Brianza, 2009. Un armiere sull’orlo del fallimento accetta di nascondere nel suo armadio blindato i soldi che un eccentrico gestore di pompe di benzina sottrae alla multinazionale per cui lavora per costringerla a pagargli ciò che gli deve. Ma quando i due uomini, convinti di poter piegare le regole alle proprie necessità si incontrano, il confine tra affare, amicizia e crimine diventa sempre più sottile.
Partendo da un fatto di cronaca realmente accaduto, e da un territorio che conosce bene per provenienza, Simone Catania ha scritto (con Fabio Natale e Ugo Chiti) e diretto Brianza, il primo dei film italiani in concorso alla 21esima Festa del cinema di Roma.
In questo noir, dove non mancano passaggi di scrittura più ironici, con protagonisti Paolo Pierobon e Fausto Russo Alesi, il regista racconta una provincia in cui l’ossessione per il denaro e la voglia di riscatto si trasformano in una trappola. Catania mette così a nudo le contraddizioni e le fragilità di due uomini convinti di poter controllare il proprio destino, fino a rischiare di perdere tutto.
Il racconto diventa il ritratto di un territorio e delle sue contraddizioni. «Il film nasce da un legame personale e profondo con un territorio in cui sono nato e cresciuto, e con la Svizzera, parte importante della mia storia familiare e professionale», spiega Catania, che attraverso i personaggi della storia ha deciso di «esplorare temi come la solitudine, il desiderio di appartenenza e la necessità di essere riconosciuti all’interno di una società dominata dal successo e dalle apparenze».
La Brianza diventa così molto più di uno sfondo geografico: è il luogo in cui il benessere economico rappresenta una promessa di felicità e il denaro diventa una misura del valore individuale. «Mi interessava raccontare le conseguenze di una crisi economica. Il capitalismo ha vinto e il denaro comanda la nostra società. Per essere accettati bisogna passare attraverso i soldi», racconta ancora il regista.
A interpretare Giorgio è Fausto Russo Alesi, che descrive il suo personaggio come «un uomo improvvisamente travolto da una situazione più grande di lui. L’incontro con Alberto lo fa uscire dalla routine e lo costringe a confrontarsi con le proprie fragilità. Interpretandolo mi sono chiesto come mi sarei comportato io con l’acqua alla gola». Giorgio è un uomo che cerca di resistere al fallimento, ma finisce per compiere passi sempre più rischiosi, nella speranza di salvare ciò che resta della propria vita.
Di tutt’altra natura è Alberto, interpretato da Paolo Pierobon. Un uomo esuberante, capace di trasformare la propria insofferenza in una personale battaglia contro il sistema, lontano dall’essere un eroe romantico. «Da ragazzino ho incontrato tanti come questo personaggio – racconta l’attore – Alberto è un evasore, uno strozzino, di certo non un Don Chisciotte».