds sta per giungere al finale di stagione atteso per il 24 settembre 2026. La serie si appresta a chiudere questa annata con la quinta stagione già annunciata come l’ultima. E sempre l’8 settembre debutta su YouTube la seconda stagione di Star Trek: Scouts, la serie animata pensata per i piccoli fan. Nello Spazio l’astronauta dell’ESA Sophie Adenot indosserà il Captain’s Delta badge, visto in “Strange New Worlds”, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. E per i collezionisti, AMC e altri partner stanno lanciando in queste settimane oggetti esclusivi per il sessantesimo poster, gadget ed edizioni speciali che stanno già facendo gola ai fan più sfegatati (un’occasione imperdibile per Sheldon Cooper).
La filosofia vulcaniana
Leonard Nimoy non ha regalato al mondo solo il saluto vulcaniano. Il suo Spock, mezzo vulcaniano e mezzo umano, è stato un contenitore di frasi che hanno attraversato i decenni, diventando citazioni universali. In Star Trek II: L’ira di Khan (1982), durante la scena della morte di Spock, il vulcaniano si rivolge al capitano Kirk e pronuncia una delle frasi più celebri di tutta la saga. Disse esattamente: “I bisogni dei molti superano i bisogni dei pochi o dell’uno”. È la massima espressione della filosofia vulcaniana, che definisce l’intero carattere del personaggio. Poco prima di morire, sempre nello stesso film, Spock aggiunge: “Sono stato e sarò sempre tuo amico”. Una affermazione che rivela quella dimensione umana che Spock cerca costantemente di reprimere, il contraltare emotivo della sua logica. E poi la resurrezione: Spock tornerà in vita in Star Trek III: alla ricerca di Spock (1984), dimostrando che nemmeno la morte, nell’universo di Star Trek, è sempre definitiva.
Una serie profetica
Altre citazioni sono entrate nel lessico comune. “Insufficient facts always invite danger”, fatti insufficienti invitano sempre al pericolo, è la frase che Spock pronuncia nell’episodio della serie originale “Space Seed” (1968), riassumendo l’approccio scientifico del personaggio e la sua diffidenza verso le decisioni affrettate. Tra queste “Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità”. Nimoy adattò un principio di Sherlock Holmes per l’episodio “The Doomsday Machine” (1967) , ma la frase è ormai indissolubilmente legata al suo personaggio. E poi c’è quel “fascinating”, “affascinante”. Una parola che Nimoy pronunciava con un tono inconfondibile, quasi un intercalare logico, ripetuta in moltissimi episodi. Il marchio di fabbrica del personaggio. In un’epoca in cui si discute sempre più di intelligenza artificiale, la frase “I computer sono servitori eccellenti ma non ho alcun desiderio di servire sotto di loro”, suona assolutamente profetica. La dichiarazione di Spock è tratta dall’episodio “The Ultimate Computer” (1968), e dimostra come, in fondo, Star Trek abbia sempre anticipato i tempi.