Fiducia Istituzioni: sì alle divise, bocciati i partiti

I voti più alti vanno ai Vigili del fuoco e alla Forze dell’ordine; la fiducia nei confronti degli altri organismi rimane invece inferiore alla sufficienza, particolarmente bassa nel caso dei partiti politici

Fiducia Istituzioni: sì alle divise, bocciati i partiti
Claudio Divizia per Shutterstock

Gli italiani si fidano delle loro Istituzioni? La risposta è sì, ma non di tutte e non abbastanza. È quanto emerge dal Rapporto Bes 2024 dell’Istat, che fotografa un Paese in cui il rapporto tra cittadini e istituzioni è in lenta ripresa, ma ancora segnato da diffidenza diffusa. Un dato che peraltro non sorprende gli addetti ai lavori, anticipato da un’indagine Ocse, dalla quale risultava già un posizionamento inferiore alla media degli altri 30 Paesi considerati.

Nel 2024 il Parlamento italiano ottiene una media di 4,7 punti su una scala da 0 a 10, il sistema giudiziario 4,9, mentre i partiti politici si fermano a 3,5: tutti valori inferiori alla sufficienza. Solo poco più di due italiani su dieci – il 22,4 % – esprimono fiducia nei partiti, mentre il 40,8 % attribuisce al Parlamento un voto almeno sufficiente.

Il dato non è però statico. Rispetto al 2014, la fiducia nel Parlamento è salita di 1,2 punti e quella nei partiti di 1,1; in un decennio la quota di giudizi sufficienti al Parlamento è raddoppiata, passando dal 21,3 al 40,8 %, e quella relativa ai partiti dal 10,2 al 22,4 %.

Il divario più evidente riguarda le istituzioni percepite come più vicine ai cittadini o meno esposte alla competizione politica. Vigili del fuoco, Forze dell’ordine e Presidente della Repubblica continuano a raccogliere livelli di fiducia più alti e costantemente sufficienti, mentre partiti, Parlamento e governo restano i nodi più delicati del rapporto tra italiani e democrazia. Il Rapporto descrive dunque una fiducia che si ricostruisce a piccoli passi, ma che non ha ancora trovato una base solida: un miglioramento reale, misurabile, che però non basta a colmare la distanza tra cittadini e politica.

I più stimati: i Vigili del fuoco

Tra le istituzioni, i Vigili del Fuoco rappresentano quella più amata in assoluto: nel 2025 registrano un voto medio di 7,4, condiviso nell’aggregato con le Forze dell’Ordine, ma con un picco record di gradimento pari all’88,5% di cittadini che assegnano un voto ampiamente sufficiente, in ulteriore aumento rispetto all’87,9% del 2024. Le Forze dell’Ordine mostrano un recupero nell’ultimo anno: la percentuale di italiani che esprime un giudizio positivo sale al 74,8%, rispetto al 72,9% del 2024. Con incrementi di oltre tre punti percentuali nel Centro e nel Nord-est.

Il sistema giudiziario raggiunge un voto medio di 4,9, in rialzo dal 4,2 del 2014, e i cittadini che gli attribuiscono un punteggio sufficiente sono il 45,9%. Da notare il forte recupero nel Nord Italia, che riduce fino quasi ad azzerare lo storico divario con il Mezzogiorno, con soli 0,7 punti di scarto. Il Parlamento italiano si attesta su un voto medio di 4,6, guadagnando 1,1 punti rispetto al 3,5 del 2014, con una quota di giudizi sufficienti pari al 40,3%.

I partiti politici si confermano invece fanalino di coda della fiducia nelle istituzioni: il voto medio resta ampiamente sotto la sufficienza, a quota 3,4, pur in risalita dal drammatico 2,4 del 2014, e soltanto due italiani su dieci, il 20%, esprimono un giudizio pari o superiore a 6. Questi alcuni dei dati pubblicati nell’ultimo rapporto Bes – sviluppato da Istat e Cnel – che valuta il progresso sociale, civile e ambientale del Paese.

Come cambia la fiducia nelle istituzioni a seconda dell’età

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’andamento della fiducia lungo il ciclo di vita dei cittadini. La fiducia tende a seguire una curva a U: è più alta tra i giovanissimi e gli anziani, mentre registra un netto calo nelle età centrali. Il voto medio verso i partiti politici tocca il suo valore più alto proprio tra i 14 e i 19 anni, con un 4,0 su 10, e verso il Parlamento la quota di giudizi positivi giunge al 42,3%. Per contro, la fiducia verso le Forze dell’Ordine e i Vigili del Fuoco registra il suo minimo relativo nella fascia 20-24 anni, con un voto medio di 6,9.

