(Adnkronos) – “Se una parte crescente del lavoro sarà prodotta da sistemi di Ai dobbiamo chiederci come una quota di quel nuovo valore possa continuare ad alimentare il sistema sociale e il sistema previdenziale. Il nostro welfare è stato costruito in un mondo nel quale lavoro, salario e contribuzione erano strettamente collegati, l’intelligenza artificiale invece modifica questo rapporto e non possiamo più aspettare che il cambiamento sia avvenuto per domandarci come finanziare le conseguenze e fare in modo che l'aumento di produttività, generato proprio dalla tecnologia contribuisca anche alla sostenibilità sociale. Questa è un'ipotesi sulla quale credo sia necessario, se non indispensabile, aprire una riflessione”. Il presidente dell’Inps Gabriele Fava guarda alle opportunità che l’Ai può offrire in un mondo del lavoro in rapida trasformazione e lancia il tema, in un’intervista all’Adnkronos.
Presidente Fava, dunque le imprese private e anche le pubbliche amministrazioni, i datori di lavoro dovrebbero versare dei contributi sulla produttività che deriva dall’impiego della intelligenza artificiale?
“Il tema vero su cui bisogna concentrarci è il valore prodotto e i parametri andrebbero costruiti con grande attenzione. Questo naturalmente è un compito esclusivo del Parlamento, dopo aver ascoltato naturalmente tutti gli stakeholder o le parti interessate. Io penso a un meccanismo collegato al valore o all'incremento di produttività generato dall'impiego dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi. Dobbiamo evitare però che si interrompa il legame tra produzione di valore e solidarietà sociale”.
Può fare qualche esempio di quale potrebbe essere, a suo avviso, un modo per calcolare una contribuzione legata all’intelligenza artificiale?
“A titolo esemplificativo, potrebbe riguardare l'intensità di utilizzo dell'AI o il valore aggiunto prodotto o gli effetti sui processi di lavoro. Però anticipare adesso una formula sarebbe veramente sbagliato e poco rispettoso”.
Presidente, che significa il termine ‘collega digitale’. Che cosa intende?
“Quando parlo di ‘collega digitale’ non intendo umanizzare una macchina, vorrei che fosse chiaro. Un ’collega digitale’ che entra nell'organizzazione del lavoro non significa attribuire autonomia decisionale, la governance che la responsabilità della decisione devono rimanere identificabili e riconducibili a una persona. Non dobbiamo scegliere tra uomo e macchina, dobbiamo decidere chi governa chi”.
In questi giorni è stato lanciato un allarme ‘apocalisse’ da parte di un ricercatore di Anthropic nella corsa per il raggiungimento di una super intelligenza artificiale in grado di migliorarsi da sola. Inoltre, Sam Altman, ceo di OpenAi ha detto che ‘sarebbe un buon momento per rallentare’. Lei cosa ne pensa?
“C’è un allarme che va preso sul serio ma senza trasformarlo né in apocalisse né in propaganda. Quando interrogativi di questo tipo arrivano anche da chi ha lavorato direttamente allo sviluppo di sistemi avanzati, il tema della responsabilità non può essere minimamente ignorato. Ma attenzione a un altro rischio. La risposta non può essere soffocare l’innovazione. Se l’Europa imponesse vincoli tali da rallentare in modo sostanziale ricerca, sviluppo e applicazione dell’intelligenza artificiale, mentre Stati Uniti, Cina o altre grandi economie continuassero a investire e a utilizzarla per aumentare produttività e competitività, noi non avremmo un’intelligenza artificiale più sicura. Avremmo semplicemente meno capacità di svilupparla, comprenderla e governarla. Le regole sono indispensabili, ma devono governare l’innovazione, non impedirla. Perché la tecnologia continuerà comunque ad avanzare. E se rinunciamo a svilupparla noi, non significa che gli altri faranno lo stesso. Significa che rischiamo di dipendere dalle tecnologie, dagli standard e dalle decisioni costruite altrove. Attualmente non esiste una legge obbligatoria che imponga il versamento di contributi per un 'dipendente virtuale', ma il dibattito su questa proposta (nota come Robot Tax o Contributo Automazione) è in corso sia nell'Unione Europea sia in Italia. La sfida europea è questa. Proteggere le persone senza perdere competitività e sovranità tecnologica. Sicurezza e innovazione non sono alternative. Devono avanzare insieme".
