Il 23 settembre 2026 Paolo Rossi avrebbe compiuto 70 anni. Nato a Prato il 23 settembre 1956 e scomparso il 9 dicembre 2020 all’ospedale di Siena, a soli 64 anni, per un tumore ai polmoni, Pablito resta una delle figure più iconiche e amate dello sport italiano. Per ricordarlo, la famiglia ha deciso che tutte le iniziative a lui dedicate nel corso del 2027 porteranno il segno dei suoi 70 anni, attraverso un’identità celebrativa che accompagnerà mostre, eventi, progetti della Paolo Rossi Foundation, il Memorial Paolo Rossi e le iniziative che nasceranno in Italia e all’estero.
Il simbolo scelto unirà il numero 70, la maglia azzurra numero 20, il tricolore e una frase che vuole raccontare in poche parole ciò che Paolo rappresenta: “1956-2026. Una storia italiana, una leggenda mondiale”. Per la famiglia il tempo, anziché allontanarne il ricordo, sembra averne reso ancora più evidente la dimensione. Per l’Italia resterà per sempre Pablito, l’uomo che nell’estate del 1982 fece sognare un Paese intero e lo accompagnò fino alla conquista della Coppa del Mondo.
Per il mondo è diventato uno dei simboli universali del calcio italiano, Pallone d’Oro e campione del mondo, protagonista di una storia sportiva capace di attraversare generazioni e confini. Ma Paolo Rossi non è stato soltanto il campione. È stato l’uomo dietro il numero 20, il ragazzo partito da Prato che ha conosciuto le difficoltà, ha saputo rialzarsi e ha raggiunto il punto più alto senza perdere la semplicità.
Le iniziative per il 2027
Il progetto del 70° anniversario avrà anche una dimensione internazionale, con l’idea di coinvolgere 70 ambasciatori di Paolo Rossi nel mondo: personalità dello sport, della cultura e della società che possano custodire e trasmettere alle nuove generazioni i valori che ha rappresentato.
Nel corso del 2027, l’identità celebrativa legata ai 70 anni accompagnerà mostre, eventi e progetti della Paolo Rossi Foundation, che da anni porta avanti iniziative benefiche in suo nome. Tra i progetti della Fondazione figurano le borse di studio internazionali per giovani calciatori, il progetto “Casa Pablito” – postazioni dedicate ai pazienti oncologici all’interno degli ospedali – e il sostegno concreto ai bambini malati oncologici e in situazioni di disagio.
La Fondazione ha inoltre creato il Museo Paolo Rossi, che conserva cimeli storici come il Pallone d’Oro, la Scarpa d’Oro e le magliette dei Mondiali del 1978 e del 1982, e organizza mostre ed eventi per conservare la memoria del campione.
Sul fronte delle mostre, una delle prime tappe del percorso verso il 2027 sarà “Paolo Rossi & The Football Legends – Taranto”, in programma a dicembre 2026, esposizione incentrata sulla figura di Paolo Rossi e su altri grandi protagonisti del calcio, con un’attenzione particolare anche alla storia sportiva locale. Dal 2027, inoltre, a Taranto prenderanno il via summer camp sportivi stagionali destinati a bambini, ragazzi e famiglie, con la partecipazione di campioni ed ex atleti di rilievo nazionale e internazionale, per rafforzare il legame tra sport, memoria e inclusione.
Il Memorial Paolo Rossi, torneo giovanile che ogni anno celebra la sua memoria, continuerà a svolgersi in Toscana e a rappresentare un appuntamento fisso per le nuove generazioni di calciatori. La competizione, che negli anni ha coinvolto formazioni Under 17 femminili e Under 14 maschili, è diventata un vero e proprio gemellaggio tra le città legate alla carriera di Pablito. Anche il Memorial, nel 2027, porterà il segno dei 70 anni, inserendosi a pieno titolo nel calendario delle celebrazioni.
Il ragazzo di Santa Lucia
Paolo Rossi iniziò a giocare a calcio all’età di nove anni con il Santa Lucia, squadra dell’omonima frazione di Prato, messa in piedi dal medico locale, il dottor Paiar; nella stessa squadra militava anche il fratello maggiore, Rossano. Al padre Vittorio, ex ala destra del Prato, è oggi dedicato il campo sportivo del Santa Lucia.
A sedici anni lo chiamò la Juventus: la madre, raccontò Pablito, “non voleva saperne di mandarmi a Torino così giovane, consigliò ai dirigenti della Cattolica di alzare il prezzo in modo spropositato per far saltare l’affare. In realtà quelli della Juve vennero direttamente a casa nostra e in pochi minuti la trattativa era chiusa”.
Dopo l’esordio in Serie A con il Como e l’esplosione nel Vicenza, dove si laureò capocannoniere in Serie B nel 1977 e in Serie A nel 1978, Rossi arrivò al Perugia nel 1979. Ma la sua carriera subì una brusca battuta d’arresto nel 1980 con lo scandalo del Totonero: fu accusato di aver concordato il pareggio dell’incontro Avellino-Perugia, finito 2-2, il 30 dicembre 1979.
La squalifica gli fece perdere l’Europeo del 1980 in Italia. Rientrò il 29 aprile 1982, dopo due anni di stop. “Dopo che mi tolsero soltanto un anno, sono scappato a casa a Prato, e ho visto mio padre disperato e mia madre che piangeva: lì ho realizzato davvero cosa mi era capitato”, raccontò anni dopo.
Spagna 1982: la rinascita e la gloria
Quando Enzo Bearzot lo convocò per i Mondiali di Spagna 1982, Rossi era reduce da due anni di inattività. La stampa italiana lo definì “un fantasma” dopo le prime tre partite dei gironi, finite tutte in pareggio. Il sorteggio della seconda fase a gironi, con Argentina e Brasile, sembrava una condanna scritta per l’Italia.
Il 5 luglio 1982, allo stadio Sarriá di Barcellona, tutto cambiò. L’Italia affrontava il Brasile di Zico, Sócrates e Falcão, considerato invincibile. Prima della partita, Bearzot gli disse: “Fai pressione su Oscar e Luizinho, i due lenti difensori centrali del Brasile. Faranno sicuramente un errore”. Così fu. Rossi segnò una tripletta memorabile – al 5′, al 25′ e al 74′ – che mise a tacere chi lo criticava e regalò all’Italia una vittoria per 3-2.
“Quella rete – disse Pablito riferendosi al primo gol – mi ha salvato, mi ha aperto la testa. Fino a quel momento per me era stato tutto in salita. Un gol ‘da computer’ che mi ha tolto tutto il peso, è stata una liberazione”. Dopo la partita, Rossi cercò subito Bearzot: “Gli dovevo tutto. L’ho abbracciato, solo un abbraccio, non c’era bisogno di parlare. Penso che in quel momento ho sperimentato il massimo livello di felicità”.
In semifinale, una doppietta contro la Polonia (2-0) portò l’Italia in finale. L’11 luglio 1982, al Santiago Bernabéu di Madrid, Rossi segnò il primo gol nella finale vinta 3-1 contro la Germania Ovest. “Dopo 35 anni sono ancora al Bernabéu perché certe emozioni non finiscono”, disse nel 2017. Con 6 gol in tre partite, Rossi vinse la Scarpa d’Oro del torneo e, nello stesso anno, il Pallone d’Oro, diventando il primo giocatore in assoluto – eguagliato solo da Ronaldo nel 2002 – a vincere nello stesso anno Mondiale, titolo di capocannoniere e Pallone d’Oro.