Maggio 2026
La lezione di Francesco Se il patrimonio dei clan diventa capitale sociale
La lezione di Francesco Se il patrimonio dei clan diventa capitale sociale
Dalla fuga notturna di Chiara alla “fratellanza” con Jacopa de’ Settesoli, Francesco scardinò le convenzioni del Medioevo riconoscendo alle sue compagne una parità spirituale e un’autonomia che anticiparono i tempi
Dalla rottura radicale con la ricchezza all’incontro col Sultano, la parabola umana e politica del Poverello d’Assisi: un ribelle che ha trasformato il sospetto di eresia in un messaggio universale di pace ed ecologia, oggi più vivo che mai
Il custode dei luoghi della prima fraternità francescana analizza l’attualità del Santo: dalla “laicità” del linguaggio popolare all’ecologia integrale, ecco perché Francesco è l’unico antidoto alla cultura dello scarto
Quando sono con la nipotina più piccola non smetto mai di giocare. Gioco seguendo il suo linguaggio
il suo desiderio, il suo alfabeto affettivo. Non le nego mai la mia attenzione
Il silenzio della domenica pomeriggio siciliana è stato appena polverizzato. Sono le 17.58 del 23 maggio 1992, sull’asfalto della A29, dove pochi istanti prima correva il futuro di una nazione, ora regna un’atmosfera sospesa, densa di polvere acre e fumo
Il nostro futuro presenta drammatiche incertezze, che coinvolgono tutti e creano atmosfere faticose e dolenti.
Virtus Zallot analizza la metamorfosi iconografica del Poverello: come la “Leggenda maggiore” di Bonaventura ha imposto un’immagine ufficiale, eliminando i lebbrosi e la radicalità scomoda delle origini
Il polline, in questo senso, diventa un indicatore ambientale un segnale tangibile delle alterazioni in corso, il linguaggio stesso di un pianeta che cambia
Dal neorealismo poetico all’inquietudine di Mickey Rourke, fino alle grandi miniserie TV. A ottocento anni dalla morte, la vita del Poverello resta il set preferito dai grandi registi per raccontare la ribellione, il dubbio e la spiritualità
Dall’orrore dell’Etiopia fascista alla solitudine dei millennial, Ilaria Rossetti scava nelle colpe collettive dell’Italia per raccontare come la paura e il silenzio sul colonialismo alimentino il rancore sociale delle periferie moderne
Il 25 giugno del 1876 il Settimo Cavalleggeri del generale Custer fu annientato dai nativi americani che difendevano le proprie terre. L’unico superstite si chiamava in realtà Giovanni Martini, era emigrato dall’Italia solo tre anni prima