«Esiste il Pino Daniele musicista, il Pino Daniele artista, il Pino Daniele mito. Noi abbiamo raccontato la sua umanità». Per Massimiliano Caiazzo avvicinarsi al cantautore napoletano non è stato semplice. «La paura di non essere all’altezza è stata una costante quotidiana – rivela – Ma ho affrontato questa sfida attraverso il lavoro sodo e la dedizione». L’attore di Mare fuori è il protagonista di Je so’ pazzo, presentato in anteprima alla 21esima Festa del Cinema di Roma e già nelle sale con 01 Distribution.
Il film, diretto da Nicola Prosatore, non è il classico biopic. Più un racconto di formazione (che arriva fino al concerto del 1981 a piazza del Plebiscito a Napoli con duecentomila persone) e ripercorre la crescita giovanile di un artista partito dai vicoli della sua città e diventato un’icona della musica. La storia di un ragazzone che tutti chiamavano Pinotto, alla ricerca della propria strada. “Abbandonato” da piccolo dal padre Gennaro (nel film Giovanni Ludeno), sostenuto nella vita privata e artistica dalla moglie Dorina (Mariasole Pollio), Pino trasforma le proprie fragilità in una voce capace di raccontare Napoli e un’intera generazione. Il risultato, brani indimenticabili come Napule è, Yes I Know My Way, Je so’ pazzo.
Realizzare il film è stato complesso, non solo dal punto di vista interpretativo. L’idea del progetto è venuta al produttore Filippo Valsecchi dopo aver letto il libro del primogenito di Daniele, Alessandro, proprio sulla vita del padre. «Nessuno voleva fare questo film, ma sentivo di voler realizzare qualcosa che riuscisse a portare sul grande schermo la storia di un eroe della nostra cultura che diventa leggenda», spiega Valsecchi.
«Siamo partiti intervistando la prima famiglia di Pino Daniele, l’ex moglie Dorina e i due figli, Alessandro e Cristina – spiega Prosatore – Abbiamo cercato di raccontare questa storia con lo stesso sentimento e lo stesso sguardo che immagino Pino avesse sulla città in quel periodo, quando era ancora Pinotto, e doveva trovare la propria voce». Il regista, proveniente dallo stesso quartiere (Porto) di Daniele, ha «cercato di rievocare gli odori, il tessuto sociale e i personaggi che conosco bene e ritrovo nei suoi primi brani».