Icare 2026, De Robertis (Siaarti): “Con perioperatoria meno complicanze”

Icare 2026, De Robertis (Siaarti): “Con perioperatoria meno complicanze”

(Adnkronos) – “La medicina perioperatoria svolge un ruolo fondamentale nella riduzione delle complicanze e nella costruzione di percorsi assistenziali coerenti con la patologia e le esigenze del singolo paziente. Nel corso del congresso analizziamo diversi percorsi clinici e strategie di gestione del paziente. Tra questi, affrontiamo anche il ‘patient blood management’, un approccio finalizzato a ottimizzare la gestione del sangue del paziente e a ridurre, quando possibile, la necessità di trasfusioni e le complicanze correlate. Vengono inoltre approfonditi altri percorsi dedicati ai pazienti fragili, con l’obiettivo di analizzare in modo concreto le strategie di prevenzione e trattamento delle complicanze. L’intento è offrire ai partecipanti strumenti e conoscenze applicabili nella pratica clinica quotidiana, affinché possano portare con sé strategie efficaci per migliorare la sicurezza e la qualità dell’assistenza”. Lo ha detto Edoardo De Robertis, responsabile della sezione culturale di Anestesia e medicina perioperatoria Siaarti, oggi a Milano, all’Icare 2026, 80° congresso nazionale della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, in programma fino al 24 ottobre. “Si sta lavorando molto, per esempio, sulla preparazione del paziente attraverso la ‘prehabilitation’, ovvero un percorso di preparazione all’intervento che mira a migliorare le condizioni fisiche e biologiche prima dell’operazione – illustra De Robertis – Esistono già diversi studi che ne dimostrano l’utilità, quando i tempi e le condizioni cliniche lo consentono. Questo approccio può essere importante anche per i pazienti oncologici che, in determinate situazioni, possono beneficiare di un percorso di preparazione e riabilitazione per affrontare meglio l’intervento”.

Nel corso della chirurgia, “la tecnologia ci offre strumenti sempre più avanzati – evidenzia l’esperto – Disponiamo di monitoraggi più precisi, che forniscono informazioni sulla tolleranza del paziente all’anestesia e aiutano a ridurre il rischio di possibili effetti avversi a medio termine. Anche il monitoraggio emodinamico è diventato più accurato e consente di valutare continuamente le condizioni del paziente, adattando il trattamento alle sue necessità. Inoltre, abbiamo a disposizione farmaci con profili d’azione sempre più mirati, che permettono di personalizzare l’anestesia e di ridurne, per quanto possibile, l’impatto sui vari organi. L’obiettivo è costruire una strategia anestesiologica adeguata alle caratteristiche del singolo individuo. Le complicanze postoperatorie continuano a esistere e rappresentano ancora una criticità in diversi percorsi assistenziali. Tuttavia, una corretta gestione preoperatoria e intraoperatoria, accompagnata da un’attenta sorveglianza nel postoperatorio, può contribuire a ridurne l’incidenza”.

I progressi tecnologici “sono significativi, ma c’è ancora molto da fare – sottolinea De Robertis – Una componente fondamentale consiste nell’organizzare percorsi assistenziali coerenti e personalizzati, basati sulla collaborazione tra diverse professionalità. Come anestesisti-rianimatori, siamo medici della medicina perioperatoria e dobbiamo lavorare a stretto contatto con i colleghi chirurghi e con gli altri professionisti coinvolti nel percorso del paziente, dalla radiologia alla nutrizione clinica. Il nostro ruolo è particolarmente evidente nelle terapie intensive, dove la gestione del paziente critico richiede competenze specifiche. Ma è altrettanto importante – conclude – la collaborazione nei reparti chirurgici, dove lavoriamo insieme ai colleghi per seguire il paziente nel periodo postoperatorio e favorirne il recupero”.  — cronaca webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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