Grazia Toderi. “Teatro Terra”

Al Castello di Miradolo, in provincia di Torino, oltre sessanta opere dell’artista, dalla fine degli anni Ottanta ad oggi, in un percorso che intreccia materia, luce, spazio e visione

Grazia Toderi. “Teatro Terra”
Grazia Toderi, “Oasisola (♯13)”, 2015, argilla cruda, smalto, acetato, lamiera zincata. Foto: Nicola Gnesi
Dal 12 ottobre al 8 dicembre 2026
San Secondo di Pinerolo (TO), Castello di Miradolo

“Terra” e “Teatro” sono le due coordinate lungo cui Grazia Toderi ha costruito il progetto per il Castello di Miradolo. La prima intesa come materia e come pianeta osservato dallo sguardo solitario dei satelliti; il secondo come spazio della visione e della rappresentazione, dal greco théatron, “luogo da cui si osserva”. Tra queste due dimensioni si sviluppa Teatro Terra, un percorso di oltre sessanta opere dalla fine degli anni Ottanta a oggi, molte delle quali inedite, articolate nelle tredici sale del primo piano: proiezioni video, disegni, fotografie, argille crude, terrecotte smaltate e installazioni di luce.
È a partire da questo sguardo sul luogo che il progetto ha preso forma. Al suo primo incontro con il Castello, Grazia Toderi ha percepito gli spazi come il cuore di un teatro: mura e alberi del parco costituiscono la prima cinta, che chiude lo spazio e trasforma la percezione del rapporto tra esterno e interno. Oltre, l’abbraccio delle Alpi disegna un secondo anello e, al di là, i confini dell’Europa e del pianeta sono una serie di cerchi concentrici immaginari che può proseguire senza fine. Da questa prima intuizione nasce il percorso espositivo, che dialoga con gli spazi, l’architettura, gli affreschi e i decori del Castello, e con la memoria immateriale della dimora storica.

Il percorso si sviluppa tra la Manica Storica, la Manica Nuova e la Manica Nobile del Castello: tre ali che diventano poli di una riflessione costruita attorno ai due termini del titolo, che continuamente si compenetrano dando forma ad un’unica esperienza. Due prospettive orientano lo sguardo: la prima attraversa la successione di porte della Manica Storica e si conclude nel blu della Biblioteca di Sofia, la seconda termina nella finestra dell’Antica Cappella. Grazia Toderi ha immaginato le sale come luoghi d’incontro tra opera e architettura: proiettando su tende, porte e pavimenti chiede al visitatore di cercare un punto di vista inusuale, di voltare le spalle alle pareti, di muoversi nello spazio, di guardare all’esterno. Teatro Terra diventa così anche un invito a ritrovare un’attenzione all’osservazione.

La Manica Storica si affaccia sul giardino. Il colore rosso che caratterizza le opere Marco (I Mark) e We Mark, nate nel 2019 dai dialoghi con il fratello Marco Toderi, agronomo, sono una mappatura e una stratigrafia in trasformazione che evoca superfici terrestri o di altri pianeti, profondità del cosmo o meandri nascosti del corpo. In mostra appaiono mirini e sistemi di misurazione luminosi che attraversano lo spazio come per determinare distanze, puntare, mantenere una posizione, mettere a fuoco. Accanto, due piccole ciotole verdi, dedicate al padre, Giovanni Toderi, e al fratello, custodiscono la terra che entrambi hanno studiato e con cui hanno lavorato per tutta la vita. In Rosso Babele (2006), emerge una materia di luce rossastra dalla quale prende forma, si sgretola e sprofonda una torre evanescente, costruita dalla sovrapposizione di centinaia di livelli di trasparenza e riprese di lontane città. Nella Biblioteca di Sofia il rosso lascia spazio al blu. In Zuppa dell’eternità e luce improvvisa (1994) l’artista tenta di camminare e aprire un ombrello sott’acqua, sperimentando una dimensione priva di gravità mentre Protractor (2026), disegnato sul vetro di una finestra, si anima seguendo lo sguardo del visitatore.

