Dimmi cosa compri e ti dirò chi ami. Anatomia di due carrelli opposti

Paragone nella spesa al supermercato tra un single e una famiglia: la prima è emotiva e senza scarti, la seconda strategica e basata sul risparmio.

Dimmi cosa compri e ti dirò chi ami. Anatomia di due carrelli opposti

Siamo entrati al supermercato con due liste diverse. Risultato? Uno mangia meglio, l’altro spende meglio. Analisi semiseria di come la spesa riflette l’Italia di oggi

Eccoci tra i corridoi illuminati al neon, quel non-luogo dove i desideri si scontrano con il budget e la lista della spesa diventa il ritratto psicologico di chi la compila e dove sugli scaffali campeggiano avvisi dai colori fluo con offerte imperdibili dal “prendi due paghi uno”. È sabato pomeriggio, siamo in uno dei tanti supermercati della Capitale: è qui, tra queste corsie, che single e famiglie compiono la loro missione: fare la spesa (possibilmente per l’intera settimana o, se eccessivamente utopico per qualcuno, almeno per le successive 48 ore). Divido, per comodità, questo viaggio in due capitoli: la libertà chirurgica del single e il caos organizzato della famiglia.

Diario di bordo di un carrello agile

Entro col cestino a mano, quello con le ruote, perché il carrello grande mi mette ansia: sembra un impegno a lungo termine che non sono pronta a prendere. La mia spesa è una missione tattica. Non compro “cibo”, compro “soluzioni” per i prossimi tre o quattro giorni. La prima tappa è il banco frigo. C’è quel richiamo magnetico delle monoporzioni. Prendo una confezione di Sushi Daily (il vassoio “Mix Selection”, € 12,90): è il mio rituale del martedì sera davanti alla serie TV. Poi passo ai latticini. Niente fustini di yogurt da un chilo; scelgo due vasetti singoli di Fage Total 0% (€ 1,35 l’uno) e un pacchetto di Salmone Affumicato Labeyrie da 100g (€ 7,50). È caro, lo so, ma non si spreca nulla. Continuo verso lo scaffale della pasta. Ignoro i pacchi da un chilo della Barilla e punto dritto alla Pasta Rummo, pacco da 500g di mezze penne (€ 1,65). Mi serve del condimento rapido: un vasetto piccolo di Pesto Barilla senza aglio (€ 2,45). Nel reparto ortofrutta, la mia è una scelta di precisione: un avocado pronto al consumo (€ 1,80), un sacchetto di insalata già lavata Bonduelle “Carta delle Insalate” (€ 1,95) e una vaschetta di mirtilli (€ 2,50). Mentre mi dirigo verso le casse, la disciplina vacilla e mi lascio sedurre dal reparto snack. Cade nel cestino un pacchetto di Patatine San Carlo 1936 (€ 1,85): quella doratura artigianale è l’unica compagnia che accetto mentre finisco l’ultimo calice di Mionetto. Poi, l’impulso finale. Nello scaffale dei panificati confezionati, afferro una busta di Pizzette di Sfoglia (€ 2,40). Hanno quel sapore di festa di compleanno delle medie, un mix di unto e nostalgia che non ha bisogno di essere impiattato. Si mangiano fredde, direttamente dal sacchetto, mentre controllo le e-mail un’ultima volta prima di chiudere il mondo fuori. Il tocco finale? Una bottiglia di Prosecco Superiore Valdobbiadene Mionetto (€ 9,50). Non si sa mai, magari qualcuno passa a trovarmi, o magari festeggio semplicemente il fatto di non dover lavare i piatti per quattro persone. Appoggio con velocità casuale i prodotti sul nastro della cassa e bip dopo bip esce lo scontrino: 12 articoli per un totale di € 47,20, una busta e mezza.

Cronaca di una coppia con bambino (e un cane)

Siamo io, Marco e il piccolo Giuliano, che ha deciso di usare il carrello come un’auto da Formula 1. Qui non si fa “la spesa”, si fa “rifornimento per la sopravvivenza”. Il carrello è quello gigante, profondo come un pozzo senza fondo. Iniziamo dal reparto colazione, che è una zona di guerra. Tre litri di Latte Parmalat Zymil (€ 1,85/lt), un pacco famiglia di Gocciole Pavesi (€ 3,90) e le fette biscottate Mulino Bianco (€ 2,10). Giuliano avvista le merendine: Kinder Brioss (€ 2,95). Finiscono dentro senza discussioni per evitare il crollo diplomatico in corsia 4. Passiamo alla sostanza. Nel carrello finiscono due pacchi di pasta da un chilo (De Cecco, in offerta a € 1,50 l’uno) e una confezione maxi di passata di pomodoro Mutti (tripacco, € 3,80). Poi la carne: un “formato risparmio” di petti di pollo Aia (€ 12,50) e del macinato scelto per il ragù della domenica (€ 8,50). Non dimentichiamo l’igiene, la vera voce che pesa sul portafoglio. Un pacco di Pampers Progressi per Giuliano (€ 11,90), il detersivo per lavatrice Dash Pods (confezione da 40 lavaggi, € 14,50) e la carta igienica Foxy Seta (pacco da 12 rotoli, € 6,50). Mentre passiamo per la corsia pet, Marco lancia dentro un sacco di crocchette Purina One per il cane (€ 9,00).

Arriviamo alla cassa che il carrello trabocca. Frutta e verdura sono in sacchetti pesanti: mele, patate, carote, banane. Non è estetica, è volume. La spesa conta 20 articoli per un totale di € 97,00.

L’analisi

La nostra analisi ci porta a concludere che il single spende proporzionalmente molto di più per ogni singolo grammo di cibo che mangia. Paga il “servizio” della monoporzione e del packaging ridotto. La sua è una spesa emotiva e funzionale. Se moltiplicassimo la sua spesa per quattro persone, arriverebbe a cifre folli, ma il suo vantaggio è l’assenza totale di scarti: quello che compra, finisce nel piatto. La famiglia, invece, gioca in difesa. Cerca l’offerta, il “prendi 3 paghi 2”, il formato scorta. La spesa della famiglia è una macchina logistica: il costo per kg è inferiore, ma il volume totale è tale da richiedere una pianificazione finanziaria mensile. La famiglia non compra “voglie”, compra “calorie e necessità”. Mentre il single esce dal supermercato con due sacchetti leggeri e si avvia verso un aperitivo, la famiglia sta già sudando nel parcheggio, cercando di incastrare le casse di acqua Sant’Anna (€ 2,80 la confezione da 6) in un bagagliaio che sembra essersi rimpicciolito dall’ultima volta.

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