Criminalità in Italia e violenza di genere: il nuovo rapporto Bes

L’Italia oggi è un Paese più sicuro di dieci anni fa ma la violenza non arretra: colpisce maggiormente le grandi città e le donne, uccise nel 92% dei casi da una persona conosciuta

Criminalità in Italia e violenza di genere: il nuovo rapporto Bes
StudioLab Images per Shutterstock

Un filo separa la realtà dei numeri dalla percezione che si ha della criminalità in Italia; un filo che sembra tirare in direzioni opposte. Da un lato, le statistiche raccontano di un Paese mediamente più sicuro rispetto al passato, con un calo costante dei reati predatori e degli omicidi. Dall’altro, la sensazione di vulnerabilità continua a serpeggiare tra i cittadini, soprattutto tra quelli che vivono nei grandi centri urbani, dove la paura diventa una compagna quotidiana.

Le grandi città, con le loro solitudini e le loro disuguaglianze, amplificano il senso di insicurezza, mentre i piccoli centri, dove le relazioni sociali sono più dense, riescono a proteggere maggiormente i propri abitanti.

Una paura che riguarda da vicino soprattutto le donne: per loro, però, la minaccia non arriva quasi mai da uno sconosciuto, bensì da chi conoscono, spesso dal partner o da un familiare. Questa la fotografia sulla sicurezza in Italia registrata dalla tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) a cura dell’Istat.

Un Paese diviso tra metropoli e piccoli centri

La geografia della paura, secondo l’Istat, è un dato di fatto, ma la buona notizia è che si assiste ad un lieve miglioramento nella percezione stessa della criminalità. Nel 2025, infatti, la quota di famiglie che afferma di vivere in una zona molto o abbastanza a rischio di criminalità si attesta al 27,0%. Un dato in lieve crescita rispetto al 26,6% del 2024, ma ben lontano dal picco del 41,1% registrato nel 2015.

Tuttavia, questa media nasconde una frattura legata alle dimensioni dell’ambiente urbano.

Se infatti nei comuni fino a 2.000 abitanti solo il 6,6% delle famiglie percepisce un rischio elevato, nelle aree metropolitane questa percentuale vola al 48,4%. Un divario profondo, che mostra un’Italia divisa sul fronte della criminalità. La percezione di diventare vittime di un fenomeno criminale è più elevata nel Centro (31,0%) e nel Nord-ovest (29,6%), mentre le Isole registrano il valore più basso (17,4%).

Il degrado urbano alimenta la paura

A pesare sulla sensazione di maggiore o minore sicurezza non è solo la criminalità reale, ma anche il contesto in cui si vive. La quota di popolazione che si scontra con elementi di degrado sociale e ambientale nella zona in cui abita resta stabile all’8,2%, con un miglioramento rispetto al 9,7% del 2014.

Anche in questo caso, la percezione è più alta nel Centro e nel Nord-ovest (quasi il 10%) e più bassa nelle Isole (5,3%). Il degrado, reale o percepito, alimenta quel senso di insicurezza che rende le strade delle metropoli, di sera, meno rassicuranti di quelle di un borgo di provincia.

Non a caso, nei piccoli comuni la quota di persone che si sentono molto o abbastanza sicure quando camminano al buio da sole è 30 punti percentuali più alta rispetto a quella osservata nei comuni centro delle aree di grande urbanizzazione (73,8% contro 43,9%).

Reati predatori in calo, ma la paura resta

Se la percezione della criminalità è in aumento, i numeri reali dei reati predatori raccontano una storia diversa, quella di un fenomeno in netta flessione nel lungo periodo. Nel 2025, 7,7 famiglie ogni 1.000 sono state vittime di furti in abitazione, un dato quasi dimezzato rispetto al 2014. Il tasso di vittime di borseggi è di 4,7 persone ogni 1.000 abitanti, in miglioramento rispetto al 2014 (6,9). E anche le rapine, con 1,0 vittime ogni 1.000 abitanti, sono in calo rispetto al passato (1,6 nel 2014).

Questi dati, però, si distribuiscono in modo disomogeneo sul territorio, con una maggiore concentrazione di vittime nel Centro-Nord. Il tasso di furti in abitazione è più alto nel Nord-est (10,1 vittime ogni 1.000 famiglie), seguito dal Centro (9,2) e dal Nord-ovest (8,6), mentre nel Sud scende a 5,1 e nelle Isole a 3,3. Il Centro detiene anche il triste primato dei borseggi (9,5 ogni 1.000 abitanti), un fenomeno che nelle Isole si ferma a 0,8.

Anche gli omicidi sono in lieve diminuzione. Nel 2024 il tasso si attesta a 0,56 ogni 100.000 abitanti (328 omicidi), in calo rispetto al 2023 (0,58) e nettamente inferiore al 2014 (0,79). Un dato che, però, nasconde una realtà drammaticamente diversa a seconda del genere della vittima.

La violenza di genere: una criminalità diversa

Se per gli uomini la criminalità è spesso un pericolo che arriva da uno sconosciuto (oltre il 60% degli omicidi maschili è commesso da autori non identificati o estranei), per le donne la minaccia troppo spesso ha un volto familiare. Nel 2024, il 92,2% degli omicidi femminili è stato commesso da una persona conosciuta. Quasi la metà delle donne (47,4%) è stata uccisa dal partner attuale, il 6,0% da un precedente partner, il 31,9% da un familiare. La casa, il luogo che dovrebbe essere il più sicuro, si trasforma per molte donne nel teatro di una violenza inaudita.

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che il Rapporto Bes monitora con attenzione. Nel 2025, la quota di donne di 16-70 anni che hanno subito violenza fisica da parte di un uomo nei cinque anni precedenti l’intervista è pari al 6,0%, mentre il 7,0% ha subito violenza sessuale, incluse le molestie con contatto. La violenza nella coppia, che coinvolge il 3,9% delle donne, è in lieve diminuzione rispetto al 2014, ma la violenza sessuale rimane stabile, a testimonianza di un fenomeno difficile da estirpare.

Questi dati consegnano l’immagine di una criminalità che non è opera di estranei o sconosciuti, ma anche quella, più subdola e devastante, che si consuma tra le mura domestiche. Una criminalità che colpisce le donne in modo specifico e che richiede risposte altrettanto specifiche, non solo sul piano repressivo, ma soprattutto su quello culturale e di prevenzione.

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