Tempi Moderni: e Charlot sfidò le macchine
Novant’anni fa usciva nelle sale il capolavoro del cinema che consacrava la resistenza dell’uomo alla meccanizzazione
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Verso il 2030: un impegno collettivo europeo Amor vincit omnia (ma non paga l’affitto)
Alessandro Bergonzoni, artista, scrittore e performer noto per la sua capacità di giocare con il linguaggio e la realtà, porta a Bologna Il Tavolo delle Trattative, un’installazione che si inserisce nell’ambito di ART CITY Bologna 2025. L’opera, esposta fino al 10 febbraio presso la Sala della Cultura di Palazzo Pepoli, si propone come un potente simbolo di dialogo, riflessione e confronto.
Alessandro Bergonzoni, artista, scrittore e performer noto per la sua capacità di giocare con il linguaggio e la realtà, porta a Bologna Il Tavolo delle Trattative, un’installazione che si inserisce nell’ambito di ART CITY Bologna 2025. L’opera, esposta fino al 10 febbraio presso la Sala della Cultura di Palazzo Pepoli, si propone come un potente simbolo di dialogo, riflessione e confronto.
Nel nostro Paese sono circa 1,2 milioni le persone che affrontano la sfida della demenza. Un numero, secondo le proiezioni, destinato a raddoppiare entro il 2050. Un simposio dei musei in questi giorni per riflettere sulle possibili risposte che la comunità e i musei sono in grado di dare al tema. Oltre un milione di […]
Quest’anno, per celebrare il World Nutella Day in Italia, Nutella è protagonista di un evento che si tiene mercoledì 5 febbraio al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma. Sono passati 60 anni dal “primo vasetto”. Milioni di persone oggi la conoscono e la amano. Da quel lontano 1964, partendo da Alba, […]
Dai progetti d’arte internazionale alle radici profonde di una cultura millenaria, la Capitale Italiana della cultura apre le sue porte al mondo. Le altre nomination dal 2014 ad oggi Grazie anche al contributo statale di un milione di euro, Agrigento nominata capitale italiana della cultura per il 2025, potrà mettere in mostra, per un anno, […]
La Biblioteca Vaticana presenta l’esposizione “Pellegrini di speranza”, che esplora il significato del viaggio attraverso un fondo dell’eredità del diplomatico Cesare Poma. La mostra ha coinvolto artisti come Lorenzo Jovanotti, Kristjana Williams e Maria Grazia Chiuri. In occasione del Giubileo dedicato alla speranza, la Biblioteca Vaticana presenta “Pellegrini di speranza” un’esposizione, che esplora il significato […]
La Banca Centrale Europea (BCE) sta considerando di introdurre sulle future banconote in euro i ritratti di figure storiche. Tra questi Leonardo da Vinci, Maria Callas e Ludwig van Beethoven. Una decisione che segnerebbe una rottura con la tradizione di utilizzare immagini anonime. La Banca Centrale Europea potrebbe rompere con la tradizione di banconote ‘anonime’ […]
Per nutrire il pianeta serve energia per la vita Dalle canzoni all’attivismo, come la musica cambia il mondo
E mentre gli italiani si apprestano a vivere la ‘settimana santa’ del Festival, alziamo il sipario sugli eventi più indimenticabili della kermesse canora Quando nel 1951 va in onda – per la prima volta – alla radio il Festival della Canzone Italiana di Sanremo l’Italia è un Paese denso di trasformazioni sociali, che vive un’epoca di ottimismo e sta ricostruendo la comunità nazionale sulle macerie materiali e immateriali lasciate dalla Seconda guerra mondiale. Proprio in quella fase, e ancor più negli anni del cosiddetto “boom economico”, il Festival ha saputo appassionare gli italiani in modo unico, diventando un evento popolare ineguagliabile oltre che un prezioso strumento d’indagine sull’evoluzione del costume degli italiani e sullo stato di salute della nazione. Le canzoni di Sanremo raccontavano della necessità di un presente che prendesse le distanze dal passato e dalle tracce profonde che aveva lasciato ma anche di una condizione più sfaccettata e sofferente per gli alti costi etici, materiali ed emotivi con cui si era giunti alla democrazia. Se il cinema, almeno fino all’avvento pervasivo della televisione, ha saputo nel secondo dopoguerra raccontare l’Italia alla prova della democrazia, della rinascita e delle realizzazioni, la canzone – e in particolar modo la canzone di Sanremo – più prosaicamente mostrava l’identità di un paese attraverso il linguaggio della musica, detta allora ‘leggera’, ma che sarebbe diventata di massa nella fruizione e nel diletto. In nessun paese europeo una manifestazione di canzoni ha avuto la stessa funzione nazionale che, a partire