Cultura

Beethoven, Curie, Cervantes e Leonardo sulle banconote in euro

La Banca Centrale Europea (BCE) sta considerando di introdurre sulle future banconote in euro i ritratti di figure storiche. Tra questi Leonardo da Vinci, Maria Callas e Ludwig van Beethoven. Una decisione che segnerebbe una rottura con la tradizione di utilizzare immagini anonime. La Banca Centrale Europea potrebbe rompere con la tradizione di banconote ‘anonime’ […]

Febbraio 2025

Per nutrire il pianeta serve energia per la vita Dalle canzoni all’attivismo, come la musica cambia il mondo

Sanremo e le edizioni da non dimenticare (o forse sì)

E mentre gli italiani si apprestano a vivere la ‘settimana santa’ del Festival, alziamo il sipario sugli eventi più indimenticabili della kermesse canora Quando nel 1951 va in onda – per la prima volta – alla radio il Festival della Canzone Italiana di Sanremo l’Italia è un Paese denso di trasformazioni sociali, che vive un’epoca di ottimismo e sta ricostruendo la comunità nazionale sulle macerie materiali e immateriali lasciate dalla Seconda guerra mondiale. Proprio in quella fase, e ancor più negli anni del cosiddetto “boom economico”, il Festival ha saputo appassionare gli italiani in modo unico, diventando un evento popolare ineguagliabile oltre che un prezioso strumento d’indagine sull’evoluzione del costume degli italiani e sullo stato di salute della nazione. Le canzoni di Sanremo raccontavano della necessità di un presente che prendesse le distanze dal passato e dalle tracce profonde che aveva lasciato ma anche di una condizione più sfaccettata e sofferente per gli alti costi etici, materiali ed emotivi con cui si era giunti alla democrazia. Se il cinema, almeno fino all’avvento pervasivo della televisione, ha saputo nel secondo dopoguerra raccontare l’Italia alla prova della democrazia, della rinascita e delle realizzazioni, la canzone – e in particolar modo la canzone di Sanremo – più prosaicamente mostrava l’identità di un paese attraverso il linguaggio della musica, detta allora ‘leggera’, ma che sarebbe diventata di massa nella fruizione e nel diletto. In nessun paese europeo una manifestazione di canzoni ha avuto la stessa funzione nazionale che, a partire dal 1951, ha svolto il Festival di Sanremo che si propose da subito come un caso paradigmatico di media event, una di quelle grandi cerimonie mediatiche con cui si celebra l’empatia collettiva. Nel corso della sua lunga storia, che quest’anno celebra 75 anni, il Festival della Canzone Italiana ha conosciuto edizioni più indimenticabili di altre per stravaganze, polemiche, accadimento che hanno influito – e non poco – sullo spettacolo televisivo e sulla resa dell’evento stesso entrando di diritto nella storia della tv. Vale dunque la pena rivolgere il nastro. SANREMO 1961 Celentano di spalle Un giovanissimo Adriano Celentano, contestatore in fieri, canta 24.000 baci (di per sé già scandaloso, perché rock and roll) voltando le spalle alla platea. È scandalo! SANREMO 1966 Il finto svenimento Mike Bongiorno conduce il Festival affiancato da Carla Puccini e Paola Penni. La Puccini tenta il colpo promozionale e finge di svenire cadendo sul palco. Mike fiuta il presunto inganno e quando vede Carla accasciarsi, continua imperterrito lo show. SANREMO 1967 Tenco si toglie la vita La 17ª edizione del Festival di Sanremo, vinta da Claudio Villa e Iva Zanicchi, fu funestata