L’estate, si sa, è uno dei momenti preferiti dai criminali per mettere a punto le truffe a danno degli anziani. E quella appena trascorsa non ha fatto eccezione. Gli ultimi fatti di cronaca a Roma hanno riguardato due raggiri sventati a Roma dalla Polfer a fine agosto. Nel primo caso, arrestato su un treno un giovane fuggito da Pordenone con 300 grammi di gioielli sottratti con la truffa del finto incidente. Nel secondo, salvata un’ottantunenne trentina attirata a Roma con l’inganno da un finto finanziere.
Sempre ad agosto, sedici pensionati hanno sventato un ‘attacco telefonico’ di un truffatore che, fingendosi carabiniere, tentava di carpire la loro fiducia per sottrarre denaro e preziosi. In questo caso le vittime non sono cadute nel tranello e hanno fatto scattare l’allarme chiamando il 112.
Pochi giorni prima, i Carabinieri avevano smantellato un’organizzazione criminale dedita alle truffe agli anziani con base a Napoli ma attiva su tutto il territorio nazionale. Il nuovo filone d’inchiesta denominato “Fumo del Vesuvio 2”, ha fatto seguito all’operazione che a marzo 2025 aveva permesso di arrestare dieci persone e denunciarne altre ventinove. Tutte per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe agli anziani.
Questi gruppi criminali, spiegano gli investigatori, non agiscono in modo improvvisato, ma sono strutturati come vere e proprie aziende del crimine. Spesso si auto-definiscono utilizzando termini come “squadra”, “paranza” o “banda”, al cui vertice figurano capi chiamati “o’ boss” oppure “o’ Mast”. Molte organizzazioni hanno una centrale operativa stabile dalla quale coordinano colpi in trasferta su tutto il territorio nazionale. La divisione dei compiti è netta e specializzata. I promotori gestiscono l’organizzazione, reclutano il personale e forniscono il supporto logistico, come il noleggio di autovetture e la fornitura di schede telefoniche usa e getta.
Il telefonista è la mente operativa della truffa e agisce dalla centrale operativa. Con abilità persuasiva e freddezza, aggancia la vittima e la manipola psicologicamente fingendosi un rappresentante delle istituzioni. Spesso un maresciallo dei carabinieri. C’è poi il falso parente che affianca il telefonista. Interviene nella chiamata fingendosi il figlio o il nipote della vittima, simulando disperazione e chiedendo aiuto per aumentare il carico emotivo dell’anziano. Infine c’è il trasfertista, il malvivente sul campo. Spostandosi in treno, autobus o, soprattutto, in auto a noleggio per l’Italia, si reca fisicamente a casa delle vittime assumendo il ruolo del finto avvocato, del finto cancelliere del tribunale o del collega del carabiniere. Il suo scopo è prelevare materialmente denaro e gioielli per poi dileguarsi. L’inganno segue un copione collaudato e si basa su due leve potentissime: l’affetto per i familiari e il rispetto e il timore verso l’autorità.
Le truffe agli anziani diventano digitali
Le strategie dei malintenzionati stanno diventando sempre più sopraffine, e spesso sfruttano le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale per clonare le voci dei familiari. C’è la tecnica del falso super-investimento, con la vittima agganciata sui social e la proposta di un affare con rendimenti altissimi. Altra tecnica è il messaggio istantaneo inviato da un amico o conoscente, con il quale si invita a votare un evento tramite un link. Ciò permette al malfattore di clonare l’account e perpetrare truffe. O del falso controllo dell’impianto idrico o del gas, con la visita a casa di uno sconosciuto che si dichiara dipendente della società del gas o dell’acqua. Altre truffe sfruttano false piattaforme di criptovalute o account multipli su siti di scommesse. La dimensione digitale amplifica il raggio d’azione dei criminali e rende più difficile per le vittime riconoscere il pericolo, perché manca quel contatto fisico che spesso attiva i campanelli d’allarme.
Il fenomeno dei raggiri agli anziani non è solo una questione di ordine pubblico, ma un indicatore di come la società tutela le proprie fragilità. Tra longevità in aumento e nuclei familiari più ridotti, si fa strada l’esigenza di una rete di protezione efficace, fatta di istituzioni, vicinato e assistenza privata. Ciascun episodio di cronaca lo conferma: oltre al danno economico, resta la profonda ferita psicologica di chi vede violata la propria sicurezza. Le vittime sperimentano spesso perdita di fiducia negli altri, isolamento sociale, senso di colpa e vergogna. Per le donne anziane, in particolare, il danno si amplifica per una maggiore interiorizzazione della responsabilità, che porta a non denunciare.
I numeri non mentono
Nel 2025 il numero delle vittime di truffa ha fatto registrare un incremento pressoché costante dal 2015 al 2023 ed una flessione nel 2024. Di contro, il numero di anziani vittime di truffa registra nel 2024 un sensibile aumento, con 5.782 casi in più, passando dai 37.108 del 2023 a 42.890, con un incremento del 15,58%. La fascia più colpita è quella tra i 65 e i 70 anni di età. Sono in costante aumento le vittime di truffe online che riguardano gli over 65, fino a 25.440 nel 2024. L’indagine realizzata nell’ambito del protocollo sottoscritto dal ministero dell’interno e Eurispes fa emergere quasi tre casi su dieci nei quali si è verificato il reato di truffa a danno di anziani. Risultano molto praticate le truffe telefoniche, indicate dal 71% di chi denuncia la conoscenza diretta o indiretta di truffe contro gli anziani, e le truffe di persona, sei casi su dieci tra quelli segnalati. In percentuale più ridotta, ma sempre preoccupante, le truffe telematiche attraverso Internet, pari al 43,9%.
