Nella storia della Scuola Grande di San Marco, la cura affonda le radici in un principio antico: la Charitas, intesa come amore e attenzione verso gli altri, rappresentata anche sulla facciata dell’edificio affacciato su Campo Santi Giovanni e Paolo. È lo stesso principio che ha ispirato la nascita degli ospedali, lo sviluppo delle conoscenze mediche e le molteplici forme di assistenza che, nei secoli, hanno accompagnato la vita della comunità. Da questa eredità prende le mosse la quinta edizione del Festival di Storia della Salute, il titolo scelto, Libro che cura, cura del libro, racchiude il senso di un’iniziativa che considera la cultura non soltanto come patrimonio da conservare, ma anche come risorsa capace di contribuire al benessere delle persone.
«I libri sono mezzi preziosi che insegnano i principi e le tecniche della cura medica ma, nello stesso tempo, sono essi stessi agenti terapeutici: leggere, studiare, scrivere, recitare, raccontare, tradurre, trasmettere attraverso un libro sono gesti che hanno una potenza di cura inaspettata», spiega il dottor Mario Po, illustrando il significato dell’edizione 2026.
Il libro, dunque, non è soltanto il luogo in cui si deposita il sapere: è uno strumento che permette di trasmetterlo, rinnovarlo e condividerlo. E, proprio perché continua a svolgere questa funzione, richiede a sua volta attenzione e cura, attraverso la conservazione, lo studio e la possibilità di raggiungere nuovi lettori.
La Biblioteca della Scuola Grande, custode della storia della medicina
Il tema del Festival nasce anche dalla straordinaria Biblioteca monumentale della Scuola Grande di San Marco, che conserva migliaia di volumi antichi e rare edizioni legate alla storia della medicina, dell’anatomia, della fisiologia, della chirurgia e dell’infettivologia. Le opere di Galeno, Avicenna, Vesalio e Morgagni testimoniano il ruolo del libro nella costruzione e nella diffusione del sapere medico, mentre la tradizione tipografica veneziana, dalla stagione degli amanuensi alla figura di Aldo Manuzio, racconta la capacità della città di favorire la circolazione delle idee.
Il Festival – iniziato il 15 ottobre – si sviluppa nell’arco di un mese, con un programma di circa trenta appuntamenti rivolti a un pubblico ampio: adulti, giovani, studenti dei licei e dei corsi di laurea sanitaria, ma anche lettori curiosi, interessati a utilizzare i libri come strumenti per esplorare un mondo complesso. Un programma che attraversa la storia delle biblioteche, la letteratura, la ricerca scientifica e le nuove tecnologie, mantenendo al centro il rapporto tra conoscenza e cura.
Ottavia Piccolo e le parole che curano
Giovedì 5 novembre, alle 17, nella Sala dell’Albergo, la letteratura diventerà esperienza di ascolto con Parole per le ferite di ogni tempo, una performance dell’attrice Ottavia Piccolo. In programma brani e versi di scrittori e poeti del Novecento che hanno amato Venezia, da Thomas Mann a Ernest Hemingway, da Ezra Pound a Iosif Brodskij, fino a Gabriele D’Annunzio, Eugenio Montale, Diego Valeri e Andrea Zanzotto.
Attraverso le loro parole, la città riemerge come luogo di memoria, emozioni e contraddizioni. La lettura ad alta voce restituisce così alla letteratura una dimensione condivisa, nella quale le esperienze individuali possono trovare espressione e diventare occasione di riconoscimento e riflessione.
Il giorno successivo, venerdì 6 novembre alle 17, sempre nella Sala dell’Albergo, Antonio Trampus, docente di Storia moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia, parlerà di Italo Svevo e del suo legame con Murano a partire dal volume Racconti muranesi, che anticipa temi e atmosfere della celebre Coscienza di Zeno.
Quando gli atlanti anatomici diventano musica
Il 10 novembre il Festival esplorerà il rapporto tra patrimonio storico e innovazione tecnologica con un laboratorio dedicato all’intelligenza artificiale applicata agli antichi atlanti anatomici.
Il ricercatore Marco Mirra, dell’Istituto Superiore di Sanità, presenterà SonificArt, un sistema che trasforma le informazioni visive di un’immagine in parametri musicali. Colori, luminosità, forme e disposizione degli elementi possono così tradursi in timbro, intensità, altezza e ritmo, dando origine a una composizione sonora a partire dalle immagini.
L’esperimento apre prospettive che vanno oltre la ricerca: la sonificazione può contribuire a rendere il patrimonio visivo più accessibile alle persone cieche o ipovedenti e offrire nuove possibilità per la didattica, la divulgazione scientifica e la valorizzazione delle collezioni museali. Gli atlanti anatomici, nati per rappresentare e studiare il corpo umano, diventano così il punto di partenza per un’esperienza che mette in dialogo scienza, arte e tecnologia.
La bellezza che cura: anatomia e arte nei libri antichi
Il Festival si concluderà lunedì 16 novembre con l’inaugurazione della mostra La bellezza che cura. Anatomia ed arte nei libri antichi della Scuola Grande di San Marco, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia. L’anteprima per la stampa è prevista alle 12, mentre alle 17 si terrà l’apertura al pubblico, con visite guidate fino alle 21.
L’esposizione valorizza il patrimonio iconografico degli atlanti anatomici storici, con immagini che tra Quattrocento e Ottocento hanno contribuito alla conoscenza del corpo umano, unendo rigore scientifico e sensibilità artistica. Le tavole raccontano così un incontro tra anatomia, bellezza e riflessione etica, testimoniando il dialogo tra scienziati e artisti nella rappresentazione del corpo. Tra i riferimenti di questa tradizione figurano Andrea Vesalio, protagonista di una svolta fondamentale nello studio dell’anatomia, e Tiziano, simbolo della grande scuola artistica veneziana. La mostra resterà aperta fino alla fine di gennaio 2027.
Un patrimonio antico per parlare al presente
Con il Festival, la Scuola Grande di San Marco valorizza la propria eredità storica e culturale mettendola in dialogo con le sensibilità e le sfide contemporanee. Venezia, città centrale nella storia della produzione e della diffusione del libro, diventa il luogo in cui riflettere sul legame tra sapere, memoria e cura.
Il libro è il filo conduttore di un percorso che intreccia la conservazione e la trasmissione della conoscenza, il valore della lettura e della parola, il rapporto tra arte e benessere e le possibilità offerte dalla tecnologia. Una visione che riconosce nella cultura una risorsa per la persona e per la qualità della vita e invita a considerare i libri non soltanto come testimonianze da custodire, ma come presenze vive, capaci di continuare a generare domande, emozioni e nuove forme di conoscenza.
Informazioni e prenotazioni
Il programma completo e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito della Scuola Grande di San Marco
Gli eventi sono gratuiti
Tutte le prenotazioni agli eventi del Festival si effettuano tramite Eventbrite
Tel. 041 5294323
segreteria@fondazionescuolagrandesanmarco.it
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