Dunque Presidente Fava, condivide le considerazioni di Mario Draghi che in una lettera al ‘Financial Times’ sollecita un'adozione diffusa dell'intelligenza artificiale per stimolare la crescita in Europa e al contempo avverte sulla tensione che si può creare con le aspirazioni di sovranità dell'Europa. A meno che l’Europa non controlli una parte della catena del valore.- sostiene Draghi – la crescita attraverso l’Ai e la sovranità si scontreranno…
“La riflessione di Mario Draghi coincide assolutamente con la mia. La tecnologia continuerà ad avanzare e se rinunciamo a sviluppare noi, non significa che gli altri faranno lo stesso. Significa che rischiamo di dipendere dalle tecnologie, dagli standard e dalle decisioni costruite altrove”.
L’Inps utilizza Tools per i suoi servizi che tipo rapporto ha l’ente previdenziale italiano con i grandi players della Ai?
"L’Inps utilizza tools di proprietà e sta lavorando sull'AI in maniera molto concreta con numerose progettualità finalizzate proprio a rendere i servizi innanzitutto processabili, personalizzati e molto più semplici perché vogliamo essere molto più vicini ai cittadini. Il rapporto con i grandi player tecnologici, deve essere per me, collaborazione tecnologica sì, dipendenza strategica no. Vede per una grande istituzione pubblica come l'Inps, dati, sicurezza, responsabilità delle decisioni e controllo dei processi devono rimanere governati necessariamente dall'amministrazione".
I giovani devono svolgere un ruolo fondamentale anche per sostenere il sistema previdenziale ma troppo spesso fuggono all’estero. Qual è il modo migliore per coinvolgere chi entra nel mercato del lavoro?
"Partirei da un dato di realtà. Non possiamo chiedere ai giovani di sostenere domani il sistema previdenziale se oggi non diamo loro condizioni sufficienti per costruire qui il proprio futuro. Noi non possiamo chiedergli di sostenere domani il sistema previdenziale se oggi non diamo loro condizioni sufficienti per costruire qui il proprio futuro. Lo dico con estrema franchezza serve una politica che tenga insieme formazione, salari, produttività e previdenza. Anche i servizi sono importanti per agevolarli nel lavoro e nella vita sociale. Noi con il portale giovani abbiamo proprio segnato un’inversione di tendenza e i feedback che abbiamo sono positivi. A un anno dal lancio di questo progetto abbiamo già 3 milioni di utenti under 34, stabili, assolutamente stabili. Dobbiamo davvero investire sulle competenze che il nuovo mercato richiede, accompagnare al tempo stesso l'ingresso nel mondo del lavoro e favorire percorsi di crescita economica coerenti però con l'aumento delle competenze. Questo è il percorso da fare".
Presidente, in vista della manovra il vicepremier Matteo Salvini propone di ripensare ai criteri di calcolo dell’Isee sostenendo che i vari bonus vadano sempre alle stesse categorie di beneficiari. Lei cosa ne pensa?
L’Isee è uno strumento fondamentale perché consente di valutare la condizione economica delle famiglie attraverso il reddito, il patrimonio e la composizione del nucleo ma non deve essere considerato intoccabile e non migliorabile, ma il contrario. Rimane comunque una competenza esclusiva del legislatore, del governo e della politica".
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fava (Inps): “Aumento produttività realizzato grazie ad Ai deve contribuire al sistema previdenziale”
@ Riproduzione riservata