dal 1951, ha svolto il Festival di Sanremo che si propose da subito come un caso paradigmatico di media event, una di quelle grandi cerimonie mediatiche con cui si celebra l’empatia collettiva. Nel corso della sua lunga storia, che quest’anno celebra 75 anni, il Festival della Canzone Italiana ha conosciuto edizioni più indimenticabili di altre per stravaganze, polemiche, accadimento che hanno influito – e non poco – sullo spettacolo televisivo e sulla resa dell’evento stesso entrando di diritto nella storia della tv. Vale dunque la pena rivolgere il nastro. SANREMO 1961 Celentano di spalle Un giovanissimo Adriano Celentano, contestatore in fieri, canta 24.000 baci (di per sé già scandaloso, perché rock and roll) voltando le spalle alla platea. È scandalo! SANREMO 1966 Il finto svenimento Mike Bongiorno conduce il Festival affiancato da Carla Puccini e Paola Penni. La Puccini tenta il colpo promozionale e finge di svenire cadendo sul palco. Mike fiuta il presunto inganno e quando vede Carla accasciarsi, continua imperterrito lo show. SANREMO 1967 Tenco si toglie la vita La 17ª edizione del Festival di Sanremo, vinta da Claudio Villa e Iva Zanicchi, fu funestata dalla notizia del suicidio di Luigi Tenco, che si tolse la vita con un colpo di pistola nella sua stanza dell’Hotel Savoy nella notte tra il 26 e il 27 gennaio. SANREMO 1986 La Bertè con il pancione La cantante interpreta la sua Re affiancata da due ballerine e tutte e tre indossavano un finto pancione. SANREMO 1987 È morto Claudio Villa «Devo dare una brutta notizia e mi sembra doveroso interrompere per un momento questo spettacolo che è fatto di festa, di gioia e di canzoni per rivolgere l’ultimo applauso a Claudio Villa». È appena calato il sipario sulla 72ª edizione del Festival di Sanremo ma era proprio dal palco dell’Ariston, il 7 febbraio di 35 anni fa, che Pippo Baudo annunciava la morte del Reuccio della canzone italiana. SANREMO 1992 “Questo Festival è truccato” Durante la prima serata, appare improvvisamente Mario Appignani, conosciuto anche con lo pseudonimo di “Cavallo Pazzo” e noto per le sue azioni da disturbatore seriale in diversi eventi pubblici. Appignani irruppe sul palco gridando «Questo Festival è truccato e lo vince Fausto Leali». SANREMO 1995 Pippo Baudo e l’aspirante suicida Baudo, oltre a dover digerire e gestire l’assenza di Elton John, riesce a salvare un aspirante suicida: Pino Pagano è un operaio disoccupato e bisognoso di soldi che, nell’edizione del 1995, minaccia di lanciarsi dalla galleria del Teatro Ariston. Pippo Baudo corre in galleria, lo abbraccia e lo rassicura, facendo scavalcare di nuovo e convincendolo a non commettere il folle gesto. SANREMO 2010 L’orchestra protesta Il televoto decretò l’eliminazione di Malika Ayane, in gara con Ricomincio da qui, premiando il discutibile trio formato da Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici, con la canzone Italia amore mio. L’orchestra, saputa la notizia, mise in atto una vera e propria protesta, urlando “vergogna” e lanciando gli spartiti a terra, lasciando Antonella Clerici sbigottita di fronte al da farsi. Alla fine vinse Valerio Scanu con Per tutte le volte che e il trio arrivò secondo, decretando uno dei podi più criticati di sempre. SANREMO 2014 Il sipario bloccato e i contestatori Durante la prima serata della kermesse, Fabio Fazio visse in prima persona l’incubo di ogni conduttore ovvero il sipario che, nonostante abbia sempre funzionato regolarmente durante le prove, non si alza (bloccandosi ad un metro da terra). L’inconveniente tecnico costrinse il conduttore ad improvvisare, anche perché subito dopo fu nuovamente interrotto da due contestatori-aspiranti suicidi. SANREMO 2020 “Dov’è Bugo?” Sono le due di notte, tocca a Bugo e Morgan esibirsi. Morgan inizia a cantare, ma non è la loro canzone bensì un pezzo nuovo che recita: “Le brutte intenzioni, la maleducazione, la tua brutta figura di ieri sera”. Si tratta dell’ennesima provocazione di Morgan nei confronti del suo partner artistico che abbandona il palco. La musica si ferma e arrivano le parole più famose del 2020: “Che succede? Dov’è Bugo?”. SANREMO 2021 Il Festival senza pubblico. E Irama in gara con il video A causa dell’emergenza sanitaria l’edizione si svolge senza pubblico. Sulle poltrone palloncini e cartonati. Irama non si esibisce a causa della positività di due collaboratori, resta in gara grazie a una modifica last minute del regolamento voluta da Amadeus: sarà in gara con il video registrato alle prove. L’album dei ricordi si chiude. Si alza il sipario sull’edizione 2025.
