Sigarette: siamo pronti veramente per un futuro senza fumo?

Con “Non oggi”, Philip Morris invita il Paese ad aprire un confronto sul futuro delle sigarette. Intanto anche se in calo il consumo di tabacco resta una delle principali cause evitabili di malattia e morte

Sigarette: siamo pronti veramente per un futuro senza fumo?
Sergio Castellitto nel corto ‘Non oggi’, Adnkronos

Ci sarà un giorno in cui le sigarette saranno solo un ricordo chiuso in una teca di museo, tra un vecchio smartphone e un biglietto del cinema. Non è un’immagine di fantascienza, ma la provocazione lanciata dal cortometraggio “Non oggi” di Sergio Castellitto, presentato alla Festa del Cinema di Roma. La pellicola, targata Philip Morris Italia, racconta i sentimenti di Carlo che, nel giorno del suo settantesimo compleanno, visita con la nipote Lulù il “Museo dei ricordi smarriti”.

Qui oggetti obsoleti come un biglietto del cinema, una vecchia bicicletta, uno smartphone e un computer gli riportano alla mente la giovinezza e l’amore per Luisa, conosciuta fuori da un cineclub. Il momento culminante è la vista di una sigaretta in una teca, indicata come oggetto in disuso dal 2035. Il corto unisce così una storia d’amore intima ed emozionale a una riflessione su un futuro possibile e su una trasformazione che riguarda l’intera società.

Addio sigarette entro il 2035

Il progetto cinematografico si inserisce ed alimenta il dibattito pubblico sul consumo dei prodotti a base di nicotina. L’obiettivo tuttavia non è dei più semplici: fare dell’Italia il primo grande Paese al mondo a superare le sigarette tradizionali entro il 2035. “Scienza e tecnologia oggi sono disponibili; ciò che ancora manca è un ampio movimento sociale e culturale”, spiega in un’intervista Pasquale Frega, presidente e AD di Philip Morris Italia.

“Questo progetto – prosegue – è il contributo che offriamo alla società italiana per interrogarsi su un quesito: eliminare le sigarette dall’Italia è possibile? Scienza e tecnologia oggi sono disponibili; ciò che ancora manca è un ampio movimento sociale e culturale che apra un vero dibattito nel Paese.

Raggiungere questo obiettivo entro il 2035 richiede il contributo di tutti gli attori coinvolti, incluse le istituzioni, la comunità scientifica e la società civile, ciascuno nel proprio ambito di responsabilità. La mia aspirazione è fare dell’Italia il primo grande Paese al mondo ad aver superato le sigarette tradizionali.”, ha dichiarato Pasquale Frega, Presidente e AD di Philip Morris Italia. Nel frattempo, però, i dati raccontano una realtà complessa, fatta di progressi lenti e di novità non del tutto innocue.

Il fumo in Europa

Nell’Unione Europea il consumo di tabacco resta il principale fattore di rischio evitabile per la salute ed è responsabile di circa 700.000 decessi ogni anno. Le stime Ue segnalano inoltre che il 27% di tutti i tumori è attribuibile all’uso di tabacco e che circa il 50% dei fumatori muore prematuramente, con una perdita media di 14 anni di vita.

Il quadro demografico mostra la percentuale più alta di consumatori giornalieri nella fascia 35-49 anni (21,3%), seguita da quella 25-34 anni (19,9%) e da quella 50-64 anni (19,8%); le fasce più giovani e quelle più anziane registrano invece le quote più basse, rispettivamente pari al 12,1% e al 9,1%.

Tra i Paesi dell’Unione, le percentuali più elevate di consumo quotidiano di tabacco e prodotti correlati tra la popolazione di 16 anni e più si osservano in Bulgaria (26,3%), Svezia (23,9%) e Croazia (23,6%), mentre i valori più bassi sono quelli di Paesi Bassi (9,9%), Irlanda (11,7%), Belgio (13,6%) e Lussemburgo (13,8%).

L’Italia si colloca nella media europea, in un contesto in cui la partita contro le sigarette tradizionali e i nuovi prodotti a tabacco riscaldato resta aperta e richiede politiche di salute pubblica, prevenzione e accompagnamento alla cessazione della dipendenza da nicotina.

Gli italiani e la bionda

Secondo i dati ISTAT, nel 2025 il 18,6% della popolazione con più di 11 anni dichiara di fumare; in pratica si parla di circa 10 milioni di persone. Il dato evidenzia una diminuzione rispetto al 2024, quando la quota di fumatori era pari al 19,2%, ma la positiva variazione dell’ultimo anno non è sufficiente a riportare la quota relativa di fumatori al suo minimo storico.

L’analisi degli ultimi anni, infatti, mostra una tendenza alla diminuzione tra il 2015 (19,0%) e il 2019 (17,8%), mentre dal 2020 in poi (18,2%) si è registrata un’inversione di tendenza che ha complessivamente riportato la quota dei fumatori al valore di dieci anni prima.

L’abitudine al fumo continua a essere più diffusa tra gli uomini (22,3%) rispetto alle donne (15,2%); nel corso dell’ultimo decennio, tuttavia, il divario tra i due generi si è sensibilmente ridotto, passando da 9,2 punti percentuali nel 2015 a 7,1 punti nel 2025.

Tale evoluzione è riconducibile a dinamiche differenti: tra gli uomini la quota di fumatori è diminuita di 1,5 punti percentuali tra il 2015 e il 2025, mentre tra le donne si è registrato un lieve incremento pari a 0,6 punti percentuali. In questo quadro, il consumo di sigarette e tabacco resta una questione centrale di salute pubblica, soprattutto alla luce del fatto che la quota di fumatori non scende sotto i livelli minimi storici e che il divario di genere, pur ridotto, non si è ancora chiuso.

Le sigarette a tabacco riscaldato saranno l’alternativa?

La risposta è no, e i dati lo confermano. I prodotti a tabacco riscaldato, entrati in commercio in Italia alla fine del 2014, hanno conquistato rapidamente quote di mercato superiori al 18% già nel 2023. Ma il loro successo non coincide con una riduzione del rischio: la nicotina continua a creare dipendenza e l’esposizione a sostanze come nitrosammine, acetaldeide e formaldeide mantiene preoccupanti profili di cancerogenicità per le vie respiratorie.

Le evidenze scientifiche sull’efficacia di questi dispositivi come strumenti per smettere di fumare restano deboli e scarse. Al contrario, diversi indizi suggeriscono che possano rappresentare per i giovani un primo passo verso il tabagismo vero e proprio, riportando in auge il gesto e la ritualità del fumo. Non a caso, l’uso di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato è quasi raddoppiato in quattro anni, passando dal 3,9% del 2021 al 7,4% del 2025.

@ Riproduzione riservata