La Manica Nuova è rivolta verso i rustici del Castello e gli spazi dedicati al lavoro della dimora. In questo luogo troviamo Semper Eadem, realizzata nel 2004 per la riapertura del Teatro La Fenice di Venezia, Il mondo privato (2003), dove lo spazio circolare di un teatro di verzura costruisce prospettive inattese, e Luci per K. 222 (2013), che riflette sul rapporto tra musica, scrittura e luce, ispirata al Misericordias Domini K. 222 di Wolfgang Amadeus Mozart.
Il trittico Europa del 1988 trasforma la “fotografia”, intesa come attimo fissato nel tempo, in materia che al contrario evolve senza controllo, evidenziando mappature che variano nel tempo. Così all’eruzione, nascita e inabissamento in pochi mesi, in Sicilia, dell’Isola Ferdinandea nel 1831 sono ispirate le opere Oasisola del 2015, realizzate in argilla cruda, affinché continuino a trasformarsi nel tempo. Sulla loro superficie è appoggiato un foglio trasparente con il disegno di un goniometro. In Disappearing Map (2016-2018) e Dissolving Babel (2019) stratificazioni di grafite e fogli opalescenti si sovrappongono come nuovi livelli su quelli sottostanti.
Due grandi mirini bianchi su un manto rossastro appaiono sull’arazzo Il miracolo della peste, realizzato per il Duomo di Cosenza nel 2022 e qui installato prima dell’Antica Cappella. Dove, in un angolo, Ombrello e Camomilla (1995) è opposto a una finestra che si affaccia sul parco. Appare nuovamente il cerchio di un goniometro che si alza da terra a cielo seguendo il movimento del visitatore. Per l’antica Cappella cui l’artista, per l’occasione, conferisce una inedita veste, il progetto artistico Avant-dernière pensée realizza una riscrittura del Lux Aeterna di György Ligeti: il brano del 1966 è famoso per il suo utilizzo nel film di Stanley Kubrick del 1968, 2001: Odissea nello spazio e sottolinea qui il senso di sospensione dello sguardo.

Nella Manica Nobile opere della fine degli anni Ottanta sembrano volgersi al cielo e rimandano a trasmissioni televisive e satellitari: Messaggeri (1989), How much does it cost to catch a comet? (1991) e Oblò (1989-1990), ossidazioni fotografiche bluastre con mirini, crocini o semplici sequenze di punti luminosi. Le piccole ceramiche rossastre We Mark (2023) riappaiono come una costellazione di terra iridescente e cangiante su un grande tavolo di legno, unico arredo originale non andato perduto del Castello. Red Dance (2026) sono «impronte di gioia luminose che brillano al nostro passaggio». I disegni di Camera (1997) e Ragazzi caduti dal cielo (1999) mostrano come satelliti e televisione abbiano trasformato non solo la frequentazione di luoghi di incontro come gli spazi teatrali, ma lo stesso concetto di visione e fruizione del mondo. Dal teatro, luogo collettivo in cui condividere la meraviglia, si passa allo sguardo solitario del satellite: una nuova prospettiva lanciata nello spazio che ha permesso all’umanità di osservarsi dall’alto per la prima volta, ma che oggi è anche strumento di controllo e di guerra. Perché, come ricorda l’artista, Teatro Terra «non è solo un teatro idilliaco ma anche un teatro drammatico».

Il percorso mette così in relazione opere realizzate in momenti diversi della ricerca di Toderi. Con Teatro Terra, Grazia Toderi propone una lettura del Castello di Miradolo che intreccia storia, tecnica e visione. Un progetto in cui la dimensione intima della sua ricerca incontra quella collettiva del luogo, accompagnando il visitatore in un percorso che dalla materia della Terra conduce progressivamente verso la vastità del cosmo.
Ad accompagnare la visita è un pieghevole in cui Grazia Toderi racconta i lavori con le proprie parole, concepito quasi come un’opera ulteriore: l’artista non ha pensato soltanto a come collocare i lavori nello spazio, ma anche a come accompagnare lo sguardo del visitatore attraverso la sua personale narrazione.

Il progetto è curato da Roberto Galimberti, con il coordinamento generale di Paola Eynard e la consulenza iconografica di Enrica Melossi.

Informazioni
Grazia Toderi. Teatro Terra

Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)
Tel. 0121 502761
www.fondazionecosso.com
prenotazioni@fondazionecosso.it 

Apertura al pubblico
sabato 10 ottobre, ore 15
Sabato, domenica, lunedì, ore 10-18.30 (ultimo ingresso 17.30)
Apertura straordinaria: venerdì 30 ottobre, dalle ore 20
fino all’8 dicembre 2026

Biglietti
intero, 15 euro
ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 12 euro
ridotto 12-26 anni e universitari, 10 euro
ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult, 5 euro
gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori)

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