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05 settembre 2026
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Economia Stangata sulle festività

Caro voli a Natale, torna la stangata per i fuori sede: «Il bonus non basta, serve programmazione»

È già corsa ai biglietti: prezzi alle stelle e vettori saturi. Le associazioni: «Rientrare nell’Isola per le festività non deve diventare un privilegio».

Caro voli a Natale, torna la stangata per i fuori sede: «Il bonus non basta, serve programmazione»
foto di Giorgio Morara
Claudia Benassai|05 settembre 2026|09:53

Le vacanze estive sono appena finite, ma per migliaia di siciliani che vivono lontano dall’Isola è già cominciata un’altra corsa: quella per riuscire a tornare a casa a Natale senza spendere cifre proibitive. Il calendario, del resto, è noto a tutti. Le scuole chiuderanno, gli uffici rallenteranno, studenti e lavoratori fuori sede proveranno a rientrare in Sicilia per trascorrere le festività con le proprie famiglie. E proprio perché questa domanda è prevedibile, torna puntualmente il problema  atavico del caro voli.

Secondo le rilevazioni segnalate da Federconsumatori Sicilia, acquistare oggi un biglietto per il periodo natalizio significa già confrontarsi con prezzi elevati. Per un Milano-Catania andata e ritorno si superano i 265 euro, mentre per Milano-Palermo le tariffe sono solo leggermente inferiori. Restano alcune offerte low cost, come quelle disponibili sulla Roma-Catania, ma la preoccupazione è che possano esaurirsi rapidamente.

Per Alfio La Rosa, presidente di Federconsumatori Sicilia, il punto centrale è che il problema non può essere liquidato come una semplice conseguenza dell’impossibilità di trovare posto. «Come ogni anno – osserva La Rosa – le compagnie aeree conoscono in anticipo il calendario scolastico delle regioni del Nord proprio come lo conosciamo noi tutti e approfittano del momento di picco della domanda per alzare i prezzi».


Secondo il presidente di Federconsumatori Sicilia, infatti, non sempre gli aumenti sono determinati da una reale scarsità immediata di posti disponibili. «Ci sono ancora molti posti a questi prezzi. Non c’è oggi una situazione di effettiva scarsità dell’offerta: le compagnie aeree hanno semplicemente alzato le tariffe per massimizzare i ricavi per singolo posto venduto, sapendo che quei biglietti verranno comunque acquistati». Ed è proprio questa consapevolezza a preoccupare maggiormente chi vive fuori dalla Sicilia. Se già all’inizio di settembre i prezzi per Natale iniziano a crescere, nelle prossime settimane il costo dei biglietti potrebbe aumentare ulteriormente. Negli anni passati, a ridosso delle festività, alcune tratte hanno raggiunto cifre doppie o addirittura triple rispetto alle tariffe disponibili mesi prima. Il  bonus contro il caro voli decantato da tutti  appare un aiuto ma non una soluzione strutturale.

Nel frattempo la Regione Sicilia ha prorogato fino al 30 settembre 2026 la misura del contributo per i viaggi aerei dei residenti siciliani. Il bonus prevede un rimborso del 25% del costo del biglietto, fino a un massimo di 37,50 euro per singola tratta, mentre per alcune categorie prioritarie – tra cui studenti fuori sede, persone con disabilità e cittadini con Isee inferiore a 15 mila euro – il contributo può arrivare al 50%, fino a 75 euro per volo. Per Natale, però, il futuro della misura non è ancora definito. Ma al di là delle possibili proroghe, per Federconsumatori Sicilia la questione è soprattutto un’altra. «Non ci risultano grossi problemi nell’erogazione del bonus – sottolinea La Rosa – ma i prezzi che continuiamo a registrare confermano quello che diciamo sin dalla nascita di questa misura: il meccanismo è sbagliato perché non fa scendere i prezzi di un solo centesimo». La critica riguarda il principio stesso dell’intervento. Il bonus aiuta chi acquista il biglietto, ma interviene dopo che il prezzo è già stato stabilito dal mercato. «Di fatto – aggiunge La Rosa – stiamo utilizzando soldi pubblici senza incidere realmente sul costo dei voli. Il problema è strutturale e va affrontato alla radice». Federconsumatori Sicilia propone un cambio di approccio: non tentare di inseguire i rincari con ristori e rimborsi, ma programmare per tempo i collegamenti. L’idea è quella di mettere attorno a un tavolo Governo regionale, compagnie aeree, società di gestione degli aeroporti, sindacati e associazioni dei consumatori per pianificare con largo anticipo un rafforzamento dei voli durante Natale, Pasqua, Ferragosto e gli altri periodi di punta.

«A Natale – spiega La Rosa – i voli da e per Sicilia e Sardegna sono pieni perché gli isolani non hanno alternative per tornare a casa, mentre su altre tratte ci sono collegamenti sottoutilizzati. Bisognerebbe incentivare, e in parte anche vincolare attraverso accordi e programmazione, lo spostamento temporaneo dell’offerta dove serve davvero». Una soluzione che richiederebbe naturalmente una complessa organizzazione anche sul piano del lavoro aeroportuale e delle compagnie, con turni, personale e servizi adeguatamente programmati e retribuiti. Ma per La Rosa il principio è semplice: «Se si riesce a riorganizzare il sistema quando erutta l’Etna, allora si può programmare un rafforzamento dell’offerta anche per Natale, Pasqua e Ferragosto. Un’eruzione non sappiamo quando arriverà. Le vacanze, invece, le conosciamo con mesi e mesi di anticipo».