Un rapporto indissolubile quello tra scene e sonorità, nel quale queste ultime si rivelano fondamentali nell’arricchire l’esperienza visiva guidando la narrazione e amplificando l’impatto emotivo Il cinema muto non è stato mai muto. La musica, eseguita in sala, accompagnava sempre le immagini: non solo a cura del singolo pianista posizionato sotto o a lato dello schermo, ma nel caso di film importanti, coinvolgendo una intera orchestra. Per il kolossal Cabiria, 1914, diretto da Giovanni Pastrone, su testi di D’Annunzio, il grande compositore Ildebrando Pizzetti scrisse la Sinfonia del fuoco per un’orchestra convocata appositamente. Ispirato da Cabiria, lo storico regista americano David Wark Griffith, nel 1915, realizza l’ancora più colossale Birth of a Nation, Nascita di una nazione, che narra l’epopea della guerra civile americana. Viene allestita una proiezione speciale al Liberty Theatre di New York, reclutando un’orchestra di 40 strumentisti più il coro, e tutta una schiera di rumoristi, che accompagnano le tre ore di proiezione con brani di Wagner, Schubert, Mozart e molti altri. Con l’avvento del sonoro, inizia evidentemente l’età delle colonne sonore, e tutta una schiera di musicisti si specializza nella cosiddetta musica da film. Le partiture divenute celebri non si contano. Hollywood si specializza inoltre in un genere cinematografico particolare, il musical, in cui si canta, si balla e si recita: nasce così un divismo specifico, fatto di attori-cantanti-ballerini quali Fred Astaire, Gene Kelly, Cyd Charisse, Ginger Rogers. Il musical per definizione è West Side Story, ispirato alla vicenda di Romeo e Giulietta, con musiche di Leonard Bernstein, che conosce due edizioni cinematografiche, quella del 1961 diretta da Rober Wise, e quella del 2021 per la regia di Steven Spielberg. Il film del 1961 è importante perché, rompendo la tradizione, i numeri musicali non sono ambientati all’interno dei teatri di posa, ma nei luoghi reali dell’azione, all’aperto. Qualche anno prima, in Meet Me in St.Louis, Incontriamoci a Saint Louis, 1944, diretto dallo specialista Vincente Minnelli, per la prima volta i numeri musicali non furono inseriti arbitrariamente nel tessuto degli eventi, interrompendo l’azione, ma risultavano parte integrante della vicenda, caratterizzando i personaggi e l reciproche relazioni. Si giungerà anche al film privo di scene recitate, interamente cantato e musicato, di solito tratto da spettacoli teatrali di successo. Celebre esempio è Jesus Christ Superstar, 1973, che sancisce la fama del compositore Andrew Lloyd Webber, autore poi di altre produzioni di successo mondiale quali Evita o The Phantom of the Opera, in cui musica classica, rock e coloriture etniche si fondono in un insieme coinvolgente e in sintonia con i tempi della cultura post sessantottina. Una delle questioni principali del rapporto tra musica e cinema riguarda l’uso di materiale preesistente. Per 2001: A Space Odyssey, 2001: odissea nello spazio, 1968, il regista Stanley Kubrick, anche produttore del film, aveva commissionato la partitura a un maestro delle colonne sonore, Alex North, il quale si era messo al lavoro, incidendo una vera e propria sinfonia. Quando North si accomodò in sala per la prima mondiale del film, senza che nessuno lo avesse avvertito, fu costretto a prendere atto che della sua musica nel film non era rimasta nemmeno una nota. Kubrick aveva improvvisamente optato per l’utilizzo integrale di composizioni preesistenti, brani di Strauss, Ligeti, Khachaturian. Questione decisiva è il rapporto tra l’immagine e la musica stessa. La musica può fungere da semplice accompagnamento per accentuare il carico emotivo delle scene, come nei gialli o thriller, oppure, in chiave più artistica e creativa, la musica può persino contraddire ciò che vede lo spettatore. Questo il caso di Nuit et brouillard, Notte e nebbia, 1955, diretto da Alain Resnais, documentario sui lager nazisti, in cui la partitura di Hanns Eisler, improntata a una imprevista serenità malinconica, si contrappone all’orrore delle immagini, producendo nel pubblico un ancora più disturbante senso di straniamento. Ennio Morricone ha invece lavorato sul terreno vivo del cinema di genere e della musica di accompagnamento, rivoluzionandone però tutti i criteri. Nelle partiture per i western di Sergio Leone, da Per un pugno di dollari in poi, Morricone sfrutta la sua passione per la musica d’avanguardia, attraverso l’uso di sonorità inedite, come il celebre fischio, che redimono il commento musicale dal ruolo di semplice sottofondo per elevarlo a immediato e pungente controcanto delle immagini. Nel cinema contemporaneo, si assiste a una sempre maggiore cura e rilevanza della colonna sonora rispetto a quella visiva. Oggi, il suono non musicale, il rumore, è spesso utilizzato in chiave musicale, e viceversa, i rumori stessi assumono sovente carattere di vera e propria musica. Ne esce un impasto in cui sonorità evocative e astratte si fondono con quelle naturalistiche, producendo un continuum acustico, un flusso sonoro che, oltrepassando la pregnanza delle immagini, si fa struttura portante del film stesso. Oppenheimer, 2023, di Christopher Nolan, è chiaro esempio di tale tendenza dell’utilizzo della colonna sonora.