Longevità nell’antica Roma, il segreto dei centenari
Dieta sobria, movimento quotidiano e buone abitudini per vivere bene e a lungo: la scienza moderna dà ragione ai medici dell’antichità
Dieta sobria, movimento quotidiano e buone abitudini per vivere bene e a lungo: la scienza moderna dà ragione ai medici dell’antichità
La vita delle persone non più giovani è al centro di enormi e rapidi cambiamenti. Non mi riferisco solo alle guerre e alle violenze diffuse in tutto il mondo, ma anche alle problematiche suscitate dalla rivoluzione demografica, dalla crisi dei sistemi di welfare, dalla prospettiva esistenziale dei giovani. In questo rapidissimo processo si inserisce il progresso tecnologico, più rapido di qualsiasi attesa e fautore di cambiamenti con velocità superiore alla nostra capacità di rielaborarli. Un aspetto particolare del progresso tecnologico è rappresentato dalla medicina digitale, cioè l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei sistemi di cura. Si aprono prospettive inattese per il miglioramento delle possibilità di salute, in particolare degli anziani, la cui storia lunga si presta particolarmente ad essere analizzata con le nuove tecnologie. Però dobbiamo avere la coscienza che non tutto è progresso e che non ne avremo solo vantaggi. Sarà davvero un “mondo possibile” solo se la società saprà controllare le modalità per utilizzare le nuove scoperte e non si farà dominare da un ottimismo superficiale, che guarda solo agli apparenti vantaggi, senza analizzare con prudenza e determinazione lo scenario complessivo. Come dovrà essere l’organizzazione della medicina se vorremmo costruire un “mondo possibile,” impegnato in tutte le sue componenti per migliorare la qualità della vita? Prima di tutto dobbiamo abbandonare gli atteggiamenti trionfalistici per i quali la medicina del futuro sarebbe destinata a produrre solo vantaggi, evitando ogni tipo di errore. In questa prospettiva, i cittadini potranno affrontare le strade spesso difficili delle cure con animo tranquillo, perché il progresso sarebbe destinato a salvare tutti. Non è così; la realtà è profondamente diversa rispetto a quanto vorrebbero farci credere i padroni delle nuove tecnologie, quelli che giocano con i miliardi di dollari, senza esaminarne le ricadute umane. L’aspetto principale che dovrà caratterizzare il mondo possibile al quale aspiriamo è la creazione di fiducia tra le persone e il sistema della salute. Oggi purtroppo questa fiducia si va progressivamente riducendo, travolta dallo scetticismo verso la scienza (le ferite del Covid non si sono ancora rimarginate in questo campo), dalla diffusa sensazione che la medicina sia dominata solo da logiche economiche, da esempi – purtroppo non rari – di incuria e di errori evitabili. L’intelligenza artificiale dovrà avere il compito di costruire maggiore fiducia verso il sistema delle cure; sarà una delle grandi sfide dei prossimi anni (ma sarebbe più corretto parlare di mesi, vista la velocità con la quale appaiono le nuove scoperte). Fare in modo che gli indubbi vantaggi apportati alla diagnosi e alle cure dall’intelligenza artificiale siano vissuti con ottimismo, fiducia, senso di affidamento: un obiettivo raggiungibile? Non si tratta, però, di una semplice opzione, ma la sola condizione per permettere alla continua evoluzione dell’intelligenza artificiale di costruire un “mondo possibile” per la nostra salute. L’intelligenza artificiale non è la nuova medicina, che resta e resterà un incontro tra persone. Il professor Paolo Benanti, tra i più grandi esperti italiani delle nuove tecnologie, ha recentemente scritto: “L’intelligenza artificiale potrà anche processare i sintomi con velocità sovrumana (cioè più veloce di quanto è capace il nostro cervello), ma non potrà mai stringere una mano né farsi carico del peso di una diagnosi, guardando il malato negli occhi”. Una scelta che dipenderà in gran parte dalla maturità di comunità che vogliono decidere sul proprio futuro, senza lasciarsi né dominare né affascinare in modo acritico dalle nuove scoperte. Queste non dovranno trasformare il rapporto con il nostro corpo né quello con le persone alle quali affidiamo salute e benessere. Il dolore della persona potrà certamente essere meglio controllato dalle nuove tecnologie, rispetto a quanto avviene oggi, ma non sarà mai sconfitto senza la parola che cura. TUTTI GLI ARTICOLI DI MARCO TRABUCCHI
Lo stato americano punta sulla longevità con una legge che rivoluziona l’accesso alle cure: tra sperimentazione, criptoinvestimenti e turismo sanitario
Da un quarto di secolo il Molise affronta una situazione di spopolamento. Lo stesso Piano Regionale 2025-27 ha lanciato l’allarme: la popolazione è scesa a 289.224 abitanti (Istat 2024), con una perdita di circa 31.000 residenti dal 2000. Si tratta del 10% in meno.
Un gruppo di ricerca dell’Università di Ferrara, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, ha sviluppato un dispositivo portatile per monitorare il polso venoso giugulare, con applicazioni sia nello spazio che nella medicina terrestre.
Pene inasprite dal nuovo Decreto Sicurezza. Introdotto il nuovo reato di truffa aggravata nei confronti dei senior. Sarà punito con pene da 2 a 6 anni di carcere e multa fino a 3.000 euro. Diminuiscono i reati ma aumentano le truffe agli anziani, motivo per cui l’Inps ha avviato la sua campagna di informazione.
Chi ha oggi tra i 75 e gli 80 anni ha molte meno probabilità di soffrire di demenza rispetto ai suoi coetanei di qualche decennio fa
Gli alimenti industriali troppo elaborati velocizzano l’aging anche nelle diete equilibrate. La scoperta di un team italiano
Il consumo di cannabis è in crescita tra gli over 65 statunitensi. Lo conferma uno studio condotto dal Center for Drug Use and HIV/HCV Research della NYU School of Global Public Health. Chi sono i consumatori e perché.
Si chiama ‘Longevity Ice Cream’ il progetto del gelato anti-age che combatte l’invecchiamento. A portarlo avanti è l’Ateneo del Gelato Italiano. I gusti? Tanti e salutari.
Note di speranza tra le corsie. A Tricase, in Puglia, l’Hospice Casa di Betania avvia un progetto di musicoterapia per migliorare la qualità della vita di pazienti, familiari e operatori.
Nonostante il calo della povertà in Spagna, gli over 65 continuano a vivere in condizioni economiche precarie