dalla notizia del suicidio di Luigi Tenco, che si tolse la vita con un colpo di pistola nella sua stanza dell’Hotel Savoy nella notte tra il 26 e il 27 gennaio. SANREMO 1986 La Bertè con il pancione La cantante interpreta la sua Re affiancata da due ballerine e tutte e tre indossavano un finto pancione. SANREMO 1987 È morto Claudio Villa «Devo dare una brutta notizia e mi sembra doveroso interrompere per un momento questo spettacolo che è fatto di festa, di gioia e di canzoni per rivolgere l’ultimo applauso a Claudio Villa». È appena calato il sipario sulla 72ª edizione del Festival di Sanremo ma era proprio dal palco dell’Ariston, il 7 febbraio di 35 anni fa, che Pippo Baudo annunciava la morte del Reuccio della canzone italiana. SANREMO 1992 “Questo Festival è truccato” Durante la prima serata, appare improvvisamente Mario Appignani, conosciuto anche con lo pseudonimo di “Cavallo Pazzo” e noto per le sue azioni da disturbatore seriale in diversi eventi pubblici. Appignani irruppe sul palco gridando «Questo Festival è truccato e lo vince Fausto Leali». SANREMO 1995 Pippo Baudo e l’aspirante suicida Baudo, oltre a dover digerire e gestire l’assenza di Elton John, riesce a salvare un aspirante suicida: Pino Pagano è un operaio disoccupato e bisognoso di soldi che, nell’edizione del 1995, minaccia di lanciarsi dalla galleria del Teatro Ariston. Pippo Baudo corre in galleria, lo abbraccia e lo rassicura, facendo scavalcare di nuovo e convincendolo a non commettere il folle gesto. SANREMO 2010 L’orchestra protesta Il televoto decretò l’eliminazione di Malika Ayane, in gara con Ricomincio da qui, premiando il discutibile trio formato da Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici, con la canzone Italia amore mio. L’orchestra, saputa la notizia, mise in atto una vera e propria protesta, urlando “vergogna” e lanciando gli spartiti a terra, lasciando Antonella Clerici sbigottita di fronte al da farsi. Alla fine vinse Valerio Scanu con Per tutte le volte che e il trio arrivò secondo, decretando uno dei podi più criticati di sempre. SANREMO 2014 Il sipario bloccato e i contestatori Durante la prima serata della kermesse, Fabio Fazio visse in prima persona l’incubo di ogni conduttore ovvero il sipario che, nonostante abbia sempre funzionato regolarmente durante le prove, non si alza (bloccandosi ad un metro da terra). L’inconveniente tecnico costrinse il conduttore ad improvvisare, anche perché subito dopo fu nuovamente interrotto da due contestatori-aspiranti suicidi. SANREMO 2020 “Dov’è Bugo?” Sono le due di notte, tocca a Bugo e Morgan esibirsi. Morgan inizia a cantare, ma non è la loro canzone bensì un pezzo nuovo che recita: “Le brutte intenzioni, la maleducazione, la tua brutta figura di ieri sera”. Si tratta dell’ennesima provocazione di Morgan nei confronti del suo partner artistico che abbandona il palco. La musica si ferma e arrivano le parole più famose del 2020: “Che succede? Dov’è Bugo?”. SANREMO 2021 Il Festival senza pubblico. E Irama in gara con il video A causa dell’emergenza sanitaria l’edizione si svolge senza pubblico. Sulle poltrone palloncini e cartonati. Irama non si esibisce a causa della positività di due collaboratori, resta in gara grazie a una modifica last minute del regolamento voluta da Amadeus: sarà in gara con il video registrato alle prove. L’album dei ricordi si chiude. Si alza il sipario sull’edizione 2025.