IL COSTO DELL’INSULARITÀ – Il caro voli, però, è soltanto una parte di una questione più ampia: quella del costo dell’insularità. Un tema che torna anche nelle riflessioni di Antonino Mangano, presidente di Oltrestretto, l’associazione nata per riunire expat e fuorisede di Messina e provincia, ma che punta a diventare una casa e uno spazio di partecipazione per tutti coloro che, anche vivendo lontano, vogliono contribuire a migliorare la propria terra.«La natura di insularità della Sicilia si riflette direttamente sui costi sostenuti dai cittadini», osserva Mangano. La condizione geografica dell’Isola non riguarda soltanto il prezzo di un biglietto aereo. Riguarda la qualità e la quantità dei collegamenti, la velocità degli spostamenti, la possibilità di scegliere tra diversi mezzi di trasporto e, in ultima analisi, la libertà di muoversi. Per chi vive nel Nord Italia, spesso esistono alternative: treni, autobus, aeroporti vicini e una rete infrastrutturale più capillare. Per un siciliano, invece, soprattutto nei periodi di maggiore domanda, l’aereo diventa spesso l’unica soluzione realistica. E per Messina il problema si moltiplica: «Noi messinesi siamo come distanti da tutto – afferma Mangano –. Siamo un’isola nell’isola».

Una definizione che sintetizza una condizione quotidiana. Per molti messinesi che vivono fuori dalla Sicilia, il viaggio non termina quando l’aereo atterra a Catania, Palermo o Reggio Calabria. Da lì comincia un’altra parte del percorso, fatta di coincidenze, autobus, treni, attraversamenti dello Stretto e tempi di attesa. «Un cittadino del Nord Italia – prosegue Mangano – ha spesso una maggiore facilità nello scegliere con quale mezzo muoversi. Lo stesso può valere per chi vive vicino a grandi aeroporti e infrastrutture strategiche. Messina, invece, resta distante da tutto questo». Oltrestretto nasce proprio dall’esperienza di chi ha lasciato  la città dello Stretto  per studio o lavoro ma continua a mantenere un legame forte con il territorio. Un’associazione che riunisce messinesi sparsi in Italia e all’estero e che vuole trasformare la distanza in partecipazione civica, mantenendo vivo il rapporto tra chi parte, chi resta e chi sceglie di tornare. Il tema dei trasporti, quindi, non è soltanto una questione economica. È anche una questione sociale e demografica. Messina continua a perdere giovani, studenti e lavoratori che si trasferiscono verso il Nord Italia o all’estero. Poi, in alcuni momenti dell’anno, quelle stesse persone cercano di tornare. Natale, Pasqua, Ferragosto diventano così momenti in cui una domanda concentrata in pochi giorni incontra un sistema di trasporti che non sempre riesce – o sceglie – di aumentare adeguatamente l’offerta. Il risultato è un paradosso: partire dalla propria terra può essere una necessità, ma anche tornare rischia di diventare un lusso. Per Mangano la discussione deve quindi allargarsi. Non basta parlare di biglietti aerei e bonus. Occorre interrogarsi sulle infrastrutture, sulla mobilità ferroviaria, sui collegamenti su gomma, sullo Stretto e perfino sull’organizzazione del lavoro.«Si potrebbero costruire accordi con Ferrovie, compagnie di autobus e vettori aerei per aumentare le corse nei periodi più intensi e abbassare così i costi per gli utenti», sostiene il presidente di Oltrestretto.

IL RUOLO DELLO SMART WORKING – Ma c’è anche un altro elemento: la flessibilità del lavoro. Lo smart working, che durante la pandemia era stato indicato come uno dei grandi cambiamenti destinati a trasformare il rapporto tra lavoro e territorio, non ha prodotto in Italia quella rivoluzione che molti avevano immaginato. Per migliaia di fuorisede, una maggiore flessibilità potrebbe significare evitare di concentrare tutti gli spostamenti negli stessi identici giorni, distribuendo partenze e rientri in periodi diversi e riducendo la pressione sui collegamenti. Naturalmente non sarebbe la soluzione al caro voli. Ma potrebbe essere uno degli strumenti di una politica più moderna della mobilità.

Il ragionamento di Oltrestretto porta infine a una questione ancora più ampia: il rapporto tra mobilità, spopolamento e sviluppo. Se un territorio è frequentato intensamente soltanto in determinati periodi dell’anno – durante le vacanze, le festività o la stagione turistica – anche le aziende saranno meno incentivate a mantenere investimenti e collegamenti costanti. Il rischio, secondo Mangano, è quello di una Sicilia sempre più simile a una «terra da cartolina»: piena nei momenti di turismo di massa e dei grandi rientri, ma svuotata nella quotidianità.

@ Riproduzione riservata

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