(Adnkronos) – Il rilancio economico dell’Unione europea è la priorità numero uno per la Commissione. Lo ha chiarito la presidente Ursula von der Leyen nell’ambito di Soteu 2026, il discorso sullo Stato dell’Unione. La visione emersa è quella di un’indipendenza strategica che trasforma la prosperità in uno scudo contro le vulnerabilità esterne. Il cuore pulsante di questa metamorfosi è la tabella di marcia One Europe, One Market, un progetto che mira a superare la cronica frammentazione che ancora oggi depotenzia il mercato unico. Ispirandosi alle direttrici tracciate dai rapporti Draghi e Letta, la Commissione intende unificare capitali, reti e potere d’acquisto per permettere a innovazione ed energia di fluire senza le barriere nazionali che oggi frenano la competitività. Questa integrazione non è un fine in sé, ma il mezzo necessario per alimentare strumenti come lo Scaleup Europe Fund: senza un mercato dei capitali profondo e unitario, i successi tecnologici del continente rimarranno “eccezioni isolate anziché la norma”, ha spiegato von der Leyen. Così, in un’economia globale dove la velocità è il nuovo fattore determinante, l’obiettivo di completare questa trasformazione entro la fine del prossimo anno risponde alla necessità di offrire agli investitori certezze operative immediate, poiché i tempi di autorizzazione e la rapidità delle connessioni alla rete decidono oggi la geografia dei posti di lavoro di domani.
Il deficit commerciale con Pechino
Parallelamente, l’Esecutivo comunitario ha lanciato un’offensiva normativa senza precedenti per rimuovere le zavorre amministrative che gravano sul tessuto produttivo. Attraverso le 12 proposte omnibus, si stima di eliminare oneri per 17 miliardi di euro all’anno, una boccata d’ossigeno vitale per le imprese che operano in un contesto di margini ridotti. Questa razionalizzazione si lega direttamente alla sfida esistenziale posta dal mercato globale: per sopravvivere a un deficit commerciale con Pechino che ha raggiunto l’insostenibile cifra di un miliardo di euro al giorno, l’Europa non può permettersi il lusso di infliggersi ferite burocratiche autogenerate. Parte integrante di questa strategia è il nuovo patto contro il gold-plating, proposto agli Stati membri per impedire che le normative nazionali appesantiscano ulteriormente le direttive europee. Per i progetti di interesse strategico, la nuova dottrina impone un’accelerazione drastica delle procedure, eliminando i colli di bottiglia che soffocano lo spirito imprenditoriale.
Autonomia energetica
Sul fronte energetico, la vulnerabilità europea è emersa con brutale chiarezza a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz, un evento che ha esasperato una crisi già latente, costando al continente 90 miliardi di euro aggiuntivi in importazioni di combustibili fossili. La risposta strategica risiede nell’elettrificazione massiccia, con l’obiettivo di raddoppiare la quota di elettricità entro il 2040 e risparmiare così circa 260 miliardi di euro all’anno. Tuttavia, la produzione non basta se l’infrastruttura non è all’altezza: mentre l’Unione ha installato 80 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, una quantità di energia sei volte superiore rimane bloccata in attesa di connessione. Per questo, von der Leyen ha spiegato che il pacchetto per le reti diventa il catalizzatore indispensabile per sbloccare il potenziale delle rinnovabili e del nucleare, seguendo un principio di neutralità tecnologica che mira a garantire energia pulita a prezzi strutturalmente competitivi, essenziale per prevenire la deindustrializzazione dei cuori produttivi del continente.
Corporation europea per le materie prime critiche
La difesa dell’industria europea deve però confrontarsi con il cosiddetto secondo “China shock”, una pressione commerciale che sta già minando la stabilità delle fabbriche comunitarie. Per mitigare le dipendenze critiche, che per alcune terre rare superano il 90% verso Pechino, nascerà la Corporation europea per le materie prime critiche, incaricata di gestire l’approvvigionamento e lo stoccaggio di litio, cobalto e nichel. In questa riconfigurazione delle catene del valore, il Canada emerge come un partner democratico fondamentale. La proposta di elevare Ottawa allo status di membro associato dell’Unione europea ha introdotto un’integrazione settoriale che permetterebbe al Canada di allinearsi a segmenti del mercato unico e partecipare ai programmi comunitari senza diritto di voto o cessione di sovranità politica. Questo asse atlantico funge da necessario contrappeso strategico sia alle ambizioni cinesi sia alle spinte protezionistiche degli Stati Uniti. In tale ottica di diversificazione si inserisce anche il Middle Corridor, il corridoio di connettività attraverso il Caucaso e l’Asia centrale sostenuto da 12 miliardi di euro di investimenti Global Gateway, volto a triplicare i flussi commerciali riducendo i tempi di transito delle merci.
Innovazione e fondi: quali risorse?
La base finanziaria di questa nuova architettura richiede un passaggio da un sistema bancario focalizzato esclusivamente sulla stabilità a uno orientato alla crescita. L’Unione del risparmio e degli investimenti è il veicolo designato per mobilitare la grande massa di capitali privati attualmente frammentati, indirizzandoli verso il settore deep tech. Un esempio emblematico di questa capacità di trasformare la ricerca in leadership industriale è rappresentato da Iceye, la startup satellitare nata dall’incontro tra i fondatori Rafał e Pekka durante un Erasmus. Cresciuta grazie ai fondi Horizon e al supporto del venture capital europeo, Iceye dimostra che l’Europa può eccellere in settori strategici come lo spazio se supportata da strumenti come lo Scaleup Europe Fund, capaci di colmare il divario di finanziamento tra l’idea e l’espansione globale. La via europea alla prosperità, infine, non prescinde dalla dimensione sociale e dalla resilienza climatica. Il rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali e l’istituzione della Climate Insurance Alliance riflettono la volontà di proteggere cittadini e territori dalle esternalità negative della transizione e dalle catastrofi ambientali che hanno già causato miliardi di danni all’agricoltura e alle infrastrutture. L’obiettivo finale è la costruzione di una casa comune forte e indipendente, dove la coesione interna e la solidità economica permettano alle future generazioni di scrivere la propria storia senza dover dipendere da decisioni prese altrove. In un mondo di potenze in competizione, l’Unione europea sceglie di agire come un’unica entità politica ed economica, consapevole che la propria sovranità risiede nella capacità di innovare, produrre e proteggere i propri valori.
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