Quando la musica parla più delle immagini. Il potere della colonna sonora

Un rapporto indissolubile quello tra scene e sonorità, nel quale queste ultime si rivelano fondamentali nell’arricchire l’esperienza visiva guidando la narrazione e amplificando l’impatto emotivo Il cinema muto non è stato mai muto. La musica, eseguita in sala, accompagnava sempre le immagini: non solo a cura del singolo pianista posizionato sotto o a lato dello schermo, ma nel caso di film importanti, coinvolgendo una intera orchestra. Per il kolossal Cabiria, 1914, diretto da Giovanni Pastrone, su testi di D’Annunzio, il grande compositore Ildebrando Pizzetti scrisse la Sinfonia del fuoco per un’orchestra convocata appositamente. Ispirato da Cabiria, lo storico regista americano David Wark Griffith, nel 1915, realizza l’ancora più colossale Birth of a Nation, Nascita di una nazione, che narra l’epopea della guerra civile americana. Viene allestita una proiezione speciale al Liberty Theatre di New York, reclutando un’orchestra di 40 strumentisti più il coro, e tutta una schiera di rumoristi, che accompagnano le tre ore di proiezione con brani di Wagner, Schubert, Mozart e molti altri. Con l’avvento del sonoro, inizia evidentemente l’età delle colonne sonore, e tutta una schiera di musicisti si specializza nella cosiddetta musica da film. Le partiture divenute celebri non si contano. Hollywood si specializza inoltre in un genere cinematografico particolare, il musical, in cui si canta, si balla e si recita: nasce così un divismo specifico, fatto di attori-cantanti-ballerini quali Fred Astaire, Gene Kelly, Cyd Charisse, Ginger Rogers. Il musical per definizione è West Side Story, ispirato alla vicenda di Romeo e Giulietta, con musiche di Leonard Bernstein, che conosce due edizioni cinematografiche, quella del 1961 diretta da Rober Wise, e quella del 2021 per la regia di Steven Spielberg. Il film del 1961 è importante perché, rompendo la tradizione, i numeri musicali non sono ambientati all’interno dei teatri di posa, ma nei luoghi reali dell’azione, all’aperto. Qualche anno prima, in Meet Me in St.Louis, Incontriamoci a Saint Louis, 1944, diretto dallo specialista Vincente Minnelli, per la prima volta i numeri musicali non furono inseriti arbitrariamente nel tessuto degli eventi, interrompendo l’azione, ma risultavano parte integrante della vicenda, caratterizzando i personaggi e l reciproche relazioni. Si giungerà anche al film privo di scene recitate, interamente cantato e musicato, di solito tratto da spettacoli teatrali di successo. Celebre esempio è Jesus Christ Superstar, 1973, che sancisce la fama del compositore Andrew Lloyd Webber, autore poi di altre produzioni di successo mondiale quali Evita o The Phantom of the Opera, in cui musica classica, rock e coloriture etniche si fondono in un insieme coinvolgente e in sintonia con i tempi della cultura post sessantottina. Una delle questioni principali del rapporto tra musica e cinema riguarda l’uso di materiale preesistente. Per 2001: A Space Odyssey, 2001: odissea nello spazio, 1968, il regista Stanley Kubrick, anche produttore del film, aveva commissionato la partitura a un maestro delle colonne sonore, Alex North, il quale si era messo al lavoro, incidendo una vera e propria sinfonia. Quando North si accomodò in sala per la prima mondiale del film, senza che nessuno lo avesse avvertito, fu costretto a prendere atto che della sua musica nel film non era rimasta nemmeno una nota. Kubrick aveva improvvisamente optato per l’utilizzo integrale di composizioni preesistenti, brani di Strauss, Ligeti, Khachaturian. Questione decisiva è il rapporto tra l’immagine e la musica stessa. La musica può fungere da semplice accompagnamento per accentuare il carico emotivo delle scene, come nei gialli o thriller, oppure, in chiave più artistica e creativa, la musica può persino contraddire ciò che vede lo spettatore. Questo il caso di Nuit et brouillard, Notte e nebbia, 1955, diretto da Alain Resnais, documentario sui lager nazisti, in cui la partitura di Hanns Eisler, improntata a una imprevista serenità malinconica, si contrappone all’orrore delle immagini, producendo nel pubblico un ancora più disturbante senso di straniamento. Ennio Morricone ha invece lavorato sul terreno vivo del cinema di genere e della musica di accompagnamento, rivoluzionandone però tutti i criteri. Nelle partiture per i western di Sergio Leone, da Per un pugno di dollari in poi, Morricone sfrutta la sua passione per la musica d’avanguardia, attraverso l’uso di sonorità inedite, come il celebre fischio, che redimono il commento musicale dal ruolo di semplice sottofondo per elevarlo a immediato e pungente controcanto delle immagini. Nel cinema contemporaneo, si assiste a una sempre maggiore cura e rilevanza della colonna sonora rispetto a quella visiva. Oggi, il suono non musicale, il rumore, è spesso utilizzato in chiave musicale, e viceversa, i rumori stessi assumono sovente carattere di vera e propria musica. Ne esce un impasto in cui sonorità evocative e astratte si fondono con quelle naturalistiche, producendo un continuum acustico, un flusso sonoro che, oltrepassando la pregnanza delle immagini, si fa struttura portante del film stesso. Oppenheimer, 2023, di Christopher Nolan, è chiaro esempio di tale tendenza dell’utilizzo della colonna sonora.

Crete Senesi a Serre di Rapolano | FOTO

Una mostra a due sedi, il Museo dell’Antica Grancia e dell’Olio e il cinema teatro ‘Giuseppe Verdi’, presenta dipinti, fotografie e videoarte per raccontare la bellezza paesaggistica e il duro lavoro della mezzadria nelle Crete Senesi. L’affascinante paesaggio delle Crete Senesi, con le sue caratteristiche “biancane”, sarà al centro di una mostra che si terrà […]