Questi numeri però non raccontano tutta la storia. La maggior parte delle truffe agli anziani non viene denunciata, per vergogna, per paura di non essere creduti o perché la vittima non si rende nemmeno conto del raggiro. Il sommerso è vasto e rende il fenomeno difficile da arginare. Le conseguenze finanziarie possono essere devastanti per chi vive con una pensione modesta e ha messo da parte risparmi di una vita. Ma il danno psicologico è altrettanto pesante. Molti anziani, dopo essere stati truffati, non escono più di casa, non rispondono più al telefono, si chiudono in un isolamento che accelera il declino fisico e mentale.
La prevenzione è l’arma più potente
L’informazione svolge un ruolo importante nella prevenzione. Le campagne di sensibilizzazione non mancano. Oltre alle cronache dei media che tengono alta l’asticella sul fenomeno, fondamentali sono i vademecum delle forze dell’ordine. L’ultimo dei Carabinieri mette in guardia le potenziali vittime suggerendo un approccio di iniziale diffidenza. Mai e poi mai, avvisano, fidarsi delle apparenze e mai consegnare denaro senza prima confrontarsi con un esperto, un familiare o lo stesso 112. Negli ultimi mesi sono stati attivati o rilanciati diversi progetti territoriali, spesso finanziati dal Ministero dell’Interno e coordinati da prefetture e comuni. È il caso di Pescara, Potenza, Treviso e Siena. Diverse sono anche le iniziative locali con gazebo, incontri in parrocchie e centri sociali, spesso in collaborazione con Carabinieri, Polizia locale e associazioni di pensionati.
Il contrasto alle truffe agli anziani richiede un approccio sistemico che includa informazione e formazione rivolte a tutte le fasce culturali, rafforzamento delle reti familiari e di prossimità, campagne mirate nel Mezzogiorno, educazione digitale inclusiva che non dia per scontate competenze anche tra persone istruite. In questo contesto, il ruolo delle istituzioni, del terzo settore e delle organizzazioni di settore è cruciale per promuovere una cultura della sicurezza e dell’autonomia, con particolare attenzione alle persone più fragili, ma senza sottovalutare i rischi che riguardano anche quelle più istruite.
I consigli delle forze dell’ordine sono chiari e ripetuti: diffidare sempre di chiamate che richiedono denaro, non aprire mai la porta a sconosciuti che si presentano come incaricati di enti senza un avviso preventivo, non cliccare su link ricevuti da numeri sconosciuti, non condividere mai dati personali o bancari al telefono. Sembrano accorgimenti banali, eppure la pressione psicologica a cui vengono sottoposte le vittime è tale da far saltare qualsiasi razionalità. Il truffatore gioca sull’urgenza e sulla paura, due leve che disattivano il pensiero critico. Per questo la prevenzione non può limitarsi a un volantino o a un incontro una tantum. Deve diventare un messaggio costante, ripetuto, capillare, che raggiunga gli anziani nei luoghi che frequentano: i centri anziani, le parrocchie, gli ambulatori medici, le farmacie.
Il ruolo della comunità e la responsabilità di tutti
Il vicinato può fare la differenza. In molti casi, le truffe agli anziani vengono sventate perché un vicino sospetta, chiama il 112 o avverte il familiare. La rete di prossimità è il primo baluardo contro i raggiri. I condomini, le associazioni di quartiere, i gruppi di volontariato possono attivare sistemi di allarme informale, tenere d’occhio le situazioni a rischio, offrire un punto di riferimento per chi vive solo. La solitudine è il miglior alleato del truffatore. L’anziano isolato è più vulnerabile, più facile da manipolare, più difficile da raggiungere con i messaggi di prevenzione. Contrastare l’isolamento sociale significa anche ridurre il rischio di diventare vittima di raggiri.
Le forze dell’ordine hanno intensificato le attività di prevenzione, con incontri nelle scuole per i nipoti che poi portano i consigli a casa, con video tutorial e brochure semplici e chiare. Ma la strada è ancora lunga. Le truffe agli anziani continuano a essere un business estremamente redditizio per le organizzazioni criminali, con un rapporto rischio-beneficio che evidentemente resta favorevole. Perché le pene sono ancora troppo lievi rispetto al danno arrecato, e perché la domanda di sicurezza da parte della popolazione anziana non sempre trova risposta adeguata.
La sfida del futuro tra tecnologia e umanità
Guardando avanti, il fenomeno delle truffe agli anziani è destinato a evolversi con la tecnologia. L’intelligenza artificiale generativa renderà sempre più difficile distinguere una voce vera da una clonata, un messaggio autentico da uno contraffatto. I criminali sfrutteranno ogni nuova piattaforma, ogni nuova vulnerabilità. La risposta non può essere solo tecnologica, ma deve essere culturale. Serve una società che riconosca il valore dei propri anziani e si prenda cura di loro non solo in termini di assistenza sanitaria, ma anche di protezione sociale. Le truffe agli anziani non sono un reato minore, ma una violenza che mina le fondamenta della convivenza civile. Ogni volta che un anziano viene raggirato, viene meno la fiducia che dovrebbe legare le generazioni.
I dati dicono che il fenomeno è in crescita, nonostante gli sforzi di prevenzione. Questo significa più risorse per le forze dell’ordine, più formazione per gli operatori sociali, più campagne di informazione mirate, più sostegno psicologico per le vittime. E soprattutto, più attenzione da parte di tutti. Ogni chiamata a un genitore per ricordargli di non fidarsi degli sconosciuti, ogni visita a un vicino anziano per controllare che stia bene, ogni segnalazione di un comportamento sospetto alle autorità sono atti di prevenzione concreti. Le truffe agli anziani si combattono con la consapevolezza che la sicurezza non è un fatto privato, ma una responsabilità collettiva.