Gli adulti rappresentano la fascia più scettica dell’intera popolazione. Chi ha tra i 35 e i 64 anni attribuisce ai partiti il voto medio più basso in assoluto, 3,3, mentre nella fascia 25-44 anni solo il 35,0% esprime un giudizio sufficiente sul Parlamento, ben dieci punti in meno rispetto agli anziani.

Gli over 65 esprimono invece i livelli più elevati di stima di sistema: il gradimento per le Forze dell’Ordine e i Vigili del Fuoco raggiunge la media di 7,8, superando di 14 punti percentuali i giovani per le divise e di 7 punti per i pompieri. Il 45,4% degli anziani promuove il Parlamento e il voto medio ai partiti risale a 3,6 tra gli ultra 75enni.

Perchè i partiti meritano la bocciatura

La domanda è d’obbligo: come mai, nonostante un lento miglioramento rispetto al passato, i partiti politici restano così indietro nella fiducia nelle istituzioni? Il voto medio è sì cresciuto dal 2,4 del 2014 all’attuale 3,4, ma resta ampiamente insufficiente. Le ragioni affondano le radici in decenni di disaffezione, scandali, promesse mancate e una percezione di lontananza dalla vita quotidiana delle persone.

I numeri mettono però in luce una dinamica controintuitiva: a parità di età, la fiducia nei partiti è generalmente più alta tra le persone meno istruite. Nella fascia 25-44 anni assegna la sufficienza ai partiti il 24,5% dei meno istruiti, contro il solo 19,9% dei laureati. Questo fenomeno è molto marcato nel Centro, con +11 punti a favore dei meno istruiti, e nel Nord, con +8 punti.

È un’eccezione che dimostra però come il rapporto con la politica non sia solo una questione di informazione o di capacità critica, ma anche di aspettative e di identificazione. Chi ha un livello di istruzione più elevato tende a essere più esigente, a conoscere meglio i meccanismi istituzionali e, forse, a percepirne più acutamente i limiti e le contraddizioni. Per contro, chi ha un titolo di studio più basso potrebbe riporre nei partiti una fiducia più legata a un senso di appartenenza identitaria che prescinde dalla valutazione della performance.

Differenze territoriali e di istruzione

Il livello di istruzione gioca un ruolo chiave nella percezione delle istituzioni e crea quello che si può definire un divario di competenza sociale. A parità di età, chi possiede almeno una laurea esprime maggiore fiducia nel sistema giudiziario, con il 52,3% di sufficienze contro il 43,5% di chi ha al massimo la licenza media, nei Vigili del Fuoco, con il 92,1% contro l’86,7%, e nel Parlamento, con il 42,6% contro il 38,8%.

Il divario è particolarmente accentuato nel Nord e nel Centro tra i 45 e i 64 anni, dove la fiducia nella giustizia tra i laureati supera di 13-14 punti quella dei meno istruiti. I partiti politici rappresentano l’unica eccezione a questa regola, perché i cittadini con minori titoli di studio mostrano livelli di fiducia leggermente più alti rispetto ai laureati.

Sul fronte territoriale, il recupero del sistema giudiziario nel Nord Italia riduce quasi ad azzerare lo storico divario con il Mezzogiorno, mentre le Forze dell’Ordine registrano incrementi di oltre tre punti percentuali nel Centro e nel Nord-est. La fiducia nelle istituzioni, insomma, non è distribuita in modo uniforme né per età né per titolo di studio né per territorio, e questo rende ancora più complesso il quadro destinato al dibattito pubblico.

Dunque, il Rapporto Bes 2025 descrive sì una fiducia nelle istituzioni in ripresa, ma si tratta di una ripresa che resta fragile: gli italiani riconoscono segnali di miglioramento, soprattutto nel Parlamento e nella magistratura, mentre continuano a non riconoscere ai partiti una legittimità piena. Il punto non è più soltanto la sfiducia generalizzata, ma la difficoltà della politica organizzata a riguadagnare credibilità presso i cittadini.

@ Riproduzione riservata