Quarant’anni di Kiss me Licia, arriva il musical | VIDEO

Con il musical Kiss me Licia  torna sul palcoscenico lo spettacolo giusto per ballare, cantare e sognare i mitici anni’80 Dal 21 marzo con Kiss me Licia il musical prendono vita sul palco dell’EcoTeatro di Milano Mirko, Satomi, Marika, Manuela, Andrea, il gatto Giuliano e naturalmente la protagonista che dà il nome alla storia. La […]

Abbandono scolastico, un’Italia a due velocità: maglia nera alla Sicilia

I dati presentati durante l’evento InClasse: radici per il futuro promosso da Fondazione Articolo 49. “Lanciati 5 progetti contro l’abbandono scolastico, per formare i cittadini di domani”. Il Lazio, con un tasso dell’abbandono scolastico del 6,1%, si attesta ben sotto la media italiana del 10,5% e raggiunge e supera l’obiettivo del 9% fissato dalla Strategia 2030 […]

L’Anno del Serpente di Legno: intuito, saggezza e trasformazione

Il 2025 è l’Anno del Serpente di Legno. Il significato di questo misterioso animale nello zodiaco cinese e le previsioni per il futuro Mercoledì 29 gennaio è ufficialmente iniziato il Capodanno cinese, dedicato  quest’anno al segno zodiacale del Serpente di Legno. Secondo l’oroscopo sarà un anno particolarmente ricco e fortunato, stimolante anche dal punto di […]

Al MAXXI di Roma, “Lo Spiraglio”, festival che racconta la salute mentale

Dal 10 al 13 aprile al Maxxi di Roma la quindicesima edizione de “Lo Spiraglio FilmFestival della Salute Mentale” per lungometraggi e corti. Un evento di corti e lungometraggi dedicato al racconto del mondo della salute mentale nelle sue molteplici varietà, attraverso le immagini. Stiamo parlando de Lo Spiraglio FilmFestival della salute mentale, giunto alla […]

