Problemi di sonno per gli over 50: c’entra anche il lavoro
Il 92% dei lavoratori oltre i 50 anni dorme male o non dorme affatto e la colpa non è tutta dell’età
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Anche se la medicina sconfiggesse tutte le malattie legate all’età l’uomo vivrebbe in media 156 anni
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L’impegno della nostra società per rendere migliore la qualità della vita delle persone anziane si concretizza in varie situazioni. Oggi vi è un’enfasi particolare attorno agli interventi per costruire una “società della longevità” (spesso usando, non si sa per quale motivo, il termine longevity!). Si tratta per la maggior parte di interventi rivolti al singolo, alla possibilità di migliorare la personale condizione di salute somatica e psichica. Non sappiamo a quali risultati porteranno questi interventi, che rischiano di dare risalto solo a quello che il singolo può fare per sé. Una prospettiva che nella società delle solitudini produrrà uno stile di vita autocentrico, inducendo nel tempo dolore e perdita della voglia di vivere. Forse avremo qualche muscolo più vigoroso, ma saremo sempre più coinvolti, senza speranza, nelle crisi della vita! Gli studi più recenti stanno modificando molto dell’atteggiamento diffuso verso la costruzione del nostro futuro; è sempre più chiaro che, nel determinare come saremo domani, la componente genetica ha meno spazio di quanto non si ritenesse fino ad ora. Invece, assume un ruolo determinante l’insieme delle condizioni che accompagnano il tempo della nostra vita: le relazioni, l’ambiente fisico ed umano, gli eventi che ci colpiscono positivamente o negativamente. L’insieme di queste dinamiche è classificato dalla letteratura scientifica come “esposoma”, un neologismo che definisce le varie situazioni alle quali la singola persona è esposta nel corso della vita e che giocano un ruolo nell’evoluzione dell’esistenza del singolo. Il futuro quindi è modellato dalle “esposizioni” ad eventi positivi e negativi, e dall’esigenza di controllare le dinamiche alle quali ciascuno di noi viene esposto. La prospettiva di una longevità costruita da soli dimentica quanto la letteratura scientifica dimostra con sempre maggiore frequenza: la vita di ciascuno ha futuro sul piano psicologico e somatico solo se viene condivisa con altri. Questo passaggio dell’attenzione dal sé all’altro richiede però alcune condizioni; non bastano le affermazioni filosofiche né le dimostrazioni che si fondano su studi condotti in varie realtà. Richiede un profondo coinvolgimento della singola persona che, con il passare degli anni, comprende che nella solitudine, anche se accompagnata da atti per aumentare la longevità, non può trovare la serenità. Una risposta importante a questa crisi di “identità umana” viene da alcuni studi che dimostrano come il benessere sia una conquista favorita da un ambiente attento alle relazioni. Su questa linea, nella storia della letteratura scientifica ha lasciato un segno importante lo studio di Ruwen Ogien, dal titolo Del profumo dei croissants caldi e delle sue conseguenze sulla bontà umana. Nella ricerca si mostra come, davanti ad una pasticceria che emana un profumo di dolci caldi, le persone sono maggiormente propense ad atti di generosità e di supporto a chi ha bisogno. È una dimostrazione sperimentale fortemente coinvolgente di come l’ambiente determini i comportamenti, stimolando quelli più generosi, tolleranti, disponibili alla collaborazione. Non voglio certo suggerire ai responsabili delle comunità di organizzare – ogni mattina, nelle nostre strade – un forno che emana profumi di paste buone, ma solo dimostrare, sulla base di dati metodologicamente fondati, che l’ambiente non è mai neutro rispetto agli atteggiamenti assunti da chi vive in luoghi dove è possibile avere intense relazioni con gli altri. Di conseguenza, sembrerebbe necessario, anche se non è stato dimostrato sul campo, indicare interventi adeguati anche rispetto alla comparsa di situazioni… spiacevoli dal punto di vista olfattivo. Sulla base di queste osservazioni si delinea la comparsa di un “mondo possibile” che, a tutte le età, determina la qualità della vita degli individui come esseri sociali, rispettandone la libertà e la dignità. Gli anziani, ma ancor di più le comunità nel loro complesso, divengono così costruttori e attori di un mondo possibile, caratterizzato da benessere e speranza. Una realtà concreta per tutti nel momento del maggiore bisogno, quando la fragilità indotta dalle circostanze della vita chiede di essere supportata. (dal numero della rivista 50&Più Giugno) TUTTI GLI ARTICOLI DI MARCO TRABUCCHI
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