Marocco, la vittoria di Fatima Zahra El Mansouri

Il re Mohammed VI l’ha incaricata di formare il governo dopo la vittoria del PAM alle elezioni. Avvocata cinquantenne, ex sindaca di Marrakech, ha davanti a sè una sfida storica

Marocco, la vittoria di Fatima Zahra El Mansouri
Marocco, Marrakech, ritratto di Mohammed VI e della famiglia reale in piazza Jemaa el Fna – DELBO ANDREA\Shutterstock

Fatima Zahra El Mansouri è la prima donna premier nella storia del Marocco. Il sovrano le ha conferito l’incarico a distanza di pochi giorni dalle elezioni parlamentari del 23 settembre. Il suo partito, il centrista PAM (Partito Autenticità e Modernità), ha ottenuto 97 seggi su 395 alla Camera dei Rappresentanti.

L’affluenza è stata del 38%, la più bassa da quasi vent’anni. Ha pesato soprattutto la scelta dei giovani marocchini che, disillusi dalle ultime politiche nazionali, hanno scelto di non votare.

Nata a Marrakech nel 1976, El Mansouri viene da una famiglia con radici nella regione di Rhamna. Il padre Abderrahmane è stato alto funzionario locale a Marrakech e ambasciatore del Marocco negli Emirati Arabi Uniti.

I detrattori la chiamano “la figlia del pasha”, considerandola parte di un’aristocrazia intellettuale lontana dai cittadini. Ad oggi è la seconda donna alla guida di un paese arabo.

Chi è Fatima Zahra El Mansouri

La cinquantenne premier del Marocco si è laureata in giurisprudenza a Rabat, per poi specializzarsi in diritto commerciale e immobiliare tra Francia e Stati Uniti. Nel 2009, a 33 anni, è diventata la prima donna sindaca di Marrakech. Ha ricoperto il ruolo anche dal 2021. Dal 2021 al 2026 è stata ministra della Pianificazione territoriale, dell’Urbanistica, dell’Abitazione e della Politica della città nel governo di Aziz Akhannouch.

Ha iniziato la carriera politica nel 2008 tra i fondatori del PAM, il partito creato da Fouad Ali El Himma, consigliere del re. Nel 2024 è diventata coordinatrice della direzione collegiale del partito. Nel luglio 2025 è stata accusata di conflitto di interessi per una compravendita di terreni di famiglia. Lei si è difesa chiamandole diffamazioni.

Dopo la nomina ha parlato di “momento storico” e di “orgoglio per tutte le donne del Marocco”. E ha promesso un governo “all’altezza delle aspettative del re e dei cittadini marocchini”.

L’altra premier araba, Sarra Zaafrani Zenzri

L’arrivo di Fatima Zahra El Mansouri a Palazzo reale sposta un altro tassello nel mosaico delle donne al potere nel mondo arabo.

La prima è stata Najla Bouden, nominata in Tunisia il 29 settembre 2021 dal presidente Kais Saied. Geologa e professoressa universitaria, 63 anni all’epoca della nomina, Bouden era una figura poco conosciuta: docente alla Scuola Nazionale di Ingegneria di Tunisi, con un dottorato in ingegneria geologica a Parigi.

La sua nomina arrivò due mesi dopo che Saied aveva destituito il governo, sospeso il parlamento e assunto pieni poteri. Bouden fu scelta proprio per la sua estraneità alla politica: non aveva esperienza in ruoli sensibili né ambizioni rivali. Un incarico “storico” a metà, visto che a capo del governo era Saied stesso.

Da marzo 2025 la Tunisia ha di nuovo una donna al vertice dell’esecutivo, Sarra Zaafrani Zenzri. Ma è Bouden ad aver aperto la strada, cinque anni esatti prima di El Mansouri. Entrambe nominate il 29 settembre: 2021 per la Tunisia, 2026 per il Marocco

Il Marocco oggi: PIL a +4,9%

Nel paese l’economia è in crescita. Il PIL ha registrato un +4,9% nel 2025, con l’inflazione contenuta allo 0,8% e il deficit di bilancio sceso al 3,5% del PIL. Moody’s ha rivisto l’outlook del paese da “stabile” a “positivo”. Gli investimenti diretti esteri hanno toccato 56 miliardi di dirham, un record.

Il settore automobilistico è diventato il primo esportatore, con una capacità produttiva vicina al milione di veicoli l’anno.

Il Marocco resta la destinazione più visitata dell’Africa. Co-ospiterà i Mondiali di calcio del 2030 con Spagna e Portogallo, un evento che il governo considera un acceleratore di trasformazione infrastrutturale.

Un paese che corre a metà

Ma la crescita non basta. Il 12,7% dei marocchini vive in povertà relativa. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 37,2% nel 2025, accelerando l’emigrazione. I fatti di Ceuta hanno riportato in superficie il malessere di tanti giovani marocchini, schiacciati dalla disoccupazione, dalla povertà e dall’assenza di prospettive. E negli ultimi tempi le proteste della GenZ per la sanità e l’istruzione hanno scosso il paese.

Il punto è che il sistema elettorale rende difficile per un singolo partito ottenere la maggioranza assoluta: El Mansouri dovrà quindi costruire una coalizione. Ma con chi?
Il PAM ha escluso il partito islamista PJD (che ha rifiutato qualsiasi alleanza) e ha rapporti tesi con l’RNI, alla guida del governo uscente.

Con El Mansouri il Marocco proietta un’immagine di modernizzazione che tanto piace all’estero. Ma il divario tra le donne ai vertici e la condizione delle donne comuni resta profondo. El Mansouri ha raramente parlato di diritti delle donne o disuguaglianza di genere in quasi vent’anni di carriera. La sua nomina ha fatto la storia. Il resto si vedrà nei prossimi mesi.

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