Il ritorno in libreria del diario di Guido Morselli rappresenta un passaggio fondamentale per illuminare l’officina intellettuale e la parabola umana di uno degli autori più singolari, inafferrabili, che vide rifiutati i suoi libri in vita, con l’avallo di editor come Calvino e Sereni. Redatte lungo un arco temporale vastissimo, che va dagli anni Trenta fino al tragico epilogo, il suicidio del 1973, le pagine di diario, curate e annotate da Valentina Fortichiari, non costituiscono soltanto una preziosa cronaca intima o un quaderno di memorie, ma si configurano come la vera e propria spina dorsale di tutta la sua architettura narrativa e speculativa. In queste annotazioni vive e vibranti si avverte il respiro costante di un’intelligenza lucidissima e solitaria, perennemente in tensione critica con l’establishment culturale del proprio tempo. Attraverso riflessioni filosofiche, spunti di costume, intuizioni estetiche e amarezze esistenziali, Morselli consegna un autoritratto senza sconti, segnato da quel rigore morale e da quel disincanto che avrebbero poi nutrito i suoi capolavori postumi. Vi si legge l’ampiezza di una cultura cosmopolita e la precoce capacità di decifrare le nevrosi della modernità con una preveggenza sconcertante. Leggere oggi questo laboratorio permanente non significa soltanto riscoprire il retroscena di romanzi come Roma senza papa o Dissipatio H.G., ma accostarsi alla viva voce di un uomo che ha fatto della scrittura il territorio di resistenza e dignità. A Valentina Fortichiari, che ha curato con passione e competenza Mi sono conosciuto nel sogno. Diario, abbiamo rivolto alcune domande sul significato dell’opera e sulla figura del suo autore.
Il Diario copre un arco temporale vastissimo, dagli anni Trenta al tragico 1973. Nel riordinare questo materiale imponente, quale filo rosso strutturale o concettuale emerge con maggiore evidenza tra le intuizioni giovanili e la maturità espressiva di Morselli?
La nuova edizione del Diario esce a distanza di 38 anni dalla precedente. Nei brani nuovi ho arricchito soprattutto le riflessioni legate al linguaggio, allo stile compositivo; le analisi critiche sullo stato della letteratura contemporanea, il dibattito sulla cosiddetta ‘morte del romanzo’: nel tempo si vede maturare il percorso di costruzione di una propria coscienza di scrittore, e la difesa del genere romanzo, in quanto “federazione di generi”. Tali annotazioni costituiscono una sorta di ‘filo rosso’ nella mente di un osservatore attento anche alla società, alla politica, al costume, alla musica, alle esplorazioni dello spazio, al tema del sogno in senso psicanalitico, all’identità sessuale.
Quanto la rilettura dei Diari modifica o arricchisce la comprensione dei romanzi più celebri, come Roma senza papa o Dissipatio H.G.? Possiamo considerarli il vero motore generativo della sua produzione narrativa?
I quaderni privati sono regesto prezioso di letture, fonte di ispirazione per l’opera saggistica e narrativa. Spesso sulle pagine diaristiche prende avvio la stesura di alcuni progetti narrativi (come il romanzo Uomini e amori, il lungo racconto Incontro col comunista). Il viaggio di Morselli nella propria mente, la direzione dei suoi interessi si rivelano come una sorta di guida alla lettura dell’intera produzione letteraria.
Dalle annotazioni traspare un’intelligenza solitaria, spesso in aperta e dolorosa tensione con il mondo culturale dell’epoca. Come si riflette nei diari la consapevolezza del proprio isolamento e il giudizio sull’editoria e la critica del suo tempo?
Morselli per scelta era un outsider isolato, solitario nella natura, dedito a lettura/scrittura. Al contempo cercava di comunicare con il mondo attraverso lettere, inviti di ospitalità. Affamato di rapporti umani, costruiva una rete di corrispondenze con editori, teologi, etologi, esponenti politici, artisti, scrittori, dove talvolta dava libero corso al suo carattere di polemista. Non era solo del tutto, però, viveva tra i personaggi creati dalla propria immaginazione, protagonisti di infiniti mondi possibili.
Morselli dimostra una capacità quasi profetica nel decifrare le derive della modernità. Quali sono i temi speculativi o sociologici presenti nei diari che parlano con maggiore forza e attualità al lettore di oggi?
Tra i temi speculativi e sociologici potrei citare, per esempio, l’avversione alla psicanalisi, alla tecnologia e al consumismo; la refrattarietà a un viaggiare superficiale, al turismo massificato. Morselli avrebbe vissuto in un mondo incontaminato, immerso nella natura che medica ogni affanno, singolare interprete di una resistenza esistenziale a oltranza, moderno Thoreau, che amava cavalcare nei boschi.
Morselli ha fatto della scrittura il territorio della propria dignità. In che modo la forma-diario è diventata per lui l’ultimo baluardo etico ed esistenziale prima dell’epilogo del 1973?
Consapevole della propria identità di “Scrittore con la S maiuscola”, Morselli lottava alla ricerca di un pubblico che potesse certificarla. Il Diario – alieno da confessioni intime o intimistiche – è diario di uno scrittore che sa di valere, diario consapevolmente destinato alla posterità. Diario di un pensatore acuto e sensibile, inquieto cercatore di dialogo, miniera di idee di uno dei più originali e interessanti grandi autori del Novecento non solo italiano.