A Bologna “Che Guevara tú y todos”, viaggio nella storia di un uomo | FOTO

Dal 27 marzo al 30 giugno 2025 al Museo Civico Archeologico di Bologna c’è la mostra CHE GUEVARA tú y todos. Un viaggio immersivo nella vita di una delle icone più leggendarie della storia moderna. Centinaia di pensieri, diari, lettere, fotografie, video e audio ci rivelano intimamente una delle personalità che più profondamente hanno segnato un’epoca. Il Museo Civico Archeologico di Bologna ospiterà, dal 27 marzo al 30 giugno 2025, la mostra Che Guevara tú y todos, un viaggio nella storia e nella vita di un uomo che ha segnato profondamente l’immaginario collettivo di intere generazioni, divenendo l’icona stessa del rivoluzionario: Ernesto Guevara de la Serna, universalmente conosciuto come Che Guevara. Gli spazi del museo bolognese accoglieranno una significativa parte del vasto repertorio fotografico e documentaristico inedito dell’archivio del Centros de Estudios Che Guevara a L’Avana. La mostra offrirà al pubblico l’opportunità di esplorare, grazie a strumenti digitali e interattivi, i momenti cruciali della vita di Che Guevara. Permetterà di scoprire la sua umanità, i suoi ideali e i suoi legami affettivi. Saranno contestualizzati gli eventi storici e geopolitici di un periodo cruciale, dagli inizi degli anni ’50 alla fine degli anni ‘60 che ha profondamente influenzato più generazioni. Che Guevara: l’uomo, il mito, la storia La mostra, ideata e realizzata da SIMMETRICO Cultura, è curata da Daniele Zambelli, Flavio Andreini, Camilo Guevara e Maria del Carmen Ariet Garcia, con una colonna sonora originale composta da Andrea Guerra. È prodotta da Alma e dal Centro de Estudios Che Guevara, il cui archivio è riconosciuto patrimonio di interesse “Memoria del Mondo” dell’UNESCO nel 2013, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, l’Università IULM e il Settore Musei Civici | Museo Civico Archeologico Bologna, con il patrocinio del Comune di Bologna. La realizzazione del progetto ha visto la stretta collaborazione della moglie di Che Guevara, Aleida March, e del figlio Camilo Guevara, scomparso nel 2022, a cui l’intero progetto espositivo è dedicato. Il significato del titolo: tú y todos Il titolo della mostra, tú y todos, riprende un verso intenso e toccante di una poesia che Che Guevara scrisse alla moglie Aleida prima della sua partenza per la Bolivia, dove fu catturato e assassinato il 9 ottobre 1967, dopo un lungo interrogatorio. Questo titolo sottolinea l’intento della mostra: restituire una dimensione intima e consapevole alla figura di Ernesto Che Guevara, distaccandola dal mito del guerrigliero intransigente e senza paura, costruito dai media dell’epoca, sia a favore che contro a seconda dello schieramento politico di appartenenza. La mostra racconterà l’uomo, il personaggio politico e il contesto storico in cui visse, attraverso oltre 2.000 documenti inediti, tra cui lettere, appunti, diari, fotografie scattate da lui stesso, immagini ufficiali e private, scritti autografi e video dell’epoca. Un progetto per tutti CHE GUEVARA tú y todos si rivolge a un pubblico ampio e trasversale, con l’obiettivo di raccontare una figura iconica e contemporanea come quella di Che Guevara. La mostra pone il visitatore al centro, coinvolgendolo direttamente e rendendolo parte attiva dell’esperienza, attraverso un approccio innovativo alla divulgazione, il percorso mira a creare una connessione emotiva con i visitatori, proponendo una riflessione su tematiche ancora attuali. La visita non sarà un percorso passivo, ma un’esperienza vissuta attivamente, in cui il pubblico si sentirà parte integrante del racconto. Il percorso espositivo Il percorso della mostra è strutturato in tre livelli narrativi, ciascuno dei quali utilizza soluzioni multimediali specifiche e mirate, di particolare efficacia comunicativa: Contesto storico e geopolitico; Biografia; Dimensione intima. Il primo livello narrativo, di stampo giornalistico, introduce immediatamente il visitatore al quadro geopolitico dell’epoca, ponendo le basi per comprendere il contesto in cui Che Guevara ha vissuto e agito. Il secondo livello, di natura biografica, presenta materiali d’archivio inediti che ripercorrono gli eventi pubblici e privati della vita di Che Guevara: dai suoi celebri discorsi ufficiali alle riflessioni sull’educazione, la politica estera, l’economia, il significato della rivoluzione e la speranza nell’“Uomo Nuovo”. Il terzo livello, più intimistico, si sviluppa attraverso frammenti dei suoi scritti personali, come diari e lettere ai familiari e agli amici, fino alle registrazioni inedite delle poesie che Guevara compose per la moglie Aleida. Questo livello rivela i dubbi, le contraddizioni e le riflessioni che caratterizzavano l’uomo dietro il mito. Una narrazione immersiva La mostra si apre con una sfida simbolica per il visitatore: superare una “linea gialla”. Una parete a fasce mobili, retroproiettata, mostra immagini edulcorate degli anni ’50 – provenienti da Hollywood, dalla moda e dalla pubblicità delle grandi imprese consumistiche – che all’avvicinarsi del pubblico si dissolvono, rivelando un’altra realtà: quella della povertà, delle malattie, delle ingiustizie sociali e della mancanza di libertà, con un semplice passo riviviamo lo sconcerto del giovane Ernesto di fronte alla sofferenza degli ultimi e degli emarginati nei suoi viaggi in America Latina prima di diventare “Il Che”. Rientrando in Argentina, Ernesto annota: “Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d’Argentina, e colui che li riordina li ripulisce: “io”, non sono io; perlomeno non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra “Maiuscola America” mi ha cambiato più di quanto credessi”. (Ernesto Guevara in Notas de viaje. 1952) Ernesto Guevara che divenne “El Che” Superata questa soglia, il visitatore intraprende un viaggio nella vita di Ernesto Guevara, divenuto “El Che”. Centinaia di pensieri, diari e lettere permetteranno di esplorare in modo approfondito una delle personalità più complesse e influenti del XX secolo. La narrazione si snoda lungo una linea temporale arricchita da immagini storiche, filmati e registrazioni di discorsi. SI va dal 1959 – “Anno della Liberazione” di Cuba – fino al 1967, l’anno della missione in Bolivia, l’ultima avventura. Tre installazioni speciali, disseminate lungo il percorso, permettono al pubblico di incontrare non solo il personaggio storico, ma anche l’uomo, con le sue riflessioni e le sue emozioni. La mostra si conclude con un’installazione multidimensionale, realizzata dall’artista americano Michael Murphy, pioniere della Perceptual Art. L’opera, intitolata Che: ritratto di Ernesto Guevara, è una ricostruzione tridimensionale del celebre ritratto del Che, capace di trasformarsi nella sua altrettanto iconica firma. (Foto apertura: Che Guevara a Las Villas Escambray – Prima della battaglia di Santa Clara 1958) TUTTI GLI ARTICOLI DI ULTIME NOTIZIE